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Mercoledì, 18 Maggio 2022

Messina, i nuovi poveri e le ganasce dell'individualismo

Per capire che le condizioni economiche e sociali a Messina sono fra le peggiori in Italia non abbiamo bisogno di aspettare le classifiche del Sole 24 ore. Così come la storia dell’uomo che dorme in macchina e che ora non ha più neanche quella perché gliel’ha presa il carroattrezzi non aggiunge quasi niente a quello che noi messinesi sappiamo bene, dal momento che alle contraddizioni della nostra città ci viviamo in mezzo da sempre, così come sappiamo che non sarà facile trovare una via d’uscita, perché la città sembra essere in una trappola da decenni ormai, incastrata da una serie di ganasce come quelle che hanno portato via la vettura di quell’uomo rimasto senza lavoro e senza casa.

La più solida delle ganasce tra quelle che ci imprigionano è  culturale. E’ difficile infatti pensare che una città possa raggiungere lo stato di letargia in cui è precipitata Messina senza il contributo di tutti i cittadini, nessuno escluso, troppo impegnati a risolvere i loro problemi quotidiani per occuparsi di quelli generali. 

Per questo fa piacere il messaggio giunto dall’associazione “Genitori per sempre” che ha chiesto informazioni a MessinaToday per rintracciare l’uomo e aiutarlo. L’associazione nata con l’obiettivo di “tutelare” la bigenitorialità in caso di separazione e divorzi teme possa trattarsi di un papà in difficoltà. “Sono tanti, sempre di più”...

Ma quella di Genitori per sempre resta una mano tesa nel deserto perché ci si ostina a scindere nettamente i problemi personali da quelli comunitari, dando dignità e urgenza solo ai primi.  C’è qualcosa di più profondo, di culturale appunto, in questo approccio, individualistico e senza speranza.  Se fosse un’azienda sarebbe già fallita da tempo, la nostra città, e forse non sarebbe stato un male perché dopo un crack si può perlomeno fare la conta dei danni reali. Invece quando si è sempre sull’orlo del burrone ma non ci si cade mai dentro, si vive l’eterna illusione di essere vivi. Tanti decenni di assistenzialismo avrebbero stroncato anche un vitello robusto, e Messina è solo un agnellino, dove anche chi ha l’abitudine alla lotta perde la carica. Così sono sempre di più i giovani messinesi che se ne vanno, mentre quelli che rimangono insieme ai concittadini meno giovani  toccano con mano l’abisso che li separa dalla realtà produttiva del Paese, dove ci sono anticorpi che aiutano a resistere anche alla crisi da Covid.

Quella che si apre per Messina non sarà una stagione facile. Forse a maggio si tornerà a votare. Ma il clima che si respira é solo quello dell'incertezza. Nel frattempo il sindaco affida Messina “alle preghiere di Papa Francesco”. Speriamo non sia un de profundis.

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