De Luca dice basta allo smart working, scintille in tv con il sindacalista Fucile

E' scontro sulla disposizione del direttore generale che chiede il rientro. Per la Cgil si tratta solo di 200 su 1.200 dipendenti in gran parte soggetti fragili. Le accuse incrociate

Il confronto “tra il sindaco sceriffo e il sindacalista Fucile” è stato rinviato alla prossima settimana su Non è l’Arena di Massimo Giletti ma già la prima puntata andata in onda ieri su La 7 promette scintille.

Anche se ieri il segretario della Fp Cgil sembra aver sparato a salve, non si è sottratto al nuovo confronto. Il tema? Quello dei dipendenti comunali che non ne vogliono sapere di lavorare e con la scusa del coronavirus stanno a casa rivendicando ancora lo smart working.

Questa estate era stato Musumeci a dire che l’80 per cento dei dipendenti della nostra amministrazione si gratta la pancia, adesso è toccato al sindaco di Messina Cateno De Luca che alla richiesta di far tornare almeno il 50 per cento dei dipendenti pubblici in ufficio ha ricevuto un due di picche.

Le telecamere de La 7 hanno mostrato uffici vuoti, ma anche dipendenti che hanno assicurato di lavorare tanto da casa e un determinato Giuseppe Previti della Cgil: “E’ strano che un datore di lavoro critichi i propri dipendenti – ha detto Previti - Se il sindaco individua gente che si gratta l’ombelico, li colpisca. Il sindacato non difende i fannulloni, checchè ne dica lui”.

“Con i sindacati c’è una visione opposta rispetto a quelle che sono le tutele da un lato e il saccheggio del denaro pubblico dall’altro, che hanno fatto di Messina un colabrodo - ha attaccato Cateno De Luca - Qui si sono spartiti soldi in continuazione, dalla produttività in violazione di legge, circa 30 milioni di euro erogati negli ultimi 9 anni, per il quale abbiamo presentato denuncia alla Corte dei Conti. Abbiamo evitato di dare 10 milioni di euro di indennità di risultato ai dirigenti perchè a differenza del presidente Musumeci, che come la bella addormentata nel bosco si sveglia improvvisamente dopo tre anni e si rende conto che qualche dipendente non lavora, qui agiamo: siamo l’unico Comune in Italia che ha licenziato i dirigenti, li abbiamo ridotti da 23 a nove. Noi controlliamo, è questo quello che dà fastidio agli istigatori a delinquere delle organizzazioni sindacali, dove in tacito accordo si sono spariti questo denaro in violazione di legge, senza piano economico, senza bilancio approvato...”.

Accuse pesanti per Fucile, che non si è scomposto: “Ormai siamo abituati agli slogan e alle frasi fatte per cercare sempre più consenso”, ha detto il sindacalista, che ha spiegato come i dipendenti in smart working al Comune, nei mesi di luglio, agosto e settembre, erano solo 200 su 1.200. La determinazione del segretario direttore generale del Comune di Messina all’inizio di agosto prevedeva che entro il 31 agosto i dirigenti avrebbero dovuto individuare le attività che potevano essere svolte da casa. Questa disposizione non ha prodotto nessun rientro perché nessuno era in smart working. Oltre a dire cosa non funziona, il sindaco dovrebbe dire anche cosa funziona, dovrebbe dire che i suoi dipendenti sono 1.200 rispetto ai duemila che dovrebbe avere il Comune e su questo non fa nulla per porre rimedio”.

“Ma tornate o non tornate negli uffici?” ha chiesto Giletti. “Ho già risposto – è stato la replica di Fucile  - ci sono 200 dipendenti soltanto in smart working fra cui soggetti fragili”. Il sindacalista ha anche contestato le misure di sicurezza anticovid, “non esiste un piano per la sicurezza nè per i dipendenti nè per i cittadini”.

E qui i toni si sono ulteriormente accesi. Il sindaco ha “sbandierato” un foglio col provvedimento dell’11 settembre in cui la presidenza del consiglio dei ministri ha archiviato “la denuncia nel confronti del segretario” che chiedeva il rientro di almeno il 50 per cento del personale. «Qui ora si comincia a lavorare e non si tengono in ostaggio né i dirigenti né il sindaco”.

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“Non mi presto a questo delirio - ha chiuso Fucile - Abbiamo contestato quella disposizione del direttore generale perché non c’era la situazione che volevano fare apparire. Il sindaco dica invece quanti sono quelli che hanno lavorato e garantito i servizi pubblici alla città di Messina”.

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