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Lunedì, 28 Novembre 2022

Regione tra corruzione e conti allo sfascio, serve un piano per la Sicilia

Mentre Schifani promette una rotazione dei dirigenti, l'assessore Falcone avvia il confronto con i magistrati contabili. Giorni cruciali per trovare la via di fuga. E la speranza

Ma c’è una speranza per la Sicilia? E se sì, da quali vie passa? L’economia dell’Isola ormai è allo stremo. Il dato sui neet, i giovani che non lavorano né studiano è schizzato a valori post- bellici, secondo la Cgil nazionale è oltre il 50 per cento. Un tetto superato solo dal livello-record della tassazione sulle imprese con un invito neanche troppo celato ad evadere le tasse. Una evasione che in Sicilia sembra essere diventata “record” anche per le famiglie visto il caro bollette. E se il governo nazionale pensa già a una tregua fiscale e a come stracciare le cartelle sotto i mille euro, la giunta regionale ha fatto la sua prima riunione per individuare risorse che possano alleviare le difficoltà dovute alla crisi energetica e alla guerra in Ucraina. Il presidente Renato Schifani ha anticipato agli assessori che nella prossima riunione della giunta illustrerà l’ipotesi di concedere alle imprese uno slittamento del pagamento delle rate per i finanziamenti dell’Irfis. Sono tutte anticipazioni della manovra economica che deve fare i conti con i giudici contabili che a dicembre dovranno decidere sui rilievi che mettono a rischio oltre un miliardo di euro.

Una cifra guarda caso pari ai fondi europei che la Regione ha perso. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, fino alla noia. O al disgusto. Lo stesso che si prova a leggere su PalermoToday dei provvedimenti cautelari ai danni dell’imprenditore Sergio Vella e del funzionario Marcello Asciutto per l’ennesima tangente che sarebbe stata pagata al funzionario dell’assessorato all’Energia e ai rifiuti, autore di pensieri filosofici di altissimo profilo nei discorsi con la moglie: “Io sono furbo. Ma è così, è la vita che funziona così, è il mondo che funziona così...”. Ma asciutto asciutto, una cosa giusta la dice: ancora tutto funziona come nella Sicilia dei tempi d’oro e sembra che nessuno si accorga davvero che quei tempi sono finiti. Che la diligenza è stata già assaltata da un pezzo. 

Ora il tema resta sempre lo stesso: da dove ripartire? Ci può essere una speranza, un futuro per l’isola oggi che l’assessore al Bilancio Marco Falcone si confronterà con la Corte dei Conti e ha iniziato a lavorare sulla prossima manovra con quei dirigenti che Schifani promette di voler fare ruotare per evitare episodi di corruzione come quelli di Asciutto? Episodi come una presunta tangente di 30 mila euro e qualche favore in cambio di uno sconto sull'acquisto dell’auto. Punzillacchere – direbbe Totò – cosa vuoi che sia rispetto al caso Montante, uno degli intrallazzi più oscuri della storia recente della Repubblica, una palude con le sabbie mobili che, come per le tangenti, bisogna fare attenzione a non caderci dentro e rimanere intrappolati. Altrimenti poi si sprofonda tutti.

Regione tra corruzione e conti allo sfascio, serve un piano per la Sicilia

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