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Tesseramento a Sud chiama Nord, sentiti dalla Digos assistenti sociali e "persone informate sui fatti"

L'indagine sul meccanismo di reclutamento aveva scatenato la polemica con la coordinatrice regionale di Più Europa e la senatrice Dafne Musolino. Lo scontro a cui si è aggiunto un nuovo tassello con messaggi social in cui si chiedono notizie sui voti destinati a De Luca. Immediata la smentita di amministrazione comunale e Social City

C’è una indagine sulla vicenda del tesseramento delle assistenti sociali a Sud chiama Nord. Le dipendenti del Comune sono state sentite nelle scorse settimane dagli inquirenti sul meccanismo di reclutamento che aveva scatenato la polemica politica con la coordinatrice regionale di Più Europa Palmira Mancuso. A dare il via era stata una nota che poneva una questione etica e di opportunità sulle iscrizioni “in massa” al partito di De Luca da parte delle assistenti sociali con l’anomalia o la coincidenza delle recenti assunzioni delle stesse.

Nelle scorse settimane sono stati sentiti alla Digos numerose persone informate sui fatti e le assistenti sociali che avrebbero confermato la loro adesione al partito dell’ex sindaco di Messina rivendicando anche la libertà di iscriversi e votare chi preferiscono. Ma c’è un passaggio nel modulo di adesione sulla quale potrebbe rendersi necessario fare chiarezza, vale a dire l’impegno che si assumono “ad osservare lo Statuto, a sostenere la linea politica, il programma e le iniziative del partito”. Un passaggio che era stato contestato anche dalla senatrice di Italia Viva Dafne Musolino secondo cui è “inaccettabile che in una scheda di iscrizione venga assunto un impegno alla fedeltà alla linea politica e programmatica ed alle iniziative del partito, soprattutto quando il partito è quello della stessa amministrazione comunale che è anche il datore di lavoro”.

Non sono bastate evidentemente a spegnere le polemiche le dichiarazioni fatte allora dall’assessore Alessandra Calafiore che nel modulo risulta come “presentatrice” delle nuove iscritte. Polemiche che ieri si sono rinvigorite e hanno avvelenato le ultime ore di campagna elettorale per le Europee con Palmira Mancuso che ha reso noto un messaggio whatsapp che l’esponente politica ha pubblicato nella sua fanpage con un post di denuncia. “Vi ricordate quando vi dicevo quanto fosse strano che le assistenti sociali si fossero iscritte in massa al partito di Cateno De Luca? Ora il messaggio che vedete è partito da un numero pubblico che è quello del soccorso sociale. Anche l'icona dice qualcosa sulla provenienza. Ad ogni modo, cari allocchi nessuno vi può chiedere i nomi di chi vota a fini anagrafici. Questo controllo non è da voto libero. E potranno continuare a querelarmi. Ma è un sistema quello di De Luca. E a me non sta bene”, scrive Mancuso.

Ma cosa c’è scritto nel  messaggio whatsapp? “Ciao mi dici per favore se voti De Luca? E se lo voti solo tu o anche i tuoi familiari ed amici. In caso affermativo mi mandi i nominativi che ci serve per anagrafe. Grazie di cuore”. Mancuso attribuisce il numero di telefono da cui il messaggio è partito al “soccorso sociale”. Informazione acquisita da un vecchio articolo di giornale del 2021 che però non fa riferimento al “pronto soccorso sociale” istituzionale, vale a dire quello affidato dal Comune alla cooperativa Medihostess ma a un servizio di aiuto e di ascolto nato nel periodo covid su iniziativa di alcuni privati volontari e di un patronato con responsabile dello sportello la sindacalista Clara Crocè.

Immediata la smentita dell’Amministrazione Comunale insieme all’Azienda Speciale Messina Social City.

“Dalle fonti documentali pubbliche, verificate e controllate è palese la totale estraneità dei fatti”, si legge nella nota congiunta “Il numero in questione non è un numero aziendale né pubblico, così come la mail indicata nell’articolo del 2021 è evidente non essere istituzionale, ma privata, poiché in caso contrario l’estensione sarebbe stata @messinasocialcity.it o @comune.messina.it”.

Un episodio che inevitabilmente aggiunge però un nuovo tassello all’inchiesta in corso. E' facile ipotizzare che dopo la segnalazione occorrerà comunque capire chi lo ha inviato e a chi, in particolare se si tratta di utenti fragili o operatori dei servizi sociali.

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