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Crollo alberi, l'esperto Tignino: "A schiantarsi piante prive di radici e lasciate crescere troppo"

L'agronomo di Palazzo Zanca punta il dito contro le vecchie gestioni della cura del verde e attacca Legambiente. Il Comune ha speso finora solo 1 milione di euro per la potatura. La burocrazia ha bloccato altri interventi già pianificati

 

Sull'eccezionale potenza del vento che ieri si è abbattuto in città non ci sono dubbi, ma il giorno dopo viene spontaneo chiedersi se il crollo degli alberi è stato un evento che si poteva evitare.

Decine di arbusti sono crollati, danneggiando auto e strutture e solo per un caso fortuito non si è avuta la tragedia.

Quanto accaduto ha messo ancora una volta in luce le condizioni critiche di buona parte del patrimonio arboreo cittadino. Per diversi anni non c'è stata manutenzione o i pochi interventi fatti si sono rivelati inutili o peggio ancora dannosi per la salute delle piante e la pubblica incolumità.

Sulla questione interviene Saverio Tignino, esperto agronomo del Comune. "Gli alberi caduti ieri - spiega a Messina Today - non sono stati interessati dalle operazioni di potatura effettuate lo scorso anno. Le 2500 piante che hanno subito interventi, infatti, non hanno riportato alcun danno".

A schiantarsi al suolo sono stati dunque alberi già in condizione precaria. "Si tratta di arbusti privi di apparato radicale - precisa Tignino - che hanno raggiunto altezze eccessive e con il tempo sono destinati a spezzarsi".

Per la cura del verde Palazzo Zanca ha messo a disposizione tre milioni di euro, ma al momento solo un milione è stato speso. Ma all'origine dei mancati interventi ci sono anche i soliti intoppi burocratici.

"Per destinare l'importante finanziamento - afferma l'esperto - è stata fatta un'unica perizia di circa 400mila euro che ha permesso gli interventi più urgenti. Intanto sono state appaltate a una ditta di Napoli altre due gare da 500mila euro ciascuna per concludere gli interventi di potatura. Si poteva partire a ottobre, ma le procedure hanno imposto dei ritardi".

Infine Tignino riserva la stoccata agli ambientalisti. "Bisogna mettere in primo piano la sicurezza pubblica - precisa - poi vengono i problemi legati alla nidificazione degli uccelli. Finora Legambiente ha svolto azioni strumentali richiedendo l'accesso agli atti, non si è mai verificato altrove. E' necessario fare lavorare chi di competenza".

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