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La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Il bene comune soggiogato dalla post-scienza, tutti gli svantaggi nell'era della post-verità

La ricerca che un tempo si faceva con i soldi dello Stato, oggi si fa con i soldi dei privati. Facile comprenderne le storture e i risultati pilotati da chi vuole condizionare scenari e dibattiti in tutti gli ambiti

Vi è una grande differenza tra la vera conoscenza scientifica e quella che ormai possiamo definire, in epoca postmoderna, senza tema di smentita, “post-scienza”.

La “post-scienza” sta alla Scienza come la “post-verità” sta alla Verità vera.  È quella “scienza” che asseconda supina la prosaica propaganda di quel capitalismo ormai ferocemente potente e globalizzato.

In quest’epoca di transito assistiamo attoniti alla demolizione della cultura umanistica e all’abbattimento dei fondamenti della civiltà relativista. La ragione è mortificata in ogni ambito da sofismi inaccettabili e da dissonanze cognitive attraverso i quali un potere transnazionale pratica impunito costrizioni sanitarie, sottrazioni violente di diritti fondamentali e umani, giustifica e finanzia guerre e aggredisce popoli inermi, tutto in nome di un’illogica imposizione di democrazia.

In questo scenario vi è una “scienza”, ormai non più libera, fortemente condizionata dal sistema neo liberista che gestisce incontrastato tutti i canali di finanziamento utili alla realizzazione di qualsiasi opera pubblica e di tutte le attività sociali e umane a servizio del bene comune e della funzionalità civile delle comunità e delle nazioni. Questo sistema finanzia i costi di ogni strumento del vivere comune: ospedali, trasporti, attività culturali, artistiche, sportive, educative, di socializzazione, di ricerca e scientifiche.

In Europa ed in tutto in mondo occidentale tutte le attività che strutturano il bene sociale sono ormai fortemente condizionate dal capitale privato poiché gli stati hanno abdicato alla loro sovranità monetaria demandandola a strutture private o para pubbliche la cui finalità primaria (costi quel che costi) è il pagamento dell’interesse a chi presta i soldi e non le necessità esistenziali degli uomini e dei popoli.

Così in nome della finanza si stanno sottomettendo intere comunità facendole vivere nei disagi più biechi, in nome di quell’interesse sommo che è il pagamento del debito che altri a nome loro, ma al soldo dei finanziatori, hanno contratto.

Un sistema internazionale di gestione del bene comune che sembra soggiogato da un grande strozzino cinico e baro che condiziona la politica e i politici. Quest’ultimi sempre più funzionali agli interessi del mondo finanziario e sempre meno a quelli dei cittadini che li hanno eletti a governare.

Questa “nuova scienza”, diversamente dalla scienza vera, detta linee guida, direttive, protocolli, segna obiettivi e fa programmi. Coloro che concepiscono questi indirizzi sono gli stessi soggetti che contribuiscono economicamente, in modo preminente, alla ricerca scientifica. Quella ricerca scientifica che un tempo si faceva con i soldi dello Stato, oggi si fa con i soldi dei privati, a causa dei forti tagli alla spesa pubblica.

Il risultato è che queste linee guida, questi protocolli disciplinari e chi li concepisce dettano la visione scientifica globale condizionando la ricerca e il dibattito in tutti gli ambiti.

Ciò accade perché costoro, aimè, sono gli unici che detengono i cordoni della borsa e qualsiasi scienziato, ricercatore o professionista per campare è costretto ad attingere alla loro fonte. Negare queste pseudo visioni scientifiche sarebbe come tagliare il ramo su cui si è seduti o sputare nel piatto in cui si è costretti a mangiare.

Questo conclamato modus operandi produce un universo di addetti ai lavori, magari già qualificati, che veicolano in modo fanatico ed interessato questi pseudo precetti frutto solo di strategie politiche ed economiche, dismettendo il loro dovere etico-professionale che sarebbe quello di perseguire in modo disinteressato la verità e l’oggettività del mondo e delle cose.

L’aspetto più allarmante di questo scenario è che gran parte delle istituzioni pubbliche, che nell’immaginario collettivo godono di grande autorevolezza, come università, ordini professionali, centri di ricerca, etc., si accodano acriticamente pur di poter attingere alle uniche risorse economiche in circolazione, per potersi sostenere, pagare le spese vive, gli stipendi e le attività.

Questo nuovo sistema di finanziamento della ricerca altera inevitabilmente l’onestà scientifica ed emargina qualsiasi pensiero dissonante, qualsiasi punto di vista diverso, seppur competente, esperto e autorevole.

