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Venerdì, 12 Aprile 2024
Guide gastronomiche

Ristoranti d'Italia 2024, ecco quelli del Messinese presenti nella Guida Gambero Rosso

Scopriamo di quali si tratta tra conferme e new entry

Torna aggiornata e con tante novità Ristoranti d’Italia 2024, la nuova Guida del Gambero Rosso giunta alla sua 34°edizione. Sono 2.485 le insegne recensite, con 324 novità. Per quanto riguarda la Sicilia ci sono 173 insegne  e tra queste non mancano quelle messinesi.

Con le sue 173 insegne la Sicilia brilla tra le terre del gusto e del buon cibo di cui 37 sono delle assolute novità della Guida: la conferma di una terra ospitale e ancora ricca di opportunità nella ristorazione:

  • Don Ciccio di Bagheria (PA)
  • Limu di Bagheria (PA)
  • La Zaghara dell'Hotel Villa Flora di Caltanissetta
  • Pamochã di Catania, il bistrot che fa il suo ingresso con ben 2 Cocotte già all’attivo
  • Cala Luna dell'Hotel le Calette di Cefalù (PA),  dove Dario Pandolfo si aggiudica il premio speciale Moët & Chandon “Tradizione Futura”
  • Locanda Gulfi di Chiaramonte Gulfi (RG)
  • Paradise di Graniti (ME)
  • Trattoria Terranova da Bernardo di Lampedusa (AG)
  • In Cucina dai Pennisi di Linguaglossa (CT)
  • Relais Casina Miregia di Menfi (AG)
  • Salisà di Menfi (AG)
  • Da Vittorio di Menfi (AG)
  • Sacha di Messina
  • Locanda del Colonnello di Modica (RG), il bistrot che esordisce con ben 2 Cocotte già all’attivo
  • Enoteca Buonivini di Palermo
  • Charleston di Palermo
  • Villa Clelia di Palermo
  • L' Osservatorio Rooftop dell'Hotel Plaza Opéra di Palermo, il bistrot che fa il suo ingresso con ben 2 Cocotte già all’attivo
  • L' Ottava Nota di Palermo
  • Quattro Mani di Palermo
  • Quattroventi Comfort Food di Palermo
  • Broccia dell'Hotel Quartara di Panarea (ME)
  • Scale del Gusto di Ragusa
  • Da Alfredo in cucina di Salina (ME)
  • Capofaro Locanda & Malvasia di Salina (ME)
  • La Locanda del Postino di Salina (ME)
  • Giardino di Bacco di San Giovanni La Punta (CT)
  • Enzo a Mare di Santa Croce Camerina (RG)
  • Sand Design Restaurant di Santa Croce Camerina (RG)
  • La Strummula dell’hotel Borgo di Ciàula di Santa Flavia (PA)
  • Pata Pata di Scicli (RG)
  • La Pigna di Siracusa
  • La Zaituna dell'hotel Donna Coraly di Siracusa
  • T. Bellevue dell'Hotel Metropole di Taormina (ME)
  • Louis Vuitton Café by Timeo di Taormina (ME), il bistrot che esordisce con ben 2 Cocotte già all’attivo
  • Gennaio30 di Trapani
  • Osteria Il Moro di Trapani.

Ecco ristoranti messinesi presenti nella guida:

Signum Salina tre Forchette; Tischi Toschi Taormina tre Gamberi; Traminer Barcellona Pozzo di Gotto una Forchetta; Antica Filanda Capri Leone due Forchette; Relais Villa Miraglia Cesarò due Gamberi; Villa La Rosa Filicudi un Gambero; Paradise Graniti due Gamberi; Da Nino Letojanni due Forchette; Bellavista Messina una Forchetta; Casa&Putia Messina due Gamberi; I Ruggeri Messina una Forchetta; Marina del Nettuno Messina una Forchetta; Sacha Messina una Forchetta; Doppio gusto Messina due Forchette; Balìce Milazzo due Forchette; Broccia dell'Hotel Quartara a Panarea una Forchetta; Osteria del Maiale nero Raccuja  due Gamberi; Da Alfredo in cucina Salina un Gambero; Capofaro locanda e malvasia Salina due Forchette; La Locanda del Postino Salina una Forchetta; Porto Bello Salina una Forchetta; Il Canneto Stromboli un Gambero; Andreas Restaurant Taormina due Forchette; La Capinera Taormina due Forchette; Otto Geleng del Grand Hotel Timeo a Belmond Taormina due Forchette; Principe Cerami dell'Hotel San Domenico Palace Taormina due Forchette; T.Bellevue  dell'Hotel Metropole Taormina una Forchetta; St George Restaurant by Heinz Beck del The Ashbee Hotel Taormina due Forchette; Vineria Modì Taormina due Forchette; Luis Vuitton Cafè by Timeo Taormina due Cocotte;  Ristorante Modì Torregrotta due Forchette; Il Cappero del Therasia Resort  Vulcano due Forchette; I Tenerumi  del Therasia Resort  Vulcano due Forchette e un Gambero.

