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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Riguardare con cura

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

Il consigliere incompatibile e assenteista, viaggio nella città dalla politica spietata e priva di compassione

Il caso di cui si parla in questi giorni rappresenta fedelmente il tragico spaccato di comunità in cui si è fatto scempio dei valori politici e civili. Dove nessuno difende i messinesi. Nemmeno loro stessi

Scrivere del comportamento dei politici messinesi, non solo alla luce del caso del consigliere di destra assenteista incallito e, pare, incompatibile, per chi ama questa città è una sofferenza. Quasi come parla di una figlia, stuprata da chi avrebbe dovuto accudirla.

Non mi va neppure di fare il nome del protagonista, mi rifiuto, perché sarebbe un premio. Dai tempi della Caserma Zuccarello, dove è trascorsa la mia infanzia, vedo la replica della stessa pellicola, in un percorso discendente dove all’iniziale speranza, che sovrabbondava tra quelle baracche, si è sostituita la rassegnazione.

In questa città, orribile dal punto di vista dei valori politici e civili, l’orizzonte è la propria capanna. Il caso di cui si parla in questi giorni rappresenta fedelmente tale tragico spaccato.

Vedere un luogo così dolente nelle mani di una politica spietata e priva di compassione, incapace di piegarsi verso la sofferenza dei cittadini, intristisce e fa disperare. Un mondo che perde abitanti come un colabrodo e perpetua disagio sociale senza fermarsi un solo giorno, trovarsi di fronte politici che si comportano come iene intente a spolpare carogne, induce sentimenti di aggressività, non me ne vergogno, di disprezzo ma, purtroppo, soprattutto di impotenza.

"Croce incompatibile ma anche assente ingiustificato, solo 9 volte in consiglio su 155", l'attacco di Russo e Calabrò

Non cambia nulla, da che mi ricordo, e sarà sempre peggio perché in questo luogo senza lavoro, quindi in balia di mille ricatti e di altrettante seduzioni, chiunque possieda anche pochi grammi di potere diventa proprietario di vite fragili, disposte a tutto pure di non perdere la prelazione sull’unico prodotto che tira. La promessa.

I messinesi vivono di promesse, aspettano, somigliano al popolo eletto, ma qui non arriverà nessuno, se non i soliti salvatori di giornata che alla fine salvano solo se stessi i parenti e, quando è possibile, gli amici.

L’atto di promettere è la polizza di assicurazione dei politici locali che poi, quando arrivano dove contano di arrivare, proprio grazie ai cospicui ritorni della seduzione vigliacca (è facile farsi prendere sul serio da chi vive eterni bisogni e aspetta che dalla pianta possa cadere anche solo una goccia di rugiada), cominciano la fase due, la mietitura. Non certo per la città.

Una regressione inarrestabile che deve ancora mostrare il peggio essendo in atto da decenni una sanguinosa selezione naturale, che premia il potere e coloro che sono vicini ad esso, trattenuti e sistemati, mentre i corpi sociali senza rappresentanza, senza amici, ma spesso portatori di talenti importanti, traslocano, abbassando sfacciatamente la media.

Un gioco al ribasso che nessuno riuscirà a fermare, a meno di sfilare la politica alla politica, esito impossibile che richiederebbe una mobilitazione generale mentre i messinesi sono bravi, o credono di esserlo, solo individualmente.

Pochi mesi fa avevo proposto di dedicare una via cittadina al povero Kevin Laganà, il giovane messinese travolto da un treno, mentre lavorava in Piemonte. Poco più che un bambino. Chiedevo un gesto simbolico per tutti coloro che da sempre lasciano la città cercando altrove un tozzo di pane, anche per colpa della politica messinese, incapace di trovare uno straccio di risposta o anche una sola idea che inverta la tendenza. Almeno questo risarcimento a Kevin lo dovevano, un atto riparatore che ci avrebbe unito, anche per un giorno solo.

Invece la politica pare avere sempre altro da fare, come in questi giorni, ligia ad accumulare gettoni e salvare il sedere al sodale di turno, aspettando pronunciamenti su pronunciamenti da parte di chissà quali organismi. Qui non ci sarebbe bisogno di certificazione, la gravità di ciò che è accaduto dovrebbe rendere facili le cose, ma è proprio tale evidenza ad angosciare i lavoratori della politica, perché quando tutto è chiaro, troppo chiaro, i margini per barare al gioco si riducono, così, invece di uscire in capo aperto e denunciare lo schifo, si spera che qualcuno tolga la carne dal fuoco. Sono cose che accadono dove non è rimasto quasi nessuno ad avere l’autorità di chiedere passi indietro per ragioni “morali”. Figurati.

Sono appena tornato da un paio di viaggi di lavoro al Sud, accade spesso. Vedo come vive la gente, soggiogata dal bisogno e da chi l’amministra, e penso che se avessimo il coraggio di agire tutti assieme faremmo piazza pulita, ma siamo troppo spaventati e addomesticati per alzare la voce, terrorizzati dalla possibilità di perdere anche il poco che abbiamo.

Così ci dividiamo, cerchiamo la risposta ognuno per conto proprio, consegnandoci a una classe politica che se fosse valutata con criteri europei pagherebbe pressi altissimi, altro che essere stipendiata con danaro pubblico.

Il consigliere incompatibile e assenteista, viaggio nella città dalla politica spietata e priva di compassione

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