Non c’è più spazio per le idee deformanti. Le idee deformanti per i filosofi della scienza (quella vera) sono quelle idee che cambiano il corso consuetudinario delle cose. Quelle idee eretiche di uomini non allineati al comune sentire che sono state da sempre il vero motore del mondo e del progresso scientifico, da Leonardo a Einstein, passando per Galileo Galilei, solo per fare qualche grande esempio.

Con questo stato di cose non ci sarà più nessuna idea deformante, tutto sarà omologato e unanimemente accettato.

La differenza tra la “post-scienza” e la scienza vera (quella di un tempo per intenderci) consiste nell’essere la prima un atto di fede e la seconda il perenne esercizio del dubbio. La prima si identifica nel punto esclamativo la seconda si è sempre identificata in quello interrogativo.

L’attuale “pensiero scientifico” è ormai preda di un sistema politico finanziario che si legittima attraverso la nuova scienza fideista (un ossimoro sesquipedale) che a sua volta, tramite il potere acquisito, legittima il primo. Tra potere economico e “nuova scienza” vi è un forte e perverso rapporto di reciprocità.

Questo sistema ha messo sotto scacco ogni onestà scientifica, ogni libertà di pensiero, ogni altra visione alternativa ai suoi precetti.  Le linee guida e i protocolli emanati dagli oracoli del capitalismo transnazionale, attraverso efficacissime manipolazioni propagandistiche diventano pensiero comune, luoghi comuni che annientano ogni relativizzazione.

È un dato di fatto che a finanziare la “nuova scienza” sia il grande capitale il quale come tornaconto chiede l’avallo dei suoi orizzonti speculativi politici e finanziari, ormai diventati sempre più dispotici.

Questa non è più la Scienza che conoscevamo. Così concepita è l’antitesi del relativismo, del “o si pensa o si crede” di Schopenhauer, è l’esatto contrario di quella Scienza che ha come unica fede il dubbio! Come unico strumento il ragionamento coerente con la realtà delle cose, come unica misura la logica.

La logica è l’etica del pensiero scientifico. Una scienza che opera in modo illogico è priva di etica. Ha solo una miope visione pilotata e fideistica. È una Chiesa gregaria ad un potere oscuro che detta direttive, linee guida, protocolli e trattati concepiti da chi scienziato non è, o da chi presta la propria competenza scientifica piegandola ai desiderata del capitalismo predatore.

La “post-scienza” non ha specialisti qualificati, competenti e critici bensì sacerdoti encomiastici con solo compiti ecumenici come “Manichei che urlano o con noi o traditore”.

Visti i suoi paralogismi, il suo modo di procedere per fini e obiettivi a qualunque costo, essa è immorale.

L’assenza di etica e di morale la porta a concepire come valore primario la “post verità”: quella verità che è solo la versione più utile a taluni scopi nascosti o palesi del più forte.

La “post-scienza” è una scienza che altera i propri fondamentali per favorire, supportare e legittimare nuove visioni del mondo e della società che sono aleatorie, ascientifiche, post ideologiche, nichiliste, speculative, ingiuste, fintamente umanistiche e lesive della dignità umana.

Essa si basa sul sofisma che ogni sottrazione è fatta per il nostro bene.  Così le sottrazioni dei diritti, in nome di questa “nuova scienza”, si accumulano sempre più e gli arretramenti culturali e le disumanità hanno superato ogni soglia di sopportazione.

Questa “post-scienza”, con le sue verità inconfutabili ha dimenticato i metodi di Galilei e di Cartesio e non ammette più la verifica delle ipotesi e non accetta l’onere della prova appellandosi troppo spesso a disarmanti aporie (non vi sono altre soluzioni) autoreferenziali.

La “post-scienza” cancella, oscura, obnubila la possibilità di altre soluzioni, di altri orizzonti, di altre verità, per quanto evidenti. Esclude e irradia dai diritti e dal consenso civile chi dissente, chi obietta, chi propone alternative, chi minimamente avanza dei dubbi.

Chi non accetta i suoi tautologismi (l’ha detto la scienza) è marchiato come un eretico e viene processato nei nuovi tribunali dell’inquisizione dove nuovi Torquemada, fanatici e ignoranti, ma ben pagati, lo condanneranno al ludibrio mediatico dei giornali e delle tv.

Altro che progresso! Siamo caduti in un feroce oscurantismo. Un oscurantismo interiore, un buio delle coscienze e della cognizione.

Un buio così profondo in cui pochi riescono a vedere.

Intanto il popolo plaude il carnefice e corre solerte verso il macello.

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