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VIDEO | Seconda ondata covid, Conti Nibali: "Aumento pazienti positivi, meglio chiudere tutto ma non le scuole"

Anche in ambito pediatrico il coronavirus ha fatto il suo ingresso facendo registrare una impennata di casi fra i bambini. Il pediatra però spiega le ragioni per cui le scuole devono rimanere aperte e sui tamponi ai più piccoli afferma: "evento traumatico ma se necessario fondamentale a tracciare il virus".

 

L'altra faccia dell'emergenza sanitaria è quella educativa e riguarda soprattutto i bambini in età scolare, quelli in questo momento soggetti a continui  e repentini cambiamenti di abitudini, costretti da quasi un anno a essere allontanati da scuola. A sottolineare il disagio è il pediatra Sergio Conti Nibali, che ha da sempre preso le distanze dalla chiusura delle scuole e dall'impiego precipitoso della didattica a distanza. "L'allontanamento da scuola per i ragazzi è molto rischioso per la loro salute in generale perché la scuola rappresenta per i bambini un insostituibile supporto alla loro crescita e quindi l'alternanza di chiusura e apertura può avere degli effetti negativi per il loro sviluppo e per la loro crescita - ha detto Conti Nibali - Tanto più a lungo stanno fuori dal contesto scolastico, tanto peggiori saranno i risvolti in termini di sviluppo". 

Didattica a distanza sì ma in situazioni in cui effettivamente c'è lo stato emergenziale. "Io dico che la didattica a distanza può essere considerata in situazioni solo di emergenza e per brevi periodi, non sul lungo termine - aggiunge Conti Nibali - Se bisogna chiudere per ragioni cliniche bisognerebbe pensare di chiudere tutto tranne che le scuole perché l'emergenza educativa è altrettanto rilevante dell'emergenza sanitaria". 

Già da diverso tempo intanto molte preoccupazioni vengono avanzate dai genitori, costretti a far eseguire l'esame del tampone ai propri figli, anche molto piccoli. "Il tampone classico è un tampone invasivo e quindi come tutti gli esami invasivi rappresenta un evento traumatico. Tuttavia se questo serve a limitare a tracciare e limitare l'espansione del virus va fatto - spiega il pediatra - Lo stress provato è alla stessa stregua dello stress che un bambino prova nel fare un prelievo. Se c'è una ragione medica per farlo, cioè isolare il virus, è una delle cose che purtroppo bisogna pensare di fare nonostante lo stress che si causa". 

Intanto dall'aumento dei casi di positività in città emerge che la diffusione del virus riguarda anche i bambini. Un dato, questo, diverso rispetto a quello della prima ondata di coronavirus. "Non siamo a conoscenza dei numeri esatti - conclude Conti Nibali - Con la prima ondata di febbraio-aprile scorso non avevo avuto nessun bambino positivo. Adesso parliamo di qualche decina di pazienti, soltanto miei, risultati positivi al virus quindi in questo momento stiamo toccando con mano realmente l'infezione da covid anche in ambito pediatrico". 

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