Sabato, 20 Luglio 2024
Eccellenze gastronomiche / Colli Sanrizzo

La pagnotta alla disgraziata di Don Minico strega anche Gambero Rosso: “Fa resuscitare i morti”

Ecco cosa scrive la celebre guida di uno dei simboli indiscussi dello street food messinese

Uno dei simboli culinari della città dello Stretto ha conquistato anche Gambero Rosso. Stiamo parlando della pagnotta alla disgraziata di Don Minico,  che ha trovato spazio nella celebre guida gastronomica dalla sua nascita all’unicità di gusto che la caratterizza.

Si è partiti dall'origine di quello che viene definito lo “Street food più importante della città” ad opera di Domenico Mazza che aveva aperto un chiosco sui Colli di San Rizzo in cui vendeva gassose. L’ispirazione per dare vita alla sua pagnotta era il fagotto che gli veniva preparato dalla moglie con melanzane e pomodori sott’olio fatti in casa con altri ingredienti della dispensa, pranzo che spesso condivideva con clienti o cacciatori che passavano di là.

 Ma perché la pagnotta si chiamò alla disgraziata? Perché c’era chi senza essere invitato aveva rubato la sua pagnotta  e allora  Don Minico ebbe un’idea, come si legge su Gambero Rosso: “Per punire il ladruncolo un giorno Minico ebbe l’idea di farcire il pane con tanto peperoncino; da qui, dall’imprecazione del malcapitato (“questo pane è disgraziato come te”), l’idea di servire la specialità che in seguito ha conquistato generazioni di avventori”.

Negli anni ’70  il chiosco diventò la Casa di Cura di Don Minico, grazie all’idea del figlio Paolo e oggi è una realtà inconica della città e la cui pagnotta come evidenzia Gambero Rosso  ha un gusto unico da resuscitare i morti: “a corposità di sapori, la Pagnotta alla Disgraziata resuscita i morti: il pane siciliano di semola fatto in casa viene farcito con melanzane e carciofini sott’olio, pomodori secchi, olive schiacciate, formaggio primosale al pepe e salame locale. Tanto si è radicato nella cultura peloritana che, nel 2003, il Ministero delle Politiche Agricole lo ha inserito tra i PAT, i prodotti agroalimentari tradizionali.

Con gli anni il chiosco si è ampliato e l’attività di famiglia è diventata anche un’azienda agricola biologica, dopo la morte di Don Minico, nel 2015, condotta da Paolo e da suo figlio Domenico, che propongono anche le conserve di verdure alla base della famosa Disgraziata”. Unicità questa che ha ispirato anche il pizzaiolo Matteo La Spada presente  nella guida Pizzerie d’Italia 2024 del Gambero Rosso, con  Tre Spicchi e Tre Rotelle per le  sue pizzerie Orso e Orso in teglia  e Orso in Duomo,  che ha creato una pizza ripiena con gli ingredienti della celebre pagnotta.

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