In generale migliori chef della ristorazione italiana sono Massimo Bottura e Niko Romito entrambi con un punteggio di 96 centesimi, raggiunti appena sotto da Heinz Beck e Enrico Crippa, mentre perde una forchetta, scivolando dall’empireo, Gianfranco Vissani. 

Le Tre Forchette sono 47, con il partner TrentoDOC, contro le 44 del 2023, di cui sette nuove. Tutte al nord come Guido di Serralunga d’Alba, l’Antica Corona Reale di Cervere, Del Cambio di Torino (che fanno salire il palmares piemontese ai più alti livelli), l’Atelier Moessmer Norbert Niederkofler di Brunico, l’Harry’s Piccolo di Trieste con le due eccezioni del Kresios di Telese Terme in Campania e il Pashà di Conversano in Puglia. 

Presidiatissimi i grandi centri urbani, con offerte molto differenti dal grande ristorante alla trattoria, dal bistrò al wine bar, così come le mete più raccolte e isolate, sempre più spesso illuminate - per turisti veri o clienti in cerca di nuovi esercizi da scoprire - da una ristorazione di alto profilo. La Guida è un caleidoscopio di proposte per tutte le tasche e per tutti i gusti, con diverse chiavi di lettura e un piccolo cruscotto in grado di evidenziare anche il rapporto qualità prezzo di ogni cucina. Primeggia la Lombardia per numero e qualità di insegna, mentre in Piemonte aumentano felici le Tre Forchette, così come in Puglia e si assottigliano le differenze tra Nord e Sud. 

Sono 3 le Tre Forchette che incoronano gli eccellenti ristoranti siciliani che hanno ottenuto un punteggio pieno. Il Duomo di Ragusa è il motivo in più per godere della bellezza di Ragusa Ibla: un tuffo nella storia, e “un viaggio nel tempo e nello spazio che parte dalla tradizione e guarda al futuro”, come reca la premessa del menù. Ed ecco allora gli itinerari, tra ricette antiche con ingredienti senza tempo e visioni moderne su prodotti d’eccellenza che traducono la globalizzazione in contaminazioni folgoranti.

“All’indomani della candidatura della cucina italiana a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco e dopo un’estate rovente tra scontrini fuori taglia e dibattiti sulla crisi del settore, nonostante i sold out-racconta Laura Mantovano, direttore editoriale della Guida-il compito della guida è quello di tirare le somme, cogliere tendenze, senza dimenticare di valorizzare solide realtà. Le difficoltà, a partire dalla sostenibilità economica, esistono, vanno studiati nuovi modelli, non è più tempo di formalismi ma certo è che la ristorazione d’autore dalla forte identità, in Italia, ha ancora molto da dire”.

La Madia di Licata (AG) dove la memoria è l’elemento nodale della cucina: una scatola dei ricordi che sa mixare immagini, sapori, odori. Un luogo di gusto dove si va per assaporare il sottile invece del grosso, il passo dopo passo invece del tutto e subito e dove si percorre un viaggio nella memoria: quella di Cuttaia e di questi luoghi veraci della Sicilia del sud. Il locale è stato di recente ampiamente ristrutturato e anche in menu nuovi piatti, che partono proprio dal concetto di stratificazione degli elementi, rendendo protagonisti ingredienti di solito usati come guarnizione o condimento. 

Signum di Salina (ME), la magia d’un vecchio borgo eoliano splendidamente inserito nella natura e con affacci (lo Stromboli fumante, il profilo di Panarea) che subito conquistano. Un mini paradiso dal gusto, mediterraneo e vincente. Da quest’anno il suo gourmet si separa dal bistrot, creando due realtà anche fisicamente distinte. In terrazza si gustano i cocktail sfiziosi e una cucina light. In veranda, invece, spazio esclusivo al fine dining, con carta ampiamente rinnovata, per regalare nuove emozioni e a riprova di nuovi passi e ulteriore consapevolezza acquisita dalla chef.

Mentre i 2 Tre Gamberi, con il partner Cantine San Marzano, confermano l’eccellenza delle trattorie: Buatta Cucina Popolana di Palermo, l’ex valigeria di una Palermo primi ‘900, dall’eleganza Liberty, che dal 2015 ospita la piacevolissima osteria di Franco Virga e Stefania Milano, gli imprenditori che negli ultimi dieci anni hanno letteralmente cambiato la faccia della ristorazione del capoluogo inanellando una serie di progetti significativi anche per il rilancio turistico e culturale della città. Qui si parla di tradizione e di grandi classici palermitani buoni e “veri” come in nessun altro posto a Palermo, egregiamente elaborati nella cucina a vista strada.

Tischi Toschi di Taormina (ME) un’insegna che ha a che fare con storie di ritorni che sono, dunque, anzitutto storie di migrazioni come quella del Tischi Toschi, frutto incrociato di due migrazioni: una fisica, geografica, l’altra esistenziale, di mestiere e di vita, quando l’attuale patron decise di abbandonare il lavoro originario per dedicarsi alla caccia di gioielli della cucina popolare e delle vigne della sua terra. Con materie prime dai quattro lati della Sicilia assemblate poi a comporre piatti profondamente incardinati al solco prolifico e variegato della storia culinaria di qui; ma anche, a loro modo, sintesi che va oltre il mero evocare il passato.
 

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