La forma delle idee

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Ex ospedale Margherita e tamponi drive, una metafora della barbarie sanitaria

L'immagine del camper che assiste davanti al nosocomio abbandonato in piena emergenza covid è l'emblema di uno Stato che non garantisce né diritti né salute. Il risultato? Cittadini trasformati in sudditi dalla paura, bombardati da cifre incapaci di decifrare

Il camper nel parcheggio dell'ex ospedale Margherita

Per contrastare la diffusione dell’epidemia Covid 19 si cercano disperatamente ampi parcheggi dove effettuare prelievi di fluidi corporei alleggerendo il carico delle insufficienti e oberate strutture sanitarie e dei servizi di pronto soccorso 118. Così è possibile assistere a pratiche sanitarie esperite all’aperto che non danno la sensazione di essere prestate in condizioni di ottimali sterilità.

Uno di questi presidi sanitari volanti che chiamano eufemisticamente “Drive in”, nel solco di un abusato esoterismo linguistico che attraverso l’uso di anglicismi determina perniciosi svuotamenti semantici, come il caso della parola lockdowon che alleggerisce il grave significato del termine italiano confinamento o isolamento sociale, è stato allestito paradossalmente nel parcheggio dell’ex Ospedale Regina Margherita di Messina. Un camper appositamente attrezzato, fornisce il servizio sanitario che un tempo si sarebbe svolto in uno dei più grandi ospedali del sud d’Italia realizzato dallo Stato Italiano, pochi anni dopo la sua costituzione.

La scena che appare ai nostri occhi rappresenta l’inappellabile caduta della civiltà del diritto alla salute. L’embrione di una barbarie civile e sociale che ci sta aspettando dietro l’angolo di questa emergenza sanitaria. Il portato finale di quella politica che a partire dagli anni 90 del secolo scorso ci ha prospettato un nuovo entusiasmante “Sol dell’avvenire”: il neocapitalismo dei mercati finanziari e il neoliberismo delle privatizzazioni che avrebbero reso efficienti i servizi pubblici. Lo Stato non funziona? Invece di farlo funzionare, lo hanno dato ai privati. Così gli stessi, chiamati a far funzionari i servizi pubblici gratuiti, li hanno esternalizzati a pagamento peggiorandone la qualità.

La corsa all’accaparramento delle risorse pubbliche per scopi privati ha mutato i valori della nostra società e negli ultimi 30 anni la ricchezza di tutti espressa in termini di servizi, edifici, funzioni è passata nelle mani di pochi.

Il neoliberismo ha distrutto il senso del bene pubblico e della democrazia. Ha iniettato nelle nostre coscienze l’egoismo e nelle nostre anime la paura.

Dallo Stato di diritto allo Stato di emergenza

L’Ospedale Regina Margherita fu eretto agli inizi del XX secolo da quello stato laico che Alberto Moravia chiamava: “Lo Stato Italiano, quello dei sale e tabacchi, del chinino, dei carabinieri, della leva militare, delle questure.”  Quello Stato che riconosceva i diritti ed era garante della salute dei cittadini.

Oggi lo stesso Stato se ti dà una cosa te ne toglie un’altra. Se ti dà salute ti toglie il lavoro, se ti cura lo fa a discapito della tua libertà, immemore di essere diventato Repubblica Democratica grazie a quei cittadini che hanno dato la salute per costituirla. Cittadini che avevano imparato sul proprio dolore che solo un popolo libero può costruire ospedali, scuole e servizi. Un popolo distanziato, no!

Quello Stato che riconosceva i diritti, da tempo, si è trasformato in uno “Stato di Emergenza” e i diritti hanno fatto la fine della rana di Noam Chomsky che si accorge di essere bollita solo quando le proprie forze non gli consentono più di saltare fuori dalla pentola.

L’ospedale occupava un’area di oltre due ettari articolata in padiglioni con una superficie ospedaliera effettiva di 15.000 mq più 1.000 mq di camminamenti coperti che collegavano i vari padiglioni. Tra questi ve ne era uno, a tre piani, che contava di una superficie totale di circa 2000 mq dedicato esclusivamente alla terapia intensiva (vedi foto).

A proposito di terapie intensive

Se oggi applicassimo a quel padiglione gli standard attuali previsti per la progettazione di un letto di terapia intensiva (21 mq per letto e 23 mq per eventuali stanze singole), al netto di un ragionevole 50% (1000 q) di superficie destinata a tutti i servizi afferenti alla funzione, è verosimile stimare che si ricaverebbero almeno 47 (1000/21) posti.

Pare che in questo momento di grave emergenza sanitaria l’insieme dei nosocomi della provincia di Messina (650.000 abitanti) disponga di un numero analogo ai posti che avrebbe potuto avere il solo l’Ospedale Margherita, molti dei quali occupati da pazienti che vi hanno fatto ricorso per altre gravi patologie diverse dal covid. Sicchè la disponibilità di letti di terapia intensiva per il covid si attesta ad 1/65.000 abitanti, che sarebbe come se la città di Trapani (67.000 abitanti) fosse dotata di un solo letto.

Sarebbe interessante sapere quanti posti vi fossero prima che gli ospedali venissero trasformati in aziende e come tali avere come scopo primario quello di quadrare i bilanci più che curare i cittadini.

 L’immagine del Camper che dà assistenza sanitaria davanti ad un ospedale abbandonato in piena emergenza covid prospetta con spietata evidenza un’imminente apocalisse del sistema sanitario.

Possibile che nessuno stia provvedendo in fretta e senza darsi tregua a recuperare le perdite di efficienza e funzionalità dei presidi medici pubblici? Considerato che quelli privati, finanziati a discapito delle strutture pubbliche, sono solo attrezzati per le redditizie prestazioni di routine a pagamento con e senza tiket.

Quel triste parcheggio di un ospedale abbandonato che ospita un camper che fornisce quelle prestazioni sanitarie che un tempo avrebbe dovuto fornire il complesso ospedaliero che alle spalle guarda attonito dalle sue centinaia di finestre divelte e dai suoi balconi pericolanti, sintetizza lucidamente decenni di sottrazione di diritto alla salute, piccole, periodiche ma costanti.

La speranza perduta di essere un paese civile

Nessuno in questi giorni chiede conto delle condizioni in cui versa il sistema sanitario pubblico? Nessuno si chiede perché non abbiamo risposte a questa emergenza? Perché ci troviamo in questo incubo d’inciviltà? Cui prodest?

L’immagine del presidio sanitario volante d’avanti a quello che fu un solenne ospedale civile oggi vuoto e inagibile è peggio che giocare la finale del campionato del mondo di calcio nel piazzale antistante di un grande stadio perché dentro il campo di gare è inagibile, perchè nessuno ha tagliato l’erba, messo le porte, tracciato le linee, gli spogliatoi sono distrutti e i bagni sono inservibili, tutto per far quadrare i bilanci.

La scena del camper sanitario è il significante plateale della perduta speranza di essere un paese civile.

Un paese di cittadini trasformati in sudditi dalla paura, distratti dalla propaganda che non riescono più a distinguere i sintomi dalle cause. Un popolo bombardato di cifre incapace di decifrare.

In questo drammatico scenario, la beffa: l’incapacità di trovare soluzioni viene narrata come un’aporia.

Il pensiero dominante impone l’accettazione dell’idea che non vi siano soluzioni e che non può fare di meglio di ciò che sta facendo, glissando sul lampante paradosso che per salvare decine di migliaia di vite dall’epidemia covid se ne distruggano milioni attraverso la sua scellerata gestione, mandando in malora diritti, libertà e democrazia.

La forma delle idee

L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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