Pace del Mela saluta per l'ultima volta Massimo Imbesi, uno spirito avventuroso che non smette di volare

Tanta commozione ai funerali dell'escursionista 35enne morto in seguito all'eruzione dello Stromboli

Per l'ultima volta Pace del Mela ha abbracciato Massimo Imbesi, l'escursionista morto lo scorso 3 luglio in seguito alla tragica eruzione dello Stromboli. I funerali del 35enne si sono svolti questo pomeriggio nella chiesa di S.Maria della Visitazione. Un'omelia lunga e intensa, celebrata all'esterno della chiesa, così come voluto dai familiari, da padre Francesco Farsaci, sacerdote del duomo di Milazzo. 

La bara, ricoperta da tanti fiori bianchi, è stata sistemata sul sagrato. Presenti alla funzione anche il sindaco di Milazzo Giovanni Formica e quello di Pace del Mela Mario La Malfa, insieme al primo cittadino di Lipari Marco Giorgianni.

Proprio quest'ultimo ha voluto ricordare lo sfortunato ragazzo. "Testimonio la vicinanza alla famiglia da parte delle isole che rappresento - ha detto Giorgianni - Non è un atto dovuto, non c'è nulla di scontato. Siamo assolutamente consapevoli che quello accaduto a Massimo poteva accadere ad ognuno di noi".

Chi ha conosciuto Imbesi lo ha descritto come "un ragazzo buono”, amante della fotografia, con lo spirito avventuroso. Figlio di un ferroviere e di una professoressa, Massimo che da bambino era negli scout, si vedeva spesso a Pace del Mela. Frequentava il "barlume", locale gestito dalla sorella Annalisa. Viveva a Imperia per lavoro, visto che si era imbarcato e a quanto pare stava per prendere il brevetto di ufficiale di Coperta ma era stato anche a Milano dove aveva studiato fotografia, aveva un gusto particolare negli scatti. E cosa può esserci di più bello da fotografare della natura selvaggia delle isole, col vulcano che sbuffa perennemente. 

Lo amava quel vulcano Massimo Imbesi e chissà quante volte, inseguendo i suoi “brevetti”, si sarà sentito dire che era un tipo spericolato.

D'altra parte, non c'è essere umano che almeno una volta, quantomeno da bambino, non abbia sognato di fare da grande ciò che nessuno altro ha fatto mai: nel lavoro, nell'arte, nella scienza o nell'avventura. Poi, man mano, crescendo, la maggior parte si adegua agli standard. 

Ma Massimo non era questo tipo. Il suo “fuoco” non si è spento con la crescita. Non si può reprimere una passione così grande. 

E' difficile forse adesso da accettare per tutti quelli che gli hanno voluto bene. Ma a quella voglia di scoprire l'ignoto, di spingersi oltre, si deve anche il progresso dell'umanità. E tutti quelli nati privi del “normale” senso del limite li dovremmo solo ringraziare.

Grazie Massimo. Un pensiero ai suoi cari.

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