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A cura di Domenico Barrilà

Se Musa fosse stato vostro figlio. Perché il digitale e l’umano naufragheranno insieme

La storia del migrante che si è impiccato nel centro in cui era recluso dopo essere stato preso a sprangate, racconta una tragedia umana e del digitale: delle immagini del pestaggio andate in giro per il mondo nulla resterà. Non ci saranno identificazioni e nemmeno apprendimenti. Un fallimento, senza ritorno

Avevamo visto il video del pestaggio una settimana fa, un ragazzino di colore, massacrato di botte a Ventimiglia, non a mani nude ma a sprangate, da tre bravacci italiani, per l’esattezza, due siciliani e un calabrese. La giustificazione è che aveva tentato di derubare uno dei tre di un cellulare, mentre il ragazzo sostiene che stava chiedendo l’elemosina. 

Da un pestaggio così non si esce vivi, ma lui ce l’aveva fatta, questi ragazzi stranieri (certo non da noi due) sono dei supereroi, attraversano deserti e mari per inseguire un frammento di ciò che possiedono in abbondanza i nostri giovani, ai quali la pedagogia emozionale che imperversa dedica fiumi di lacrime per le privazioni da Covid; la stessa pedagogia che si dimentica di raccontare come vivono, si fa per dire, miliardi esseri umani su un pianeta razziato dai padri e dai nonni dei giovani occidentali.

Dopo un breve ricovero era stato condotto in un centro di immigrati irregolari, cioè recluso, mentre gli aggressori sono fuori, denunciati a piede libero per lesioni aggravate. 

Certo, ci sarà un processo, con tutte le attenuanti del caso, infatti è normale che tre persone, giovani e forti, tirino ad ammazzare un nero, qualunque cosa abbia fatto. Ancora più normale è che nessuno si sia premurato di assegnare a Musa Balde, 23 anni, un sostegno psicologico, come ci ricorda l’avvocato che si occupa della vicenda. 

Sembrava finita così, sennonché, Musa, sconsolato, bastonato e recluso in un apposito centro, in attesa di rimpatrio, si è impiccato, togliendo tutti d’impaccio.

Oggi le prime pagine dei giornali erano, giustamente, occupate dalla tragedia del Mottarone e la notizia del suicidio di Musa, che in effetti è un omicidio a tempo, era relegata dove capitava, lo stesso spazio riservato al decesso della moglie di un allenatore di calcio. Come sia possibile tutto questo non dovremmo nemmeno chiedercelo, la risposta è nella strafottenza, figlia di una sensibilità che si innesca solo su base cromatica e su criteri di prossimità, ossia prima quelli dalla pelle bianca e quelli vicini a noi. È il programma di lavoro di quella politica primitiva che purtroppo vive nelle sentine di animi che mai sono usciti dalle caverne e che sembra fare proseliti ogni giorno di più, con la complicità insopportabile di giornalisti e giornali, che dovrebbero tenersi lontani dalla glorificazione di una donna pericolosa, premiata con un’intervista sul Corriere della Sera, a cura di un giornalista che ama fare le pulci a tutti. Il pretesto era il lancio del libro della signora. 

Tutto si tiene, nella piramide che vede in cima sempre il profitto, vendere a tutti i costi, rinnegando i contenuti. A chi sostiene la legittimità dell’operazione, in quanto la leader della destra avrebbe fatto una grande scalata, prova della sua abilità ed efficienza, rispondiamo che anche Hitler era molto efficiente, i processi industriali con cui aveva quasi annientato il Pianeta erano straordinariamente evoluti. Peccato per i morti e per le mostruosità. 

“Considerate se questo è un uomo”. Tutti conosciamo queste parole di Primo Levi, oggi è tempo di aggiungere “Considerate se Musa fosse vostro figlio, vostro fratello”, perché di questo si tratta, dell’oblio dell’umanità compassionevole, se mai c’è stata, e del trionfo di quella che non riconosce l’altro come simile a sé. Quella di Musa, oltre che tragedia umana, è la manifestazione della tragedia digitale, perché le immagini del pestaggio sono andate in giro per il mondo, confuse con la miriade di stimoli che ci arrivano ogni istante dai nuovi media, dove tutto è presente ma niente è vivente, quindi passeranno, anzi sono già passate. Nulla resterà, non ci saranno soste, identificazioni e nemmeno apprendimenti. Un fallimento, senza ritorno.

Fonte: Correrepensando

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