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Mercoledì, 25 Maggio 2022

Mistero Bottari, dal "caso" Messina a un omicidio per caso

Ventiquattro anni fa la morte dell'endoscopista a cui seguirono indagini con cinque piste di cui non ne è rimasta in piedi neanche una. Davanti all'università l'unico evento commemorativo per ricordarlo organizzato dall'associazione universitaria “Atreju  - La compagnia degli studenti”

Il mese di gennaio riapre, per i pochi irriducibili della memoria, la ferita spalancata con l’omicidio del professor Matteo Bottari. Non è purtroppo un ricordo plebiscitario. Tranne qualche post sulla bacheca facebook, il ricordo di Matteo Bottari sopravvive solo per l’impegno di alcuni uomini di buona volontà che nell’esercizio della memoria ripongono, a ragione, l’ultima speranza di giustizia.

Tra questi, i componenti dell’associazione universitaria “Atreju  - La compagnia degli studenti” che di fronte al rettorato dell’Università degli studi di Messina  hanno organizzato per lunedì 17 gennaio alle ore 12 un momento commemorativo.

“Ventiquattro anni di silenzio… Matteo Bottari vive!”, si legge in una locandina informale che stanno facendo circolare in queste ore con l’immagine dell’endoscopista assassinato il 15 gennaio 1998, alle ore 21.20, nei pressi dell’incrocio tra il viale Regina Elena ed il viale Annunziata, in circostanze ancora misteriose.

Matteo Bottari, un omicidio delle coscienze

Delle piste seguite dai pm non ne rimase in piedi neanche una. A complicare le cose, il passare del tempo e la perdita della memoria contestuale, così come la morte di alcuni dei protagonisti della vicenda, che hanno relegato l'omicidio ad argomento di conversazione archiviato. Eppure, all'indomani della morte di Bottari, almeno cinque erano le piste battute dagli inquirenti.

La prima, quella dell'errore di persona, scartata in fretta: l'auto del medico era unica in provincia e le modalità dell'agguato troppo accurate per contemplare una svista. La seconda ha tenuto banco un po’ più a lungo, investendone la sfera privata attraverso la lettura dei tabulati dei due cellulari. Dai controlli, però, non emerse alcunché. La terza, che ha richiamato  l’attenzione della Commissione nazionale antimafia dando il via a quello che per anni fu “il caso Messina”, venne smontata poi dagli stessi magistrati nei processi che ne scaturirono e riguardava la sfera professionale, soprattutto in relazione alla facoltà di Medicina e agli scontri accaduti in consiglio di presidenza per la ristrutturazione del padiglione A. L'ultima, anch'essa messa da parte, la guerra per l'appalto di pulizie del Policlinico, della quale Bottari sarebbe stato vittima per "avvertimento".

A distanza di 24 anni, la sua morte è rimasta un buco nero. “Un delitto del genere non può restare a lungo senza spiegazioni”, diceva un paio d’anni dopo la moglie Alfonsetta, figlia dell’ex rettore Guglielmo Stagno d’Alcontres. “Neanche a Messina. Prima o poi, chi sa parlerà”.

Invece il nulla. Negli anni si è scoperto che forse il buco nero non è tanto nel mistero del delitto ma nel vuoto di indagini che hanno girato vorticosamente per anni nello spazio siderale. Un caso? O un caso Messina?

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