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VIDEO | Calabrese: “Io, condannato ad essere figlio di un mafioso chiedo solo di poter lavorare”

L'altra faccia dell'antimafia nella storia di Filadefio che mette nelle mani dei giudici la sua azienda. “Non posso operare perchè nella black list, chiedo l'amministrazione giudiziaria per non morire di fame. Mio padre ha fatto le sue scelte ma io ho la mia vita, compresa una figlia che sogna di fare il magistrato”

 

Negli occhi la voglia di gridare a gran voce: "io non sono mafioso". Nei fatti, ostacoli e porte sbattute in faccia una dietro l'altra con un'unica risposta: "tu sei il figlio di Antonino Calabrese". Un cognome pesante, quello che Filadelfio possiede, e che gli ha reso impossibile tornare alla sua vita normale. Comincia nel 2008 il calvario quando a seguito dell'Operazione Montagna il padre è stato condannato per associazione mafiosa. Filadelfio è stato scarcerato dal Tribunale del Riesame e prosciolto in udienza preliminare "perché il fatto non sussiste".

Adesso la sua famiglia vorrebbe soltanto lavorare. L'azienda agroturistica della moglie e la ditta del fratello che opera nel settore edile, entrambe nella zona dei Nebrodi, non riescono a ottenere l'iscrizione nelle white list perché, secondo la Prefettura, sussisterebbe il pericolo di infiltrazione mafiosa. Un pericolo che ha nome e cognome: Filadelfio Calabrese, figlio di Antonino. Questo l'elemento di pregiudizio grave.

"Senza questa autorizzazione mia moglie e mio fratello non possono ottenere tutte le altre licenze fondamentali per il lavoro delle ditte - spiega Filadelfio - Ma noi con mio padre non c'entriamo nulla, non abbiamo mai lavorato insieme. Lui ha fatto le sue scelte e ha pagato. Non posso negare di essere suo figlio, ma abbiamo preso strade diverse". Come se non bastasse il fratello di Calabrese ha anche richiesto al Tribunale di Messina che la società venisse sottoposta ad amministrazione giudiziaria con organo di vigilanza. Una istanza rigettata a cui Filadelfio, difeso dall'avvocato Nino Cacia, ha presentato ricorso. 

"Nei suoi confronti c'è un radicato pregiudizio che paradossalmente trova copertura normativa in uno strumento legislativo scritto male ed applicato peggio", spiega l’avvocato Cacia.  "L'amministrazione giudiziaria, richiesta con la consapevolezza delle conseguenze cui la società richiedente si espone, era volta a dimostrare, ancora una volta, l'onestà della ditta e la assoluta trasparenza nelle scelte aziendali", ha aggiunto il legale.

Fra le motivazioni del rigetto della richiesta da parte del Tribunale vi sarebbero la frequentazione di Filadelfio Calabrese con persone pericolose. Ma, ironia della sorte, sono quelle stesse persone con cui è accusato di avere legami ad esser state prontamente denunciate da Filadelfio in seguito a delle intimidazioni subite. 

Come se non bastasse Filadelfio, per mera casualità, è venuto a conoscenza di essere coinvolto in una interdittiva antimafia a carico di un altro soggetto. Tra le motivazioni vi sarebbe anche un corposo riferimento alla sua figura la cui frequentazione era stata ritenuta dalla Prefettura elemento di criticità investigativa. Frequentazioni disconosciute da Filadelfio. Dopo aver effettuato accertamenti, sarebbe emerso come il riferimento operato si riferisse in realtà a un soggetto diverso. Si tratterebbe, infatti, di un caso di omonimia. Le segnalazioni pervenute alla Prefettura e verosimilmente raccolte dai Carabinieri sarebbero in larga parte riferite a un soggetto diverso da Filadelfio. 

"Non appena entrati in possesso della prova documentale che non si trattava dell’interessato, dal mese di gennaio sino ad oggi abbiamo inoltrato formale richiesta alla Prefettura di Messina affinchè ci venga spiegato come sia stato possibili inserire in un provvedimento prefettizio la persona del Calabrese Fildalfio come soggetto controllato dai Carabinieri di Caronia", ha spiegato ancora Cacia. 

Intanto Filadelfio è deciso a voler andare fino in fondo alla questione. "Da una parte c'è la legalità, dall'altra c'è la mafia: io sto in mezzo. Ma non posso lavorare e non mi resta che continuare a lottare o mettermi una corda intorno al collo. Mia figlia, da grande, vuole fare il magistrato. Le risponderanno che è nipote di Antonino Calabrese?", conclude. 

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