Montemare, parlano i promotori del Referendum: "Nostro progetto a norma di legge"

Il chiarimento dei cittadini della sesta circoscrizione che vogliono staccarsi da Messina. “Non ci si sveglia e si decide di fare Comune a sé. Non tutti hanno i requisiti, noi sì”

Castanea delle Furie

La possibile creazione del nuovo comune di Montemare continua a tenere banco nella politica cittadina. Le fazioni per il sì e per il no al Referendum che darà il verdetto sull'eventuale creazione di un nuovo Ente che racchiuderà i villaggi della sesta circoscrizione, stanno già affilando le armi indivuando le tesi a favore della propria idea.

Nel dibattito intervengono direttamente i promotori dell'iniziativa, i cittadini che vogliono "divorziare" da Palazzo Zanca e per questo hanno deciso di passare ai fatti. Di seguito la lettera integrale del Comitato.

“Abbiamo capito - spiega il Comitato -  che gira tanta disinformazione sul Referendum di Montemare. Chi dice che si tratta di uno scempio, chi la definisce un’azione deleteria, chi addirittura asserisce che Messina perderebbe lo status di Città Metropolitana se venisse creato questo nuovo Comune. La verità è che questa è pura istigazione per votare ‘No’ ad una proposta corretta e legittima in termini di legge”.

“Innanzitutto, non funziona che un cittadino di un paesello si sveglia e decide di fare della propria casa un Comune a sé. Ci sono delle regole. C’è una legge (la legge regionale 30 del 2000) che fissa dei paletti e indica i modi e i termini in cui una proposta del genere può essere avanzata – sottolineano i membri del
Comitato – Noi lottiamo da dieci anni. Abbiamo presentato un progetto, abbiamo verificato che ci fossero più di cinque mila abitanti (e siamo oltre otto mila) e che la nostra scissione non incidesse sullo status del Comune attuale”.

“Non siamo un gruppo di cittadini che per capriccio ha deciso di ‘andare via di casa’. Abbiamo un passato e una storia che ci unisce, tant’è che all’interno del progetto una parte era dedicata ad un resoconto storico, culturale, economico e di prospettiva. Il nostro piano è stato valutato dalla Regione Siciliana proprio alla luce di queste considerazioni – precisano - quindi non è vero che tutti possono svegliarsi la mattina e decidere di chiedere una scissione”.

“Naturalmente è vero che ultimamente la tendenza è stata quella di accorpare i Comuni, quindi di unire o fondere, ma diciamola tutta: parliamo di zone come quella di Roccafiorita, che ad oggi non conta nemmeno 200 abitanti – evidenzia il Comitato – Fino a mille abitanti si tratta di Comuni che oggettivamente, viste le risorse e l’economia, conviene accorpare per portare avanti un discorso di rete. Montemare però sarebbe l’undicesimo comune della provincia di Messina, su ben 109. Non parleremmo mica di un comunello qualunque”.

“Per quanto attiene al discorso sullo status di Città Metropolitana, essa è tale in quanto composta dai suoi comuni. Se perde 8.600 abitanti lo resta perché questa definizione discende dal concetto di area metropolitana, che è un’area dove insistono un certo numero di abitanti – spiegano i componenti del
Comitato Montemare Comune - Infatti, Messina, Catania e Palermo sono state riconosciute tali in quanto aree con una importante densità di popolazione e una importante economia, non trascurabile, per cui necessariamente si è creato il polo della città metropolitana che non verrebbe eliminato. Quindi, nulla accade se il Comune di Messina perde ottomila abitanti o quasi il 30% del suo territorio di cui attualmente non sfrutta nemmeno il 30% dello stesso”.

“Infine, occorre precisare, che il decentramento amministrativo non è un’alternativa. Per quanto possa sembrare una soluzione ad un accentramento burocratico sempre più evidente, nulla è come un Palazzo municipale situato in una zona ben circoscritta e che sa come ripartire le risorse e valorizzarle”, dichiarano, rispondendo a chi avanzava il decentramento come possibilità per evitare la scissione.

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“Riteniamo, com’è giusto che sia, che l’informazione e la conoscenza sono un bene per tutti. Allo stesso modo però, crediamo che la disinformazione, soprattutto quella pilotata e strumentale, può essere definita una piaga. A meno che non ci si dichiari espressamente di parte, così i cittadini sanno che non si tratta più di informazione ma di mera propaganda – concludono – Sia chiara una cosa però: il nostro progetto non è campato in aria, è a norma di legge e rispetta ogni parametro. Siamo ben disposti ad esporlo e a discuterne, nelle sedi opportune e con il giusto confronto”.

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