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Domenica, 26 Maggio 2024
La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Il villino delle Tigri, all'Annunziata un piccolo gioiello di architettura coppedeana

L’anima di Coppedè, che marchiò l’estetica della città ricostruita dopo il 1908 riemerge come una sorta di Genius loci impertinente che si fa beffa dell’eccessiva e contorta infrastrutturazione stradale della zona

Da quando è stata aperta la galleria che unisce la valle del Torrente Annuziata con quella del Torrente Giostra e consente ai flussi viari provenienti da nord di raggiungere il complesso e mai risolto viadotto autostradale dello svincolo di Giostra, si è svelato agli occhi anche dei più frettolosi automobilisti un piccolo gioiello di architettura coppedeana.

Si tratta di una piccola villetta che presenta tutti gli stilemi e tutti i caratteri semantici dello Stile Coppedè in versione cottage o casina di campagna.

L’opera, un tempo immersa nel contado di Contrada Citola, oggi si trova affacciata sull’ampio solaio stradale che copre il torrente e conduce alla cittadella sportiva e alle facoltà universitarie proprio  in prossimità della bretella che immette nella galleria urbana suddetta.

La tipologia è riferibile ai numerosi progetti di villini a destinazione bucolica, ad un’elevazione fuori terra, che Gino Coppedè proponeva in modo standard ad un target di committenti che pur non godendo di facoltose risorse economiche ambivano ostentare il suo marchio.

Grandangolo sul villino delle Tirgri

Si trattava di architetture minori del vasto campionario dell’archistar toscano molto diffuse sul territorio italiano poiché non prevedevano ingenti costi e al contempo garantivano il ricercatissimo “Status simbol coppedeano”.

Si trattava di prototipi che Coppedè proponeva in formato standard alla sua rampante committenza, come una grande sartoria propone ai suoi clienti meno agiati abiti confezionati, i quali pur rinunziando alla funzionalità indiscutibile di un abito su misura, possono comunque vantare il prestigio di un abito di alta moda.

Questi progetti presentavano un’ottima qualità formale e una buona adattabilità ai più svariati contesti e alle più eterogenee committenze.

La semplificazione del verbo stilistico consentiva anche una buona compatibilità con le capacità esecutive delle maestranze del luogo.

Il prototipo originale prevedeva un piccolo organismo architettonico a pianta rettangolare, coperto a padiglione con colmo parzialmente orizzontale ai cui estremi si ergevano le tipiche antenne dello “Stile Coppedè”. Gli spioventi erano sostenuti da mensole di legno, schiette interpreti della finalità rurale. Rialzato su un breve basamento bugnato, l’unico livello presentava una composizione architettonica semplicemente simmetrica. La porta d’ingresso posta al centro del prospetto principale era strettamente affiancata da due finestre regolari. Altre due finestre centravano i campi laterali leggermente avanzati lasciando spazio ad un breve pronao anticipato da una corta scalinata. Le bucature, semplici e regolari, era collegate da una fascia marcapiano che definiva il sottogronda graffito a scacchiera.

Il villino del villaggio Annunziata a Messina che abbiamo denominato “Villino delle Tigri”, rispetto al prototipo varia solo nella sostituzione del pronao con una veranda d’ingresso balaustrata con scalinate laterali, coperta da un prolungamento della falda e sostenuta da una struttura di pilastri e travi, che esprime un variegato lessico decorativo con capitelli corinzi, formelle scudate e mensole zoomorfe dall’espressione apotropaica.

L’apparato decorativo è tutto in pietra artificiale, la tipica amalgama di cemento diffusissima nei palazzi della città risorta dopo il 1908.

Le bucature sono arcate, incorniciate e collegate da una fascia marcapiano graffita con volute a spina che divide i prospetti in due campi orizzontali: quello inferiore, poggiato sul basamento in pietra, rivestito con intonaco in pasta policromo a grandi ricorsi orizzontali alternati in ocra e rosso; quello di sottogronda rivestito con mattoni a vista con pregevoli tessiture ornamentali.

L’angolo di sottogronda è delicatamente smussato per lasciare posto ad una colonnina poggiata su due formelle angolari al cui interno sono rappresentate feroci tigri.

Il motivo delle tigri insieme a quello del marcapiano sono analoghi a quelli adottati nei prospetti e nell’androne di “Palazzo Loteta” di via Garibaldi e di “Villa Minasi” ad Ortoliuzzo. Opere già da tempo attribuite al funambolico architetto fiorentino. Viceversa la porzione di sottogronda in mattoni tessuta con pregevoli geometrie evoca in modo indefinito alcune soluzione di rivestimento adottate da Gino in taluni villini genovesi e in alcune palazzine del Quartiere romano.

Così l’anima di Coppedè, che marchiò l’estetica della città ricostruita dopo il 1908 riemerge come una sorta di Genius loci impertinente che si fa beffa dell’eccessiva e contorta infrastrutturazione stradale della zona che anticipa come un vaticino l’alienante ingarbuglio escheriano dei viadotti autostradali dello svincolo di Giostra.

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Il villino delle Tigri, all'Annunziata un piccolo gioiello di architettura coppedeana

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