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Falcone piange Emilio Minghetti, l'ultimo “partigiano” morto nel giorno della Liberazione

Proprio nel giorno del 25 aprile ci lascia a 96 anni un vero comunista con cui era possibile fare un bagno di purezza ideologica. Il ricordo di un saggio che portava fiero in tasca la tessera firmata dal compagno Togliatti

Un giorno l’idea dell’uguaglianza comunista dovrà sicuramente affermarsi. E’ troppo bella e giusta per non avere la meglio. Gli uomini prima o poi capiranno la sua vitale importanza e si spoglieranno di ogni egoismo. Ne sono certo!

Questo mi disse Emilio Minghetti in una delle nostre amabili conversazioni estive.

Andavo a trovarlo la mattina nella sua edicola, ormai gestita dal figlio Angelo, per comprare la mazzetta dei giornali che lui, sveglio dall’alba, aveva già letto e i cui contenuti mi anticipava.

Stare con lui era un bagno nella purezza ideologica, un’immersione in quell’antica coerenza intellettuale basata su principi ferrei e non negoziabili di cui si è persa ormai ogni traccia.

Emilio era una certezza! Sempre lì, sempre nella “sua panchina” davanti l’edicola a leggere i giornali e commentare di politica. I suoi argomenti erano sempre impegnati nell’interesse comune, mai un fatto personale, mai un egoismo, mai una polemica. Esprimeva le sue opinioni e il suo dissenso con serietà autorevole tanto da orientare spesso il pensiero della comunità.

Mi accoglieva sempre con quell’enfasi antica di un’educazione impeccabile d’altri tempi, con un alto senso dell’amicizia. La sua saggezza simbiotica era divenuta dottrina anche per i giovani di cui era punto di riferimento.

Emanuele Minghetti detto Emilio classe 1925, il 09 marzo scorso aveva compiuto 96 anni.

Figlio di un calzolaio, fratello di numerosi germani, aveva imparato il mestiere dal padre e presto le sue giovanissime mani cominciarono a cucire calzature più che sfogliare libri di scuola.

Si vantava di essere comunista ortodosso, coerente con quell’ideale marxista che lo aveva appassionato fin da ragazzo, quando conobbe il medico condotto del paese, Giuseppe Pelleriti, un uomo probo e formativo che coltivò il suo talento e lo iniziò agli studi del socialismo reale e all’attività politica.

Giovane di grande agilità mentale e d’intelligenza superiore, lasciò il mestiere di calzolaio e pur di stare a contatto con l’informazione e la politica aprì un’edicola. 

Dopo la morte del suo mentore fu, a lungo, indiscusso segretario della sezione del Partito Comunista di Falcone, una delle più operative e inoppugnabili della provincia messinese.

Oggi 25 aprile per la prima volta la sua panchina è vuota, non c’è più Emilio, puntuale ad evocare le imprese della Resistenza, a spiegare a tutti l’importanza civile di celebrare un giorno come questo.

Emilio ci ha lasciati nel giorno più significativo per un Compagno Comunista.

Come ultimo gesto, come sempre, ci ha lasciato qualcosa di significativo.

E’ come se avesse voluto sottolineare, in extremis, l’importanza di sacrificarsi e combattere per la libertà in un momento dove questa a piccoli pezzi ci viene sottratta senza che il popolo reagisca.

Emilio Minghetti era pedagogico per tutti.  Dalla sua coerenza e dalla sua limpida onestà si imparava ad ogni istante.

Seduto su quella panchina mi raccontava di quando nel 1946 scortò, per i comizi nei paesi vicinori un giovane coetaneo compagno comunista di nome Giorgio Napolitano, di quando conobbe Togliatti, e poi Luigi Longo ed in ultimo Alessandro Natta.

Mi narrava dei fatti epici delle campagne elettorali nella Sicilia del dopoguerra, delle lotte sindacali per riscattare dal giogo dei campieri e dei baroni gli agrari dei contadi della zona.

Mi diceva di quando, grazie anche al suo impegno politico, nelle votazioni del 1946 il partito comunista a Falcone raccolse un suffragio di oltre 800 voti su circa un migliaio di elettori, mentre nel limitrofo paese di Oliveri, oppresso dalla baronia del castello, il partito comunista aveva preso solo 2 voti. Segno che il suo lavoro e quello del suo maestro erano riusciti nell’impresa di emancipare il paese.

Portava fiero, nelle tasche del suo sempre ordinato vestire, la tessera del partito comunista firmata dal compagno Palmiro Togliatti. Un cimelio di cui mi fece l’onore di una copia.

Emilio Minghetti fu uomo di grande impegno civile e morale con un alto senso della giustizia.

Coraggioso, sempre pronto a battersi per luminosi scopi anche in veneranda età.

Rispettato anche dagli avversari politici era un uomo coraggioso dal senso civico senza pari.

Fu il monumento morale per la cittadina tirrenica. Un pezzo serio della sua storia.

Qualche giorno prima che morisse, ormai allettato e consapevole, ma lucidissimo, gli chiesi della sua salute, mi fece un sorriso rassegnato e mi disse: “ha saputo dell’ultimo provvedimento del Governo?” E si mise a fare considerazioni sul futuro dei giovani e sui nuovi tragici orizzonti politici.

Questo era Emilio, un indomito combattente ad oltranza appartenente a quella genia ormai rara di uomini leali di cui sentiremo la lacerante mancanza.

Era l’amico, il padre e il nonno che tutti avrebbero bisogno di avere per essere migliori.

Onore al compagno Emilio!

Un uomo puro di cui si è perduta la semenza.

Nella foto in basso la panchina di Emilio e la sua inseparabile bicicletta con la quale circolava da sempre fino a pochi giorni dalla morte

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