Lunedì, 20 Settembre 2021
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Calcio, il ritorno di Lo Monaco: “L’Acr può ambire in futuro a traguardi importanti”

Il nuovo direttore generale del Messina spiega i motivi del suo nuovo coinvolgimento nella gestione del club giallorosso. “Con Sciotto abbiamo discusso tante volte e l’ho sempre stoppato. Credevo di avere già dato, ma ha avuto la costanza di insistere”

Giocatori Acr Messina (foto Saija Facebook Acr Messina)

La trasmissione di Rtp “Antenna Giallorossa” ha avuto come ospite il nuovo direttore generale del Messina Pietro Lo Monaco, che ha parlato a 360 gradi di passato, presente e futuro, spiegando i motivi del suo nuovo coinvolgimento nella gestione del club giallorosso. 

“Avevo altre situazioni in ballo, offerte dalla B, che poi, dopo avere dato la parola, ho fatto decadere. Con Sciotto, che conosco da tantissimo tempo, abbiamo discusso tante volte e l’ho sempre stoppato. Credevo di avere già dato, ma ha avuto la costanza di insistere. L’Acr è ripartita dai professionisti e sta costruendo una realtà in grado di ambire a livelli che in passato sono stati nel suo Dna. Il presidente mi ha garantito un Messina solido, forte, che possa puntare nel medio tempo, in tre o quattro anni, a traguardi importanti”.

Lo Monaco, che si è soffermato a lungo sulla costruzione della squadra, rivoluzionata rispetto alla promozione dell’anno scorso, spiegando i motivi dei tanti cambi operati, è tornato poi sulla precedente esperienza in riva allo Stretto: “Ho preso il Messina in D, dove si barcamenava da anni e rischiava di fallire. Ero amministratore delegato del Genoa, ma mio figlio mi convinse ad accettare. Dissi subito che non ero un imprenditore con interessi economici. Giocai qui, mi innamorai della città e, pur avendo vissuto ovunque, ci sono sempre tornato. Abbiamo fatto 700 abbonati in D, vincendola. In Seconda Divisione scesero a 350, un dato totalmente negativo e conquistato un altro primo posto: storicamente poche società ci sono riuscite. In C1, avremmo dovuto fare l’en plein: chiesi cinquemila tessere, ma sfiorammo soltanto quota mille. Quando ho detto che non si poteva fare calcio mi riferivo a questo”. 

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