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Partecipate, il bazar delle nomine e le "prerogative" della politica

La politica, a tutti i livelli, non riesce mai ad uscire dai soliti schemi. Se il presidente della Regione Schifani è in trattative sulle nomine degli assessori ma sa che deve attendere i risvolti romani, a Messina il valzer delle partecipate si è invece appena chiuso con la conferma di tutti i presidenti e molte novità fra i consiglieri. Nomine che certo hanno premiato il merito,  quello di aver portato voti,  un po’ meno i curriculum. Con qualche eccezione, perché chi può dire a Pietro Currò, una vita dedicata alla battaglie per il risanamento, che non ha titoli per l’Arismè?

E mentre i social si scatenano, c’è chi sta valutando ricorsi in procura. Ma su cosa dovrebbero indagare i magistrati? Sulle nomine, anche nelle partecipate, da sempre i partiti hanno mantenuto la loro discrezionalità. E il manuale Cencelli, bellezza. Ma se è vero che si può discutere quanto si vuole sulla competenza e sull’affidabilità, è anche vero che se il sindaco Basile é costretto a scegliere dal sottobosco politico per la Messina Social city lasciando ai margini un curriculum come quello dell’ex Garante dell’Infanzia, Fabio Costantino, allora è evidente che qualche ingranaggio é inceppato. Non solo nella sfera politica, ma anche in quella burocratica. E non si capisce poi per quale motivo investire tempo e soldi per fare i bandi, dare 60 giorni di tempo agli “aspiranti”, se poi le valutazioni sono altre. Senza togliere nobiltà alle parole, i partiti si sono trasformati solo in un bazar di nomine, incarichi, contrattazioni. Un suk mediorientale che attraversa la penisola.

Da Roma a Messina dove il vecchio motto “fatti a nomina e cucchiti” ha un doppio significato. Ma d’altra parte, se si toglie alla politica questa sua ultima prerogativa, che rimane? Lasciamole almeno la nobiltà del baratto.

Partecipate, il bazar delle nomine e le "prerogative" della politica

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