Martedì, 18 Maggio 2021

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VIDEO | Ventidue anni fa moriva la famiglia Carità, il figlio Giovanni: “Ancora oggi aspettiamo giustizia, i nostri cuori infranti”

La paradossale vicenda giudiziaria dopo la tragica dell'alluvione del 27 settembre del 1998. A dicembre sarebbe dovuta tenersi l'udienza civile per stabilire il risarcimento danni ai figli, ma il tribunale ha rinviato ancora

Una memoria offesa due volte. La prima per il processo penale, durato ben tredici anni. La seconda per il processo civile che si dovrebbe concludere il 10 febbraio del 2022. Doveva essere stabilito l'1 dicembre di quest'anno l'ammontare del risarcimento dei danni per ciò che resta della famiglia Carità, spezzata il 27 settembre del 1998 dall'alluvione che colpì il torrente Ciaramita del Viale Annunziata causando la morte di quattro persone, tre delle quali madre, padre e sorella di Giovanni. Eppure il tribunale di Messina non intende anticipare la data e ha rigettato l'istanza di anticipazione dell'udienza presentata dall'avvocato Aurora Notarianni perché "nelle udienze anteriori a quella fissata per la presente causa risultano fissate già numerose cause nel rispetto del protocollo di udienza adottato da questo tribunale" e "considerato che l’emergenza coronavirus ha comportato lo slittamento di numerose udienze con conseguente aggravamento del calendario già fissato", si legge negli atti. 

Il processo penale ha stabilito la condanna per i responsabili dell'alluvione del 1998 attraverso una sentenza della Cassazione che ha stabilito le pene per Comune di Messina, Regione Siciliana e dirigenti dei dipartimenti. Ma la burocrazia ostacola ancora una volta il corso della giustizia. E così Giovanni racconta con le lacrime agli occhi gli anni di battaglie compiute per poter mettere la parola fine a una storia che lo ha comunque segnato per sempre. A parte i legali che hanno accompagnato Giovanni nei procedimenti penali nessuno è stato accanto alla famiglia. E mentre dal balcone della sua casa il torrente è stato messo in sicurezza, le strade sono state asfaltate e la vita è andata avanti, le persone che sono morte affinché tutto questo accadesse non trovano pace, non, almeno, nei registri del tribunale. 

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