Slitta l'approvazione del bilancio, l'atto d'accusa di De Luca: “Colpo di mano”. Nuove elezioni alle porte

Il rinvio a martedì, ventiquattro ore prima che diventino definitive le dimissioni, fa andare su tutte le furie il sindaco che tuona contro la politica dei “balordi”. E annuncia: “Non strapperò le dimissioni, sono stanco e non mi faccio sputare in faccia da nessuno”

La mascherina su vestito gessato, è quella con lo stemma del Comune di Messina. Ma le parole del sindaco Cateno De Luca, nell’ultima diretta Facebook dalla sala deserta del consiglio comunale, sono da redde rationem, il preludio alle dimissioni. Hanno disertato l’appuntamento per l’approvazione del bilancio i capigruppo e il presidente del consiglio comunale, Claudio Cardile, ha rinviato tutto a martedì, ventiquattro ore prime che diventino definitive le dimissioni annunciate da De Luca. Si è a un bivio. La svolta ora sono le dimissioni del sindaco e nuove elezioni alle porte. Ma insolitamente, nel suo ultimo discorso, quella di De Luca è una analisi appassionata di amore per la città, per la quale si è speso, e bisogna dargli atto, al di là delle intemperanze verbali, della passione finora mostrata, prima della frattura che si consumata con il consiglio comunale.

Chiama alle loro responsabilità ogni singolo capogruppo, De Luca. Da Gaetano Gennaro del Pd a Nino Interdonato del gruppo Picciolo, senza tralasciare Dino Bramanti, il suo concorrente diretto nell’elezione a sindaco. Quella contro cui si batte De Luca, è la Messina degli “asini volanti” che non sanno leggere il bilancio e rischiano di lasciare la città a secco di family card; la Messina della erre moscia dei personaggi come l’ex candidato sindaco Antonio Saitta, frequentatori di salotti, quelli con le posizioni assicurate, a scapito della gente che soffre, per i quali, ammonisce De Luca, si stanno sospendendo le tasse e si sta risanando il bilancio.

Per i revisori bilancio con equilibri precari, polemica in consiglio

Una città, nell’analisi del sindaco, che si divide in due grandi campi: i parassiti; spesso difesi dai sindacati ai quali ha dichiarato guerra e quelli che portano i soldi in Svizzera, come Francantonio Genovese, che secondo il sindaco manovra  parte del consiglio attraverso il fido La Fauci. Un atto appassionato di accusa contro questa politica dei “balordi”, la parte della città che non si è schierata a sostegno del sindaco nella battaglia per la cacciata del direttore generale dell'Asp, La Paglia per la cattiva gestione della emergenza Covid.

E’ uno spartiacque, quello che disegna De Luca. Da una parte i consociativi come il capogruppo Argento dei 5 Stelle, vicino a uno che ha lasciato il campo come il neo dirigente generale dell’assessorato al lavoro Gaetano Sciacca, e poi la città che lui ama e per la quale oggi sente di avere i “chiodi di Cristo” addosso.

E’ a questo punto che Cateno De Luca parla per la prima volta delle elezioni che sono alle porte. Ricorre a una perifrasi. Messina deve scegliere se farsi governare dagli asini volanti come pecore al guinzaglio, lui che ha fatto brucare a piazza Cairoli una pecora fatta arrivare da quel di Fiumedinisi.

Che le elezioni siano alle porte, lo dimostra la conta che De Luca fa dei consiglieri e del loro grado di responsabilità: per cinquanta giorni hanno avuto a disposizione la relazione sul secondo anno di attività del sindaco e non l’hanno neanche letta “Vogliono mettere Messina in ginocchio” mostra i tre tomi rilegati del lavoro svolto.

“Sono stanco” ammette De Luca. Ma assicura di non darsi per vinto. Non sono le richieste di raccomandazioni che gli giungono anche per in concorsi alla polizia municipale. E’ il gorgo della politica messinese dalle quale si sente asfissiato e nel quale non vuole cadere: “Non mi faccio sputare in faccia da nessuno…”.

La politica lo ha logorato: La Paglia non è stato fatto dimettere, per non dargliela vinta. Il consiglio gli presenta tredici emendamenti senza uno straccio di copertura finanziaria. E’ la resa dei conti. Ma lui promette: “Io ci sarò?”.

Ma chi sarà il contendente di De Luca alle prossime elezioni alle porte? Non certo Dino Bramanti che aveva annunciato al vento la volontà di lasciare Messina se avessero mai eletto De Luca. Già si rincorrono le ipotesi. Chi lavora nel sottobosco oggi è forse la figura di un ministro alla pubblica amministrazione che finora si dichiara dietro le quinte amico di tutti. Al punto che per tante cose lo è stato anche di De Luca. E' questa è la sfida all’orizzonte? Tra tanti nemici dichiarati, ora è la volta della sfida De Luca-D’Alia. Due quasi amici.    

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