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VIDEO | La via crucis di Giusy all'Asp: "La mia insulinodipendenza e i farmaci salvavita esauriti"

La donna denuncia la sua trafila per trovare le fiale anti-diabete nell'unico presidio che può distribuirle. "Si faccia in modo di renderle disponibili anche fra privati o si chieda un intervento della regione", ha detto

 

Richieste su richieste, tanta burocrazia e il rischio di non riuscire nemmeno a reperire le fiale di insulina salvavita. Un'odissea senza fine quella di Giusy Alizzi e di chi, insulinodipendente come lei, non può acquistare nelle farmacie private il ricambio per la macchinetta di cui ha bisogno per regolare la glicemia ma è necessariamente costretta a rivolgersi all'Asp dove, soprattutto in periodo di emergenza sanitaria, spesso scarseggiano le fiale.

"Ho mandato decine di email di protesta ai dirigenti dell'Asp per capire cosa accade e perché questi farmaci non vengono riforniti nel quantitativo adatto a gestire tutti i richiedenti ma nessuno mi ha mai risposto", denuncia Alizzi. Per recuperare le fiale di "Novocard pump cart" bisogna attraversare un vero e proprio calvario. “Anni fa – spiega Alizzi – avevo un altro tipo di macchinetta, meno agevole, ma i ricambi erano prescrivibili dal medico di base. Andavo in farmacia, pagavo il ticket ed il gioco era fatto. Adesso le prescrizioni può farle solo lo specialista nell’ambito di un piano terapeutico che ogni sei mesi mi costringe ad una serie di visite e verifiche. Il piano terapeutico si deve poi portare alla farmacia dell’Asp che si trova al Mandalari, dove mi fanno l’elemosina di una o due scatole del prodotto che spesso non mi basta per tirare avanti neanche il mese”.

Una terapia che Giusy vive nell'angoscia di terminare le fiale senza riuscire a trovarne di nuove. Per il tipo di cura, tra l'altro, non si può trovare un farmaco sostitutivo. "Solo che da quando ha avuto in dotazione dall’Asp questo aggeggio sono aumentati i problemi, perché la macchinetta ha bisogno di ricambi che non si trovano da nessun’altra parte", racconta ancora Alizzi. Dopo la chiusura della farmacia il 12 gennaio per inventario la donna si è presentata ancora una volta al presidio ricevendo sempre lo stesso diniego e la stessa risposta sull'attesa di nuove scorte.

Intanto Giusi è rimasta senza il farmaco salvavita. “La mia preoccupazione è anche questo andare avanti e indietro dalla farmacia, dove attualmente si registra anche una numerosa affluenza, sia pure rischioso. Certamente non è un luogo consigliabile soprattutto per chi, come me, è soggetto a rischio - aggiunge ancora -. Inoltre segnalo che al numero di telefono messo a disposizione su internet non risponde nessuno. Attivarlo, invece, consentirebbe di non recarsi inutilmente in farmacia per sentirsi rispondere che il farmaco non è ancora disponibile”.

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