Lunedì, 27 Settembre 2021
Riguardare con cura

Opinioni

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

Viviana e Gioele, sognando verità lontane e rispettose

“Le poche certezze di questo tormentato dramma famigliare, ma anche collettivo, sono reperibili nella trama degli eventi, in particolare nella messe di indizi seminati negli anni, nei mesi, nei giorni precedenti la fuga, che spero abbiano trovato posto nella riflessione di tutti i tecnici”

L’osservazione precipita lo stato. Si tratta di un postulato della fisica quantistica tanto strano quanto affascinante, dice che la realtà è indefinita fino a quando non la guardiamo. Solo in quel momento, fotografandola coi nostri sensi, la stabilizziamo, dandole un volto.  

Le conclusioni della Procura di Patti possono essere opinabili quanto si vuole, ma “fissano” la tragica vicenda di Caronia, dandole una spiegazione ragionevole, logica, magari imperfetta ma frutto di un lavoro in cui lo Stato si è mostrato presente - forse non molto reattivo nella prima fase delle ricerche - compassionevole, paziente, scevro da narrazioni fantasiose, consapevole che sarà laborioso dire parole definitive, sebbene ci si possa avvicinare utilizzando con rigore ciò che si conosce. 

Nessuno dei professionisti coinvolti era presente nella boscaglia al momento dei fatti. Proprio perché quella tragedia si è consumata lontano dai loro sguardi, siamo convinti che per giocare la partita della ricerca occorre prima di tutto una grande preparazione professionale, poi un’immensa onestà intellettuale, un corretto distanziamento dalle persone coinvolte, la capacità di non trasformare quegli eventi in un fatto personale. 

Immagino tali condizioni siano state rispettate nello specifico.

Le poche certezze di questo tormentato dramma famigliare, ma anche collettivo, sono reperibili nella trama degli eventi, in particolare nella messe di indizi seminati negli anni, nei mesi, nei giorni precedenti la fuga, che spero abbiano trovato posto nella riflessione di tutti i tecnici. L’ultimo capitolo è importante, quelli che lo precedono non sono da meno.

Ignorare le premesse non è saggio perché l’epilogo inizia a incubare in quello spazio e in quegli accadimenti, che non si possono considerare solo delle fastidiose interferenze nello sviluppo dei fatti. Rimuovere dei tasselli può dare luogo a involontari autoinganni, servendo ghiotti assist e chi è sempre disponibile a credere che qualcuno stia barando al gioco.

Resteranno mille punti di domanda sul doloroso calvario di madre e figlio, senza contare quello del padre, un uomo messo di fronte alla prova estrema, che avrebbe fatto vacillare qualsiasi persona, anche la più solida, e che forse andava accompagnato con modalità più sorvegliate, più soffuse.

Non mi soffermo sulle figure peritali, se non per dire che il loro compito è porsi al servizio dei fatti, quale che sia la parte assegnata nel collegio, perché la meta è dare una consistenza agli eventi, investendo il massimo dell’onestà e lasciando perdere il radicalismo, di ogni genere.  Approfondire ciò che credono di avere visto, motivandolo meglio che possono e proteggendolo dai voli pindarici, così ponendosi al servizio di chi è chiamato a decidere, mettendolo nella condizione di poterlo fare. Questo compete loro. Il resto è meglio lasciarlo fuori dalla porta.

Il corpo a corpo spetterebbe ai legali.

Forse quelle creature ora riposeranno in pace, se i vivi lo vorranno. Restano molte lezioni da imparare, una su tutte però merita di essere ricordata. Ci sono eventi che possiedono significati intrinseci che a nessuno è dato violare con interpretazioni soggettive, quand’anche affascinati, perché così ci sostituiamo alla realtà, di fatto cancellandola. E con essa le persone che ne sono protagoniste.  

* Psicoterapeuta e Analista adleriano   

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