Lunedì, 20 Settembre 2021
Politica

“Sul reddito di cittadinanza bisogna cambiare registro”, le denunce sui furbetti di Messina infiammano il dibattito

La scoperta dei carabinieri alimenta le polemiche sul sussidio. La sottosegretaria Accoto e la senatrice D'Angelo: “Tolleranza zero nei confronti di chi sottrae risorse a chi ne ha realmente bisogno e rischia di mettere ingiustamente in cattiva luce una misura che invece svolge una funzione di protezione sociale irrinunciabile”

"Una rete di protezione sociale è utile e necessario mantenerla, ma il diritto alla sussistenza non può diventare una sinecura dello Stato che apre le porte a diffuse illegalità, come dimostra la maxitruffa delle 102 persone denunciate a Messina per aver percepito il reddito di cittadinanza senza averne i titoli".

Le denunce dei carabinieri a Messina e provincia danno nuovo input al dibattito sul sussidio tornato al centro del dibattito politico, tra possibili (anzi, probabili) migliorie all'orizzonte e scontro totale tra i partiti che lo sostengono e quelli che ne chiedono addirittura l'abolizione

Per  la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini “bisogna assolutamente cambiare registro delimitando col massimo rigore il perimetro del diritto al sussidio, non solo raggiungendo davvero tutte le sacche di povertà, ma anche legandolo in modo molto più stringente all'accettazione di un percorso formativo e alla reale volontà di trovare un lavoro. Non si tratta quindi -aggiunge- di portare avanti uno scontro tutto ideologico, ma di prendere pragmaticamente atto delle ombre di questa misura, che sovrastano di gran lunga le luci".

Solo a Messina e provincia, i carabinieri hanno scoperto 102 furbetti, perlopiù persone sottoposte a misura cautelare che continuavano a beneficiare del sussidio che dovranno restituire 624.000 euro già versate dall’Inps.

"Ringrazio il nucleo dei carabinieri del comando Provinciale di Messina e il nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro per le indagini che oggi hanno portato alla denuncia di 102 persone che percepivano fraudolentemente il Reddito di Cittadinanza – ha dichiarato  Rossella Accoto, sottosegretaria al Lavoro e Politiche Sociali - Tolleranza zero nei confronti di chi sottrae risorse a chi ne ha realmente bisogno e rischia di mettere ingiustamente in cattiva luce una misura che invece svolge una funzione di protezione sociale irrinunciabile, soprattutto in questo periodo. Occorre mettere in condizione l'Inps di effettuare sistematicamente questi controlli in via preventiva, in modo tale da evitare il ripetersi di questi intollerabili episodi".

Sulla vicenda anche Andrea Giaccone, deputato della Lega, partito che non esclude l’abolizione, avvicinando così la sua posizione a quella di Italia Viva.

“In questi giorni a Messina – scrive Giaccone - i carabinieri del comando provinciale, cui vanno i miei ringraziamenti, hanno scoperto 102 persone che usufruivano del reddito di cittadinanza senza averne diritto. 624 mila euro percepiti indebitamente da pregiudicati, carcerati e, addirittura, residenti all'estero. Il moltiplicarsi di scoperte di questo tipo dimostra che il meccanismo non funziona. È ora che questo strumento, che rischia di incentivare il lavoro nero e scoraggia la ricerca di un'occupazione, sia rivisto. Per questo come Lega ci impegneremo per rimodulare il sussidio affinché gli aiuti vadano agli italiani onesti e non ai delinquenti".

Grazia D'Angelo (M5Stelle): “Resta uno strumento fondamentale contro la povertà”

“Un plauso ai carabinieri del Comando Provinciale di Messina e al Nucleo Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro che hanno denunciato 102 persone che percepivano indebitamente il Reddito di Cittadinanza”, anche dalla senatrice messinese Grazia D’Angelo (M5S).

“Questo episodio - avverte - non deve dare adito a quelle forze politiche che vogliono smantellare questa misura che, a tre anni dalla sua entrata in vigore, si è rivelata importantissima per aiutare tantissime persone in difficoltà, che sono acuite ulteriormente a causa della crisi economica scaturita dalla pandemia. I furbetti del Reddito esistono è vero, come esistono però i furbetti che presentano le dichiarazioni dei redditi false o quelli che percepiscono indebitamente le pensioni di invalidità. I detrattori del Reddito di Cittadinanza, che lo definiscono “metadone di Stato” si dimenticano che questo è uno strumento fondamentale per contrastare la povertà e proteggere così fasce estremamente vulnerabili della nostra società.  I dati recentemente diffusi dall’Inps parlano chiaro: da gennaio a luglio 2021 hanno percepito il Reddito di cittadinanza quasi 1 milione e mezzo di nuclei familiari (coinvolgendo oltre 3 milioni e mezzo di persone), con un importo medio a nucleo pari a 579,01 euro. A questi bisogna aggiungere i nuclei percettori di Pensione di cittadinanza sono stati invece più di 155 mila (176.771 persone coinvolte), che hanno ottenuto un importo medio che ammonta a 267,29 euro.  Bisogna sicuramente riformare il Reddito di Cittadinanza, perché in questi mesi si sono evidenziati limiti che possono però essere agevolmente superati: bisogna innanzitutto intensificare i controlli per evitare abusi da parte di chi non è legittimato ad ottenerlo.  E’ poi necessario favorire l’incrocio fra la domanda e l’offerta di lavoro, dando un ruolo centrale ai Centro per l’Impiego e rendendo così efficienti le politiche attive nel nostro Paese”.

Lo studio dell'Ocse

E mentre la politica studia come rimodulare dall’Ocse, - l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – arriva la ricetta di politiche sociali per il Belpaese con il consueto Studio economico sull’Italia

Nel documento si suggerisce di “ridurre e assottigliare il reddito di cittadinanza” perché un assegno più leggero avrebbe l’effetto di “incoraggiare i beneficiari a cercare lavoro”. Gli esperti hanno riconosciuto che lo strumento “ha contribuito a ridurre il livello di povertà delle fasce più indigenti della popolazione”. Eppure, “il numero di beneficiari che di fatto hanno poi trovato impiego è scarso”. 

Il parere dell’Ocse è arrivato nel bel mezzo di un incandescente dibattito politico tra chi vorrebbe abolire il reddito di cittadinanza e chi lo difende a spada tratta. Nel mezzo ci sono gli esperti del mercato del lavoro che, pur lodando la funzione sociale del reddito, hanno messo in evidenza le circostanze che possono renderlo un incentivo a non cercare un impiego. A partire dalle tasse sul lavoro che, “rispetto alla media Ocse, restano troppo elevate”. A preoccupare è anche “il tasso di partecipazione alla forza lavoro” che rimane “particolarmente basso per le donne, in particolare quelle con figli”. Di qui “la necessità di migliorare l'accesso ai servizi di assistenza all'infanzia e alla formazione per gli adulti in tutte le regioni”.

articolo modificao alle 16.18 del 10 settembre 2021// inserita dichiarazione della senatrice D'Angelo

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