Domenica, 14 Luglio 2024
La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Prefettura e recupero del Tempio di San Giovanni di Malta, l'opera in chiaroscuro dell’onnipresente Bazzani

L'edificio di via Garibaldi nella versione dell'architetto filogovernativo interpreta la volontà di uno Stato che non gradisce compromettersi con la modernità. Storia del progetto e risultato. Con un contentino sterile e tardivo al progressismo messinese

Riprendendo l’indagine retrospettiva sulla fenomenologia di Cesare Bazzani e della sua opera a Messina indagheremo qui di seguito la vicenda della realizzazione del Palazzo della Prefettura e del restauro del Tempio di S. Giovanni di Malta.

Il Palazzo del Governo sorge sul sito dell’antico Palazzo di Giustizia realizzato nel 1877 da Leone Savoja e Giacomo Fiore e della chiesa manierista di S. Giovanni di Malta.

L’antico tribunale e la Chiesa furono gravemente danneggiati dal terremoto del 1908. Per il primo si decise la demolizione, per il secondo, il Tempio dei Cavalieri di Malta, opera di Jacopo del Duca, discepolo di Michelangiolo Buonarroti, consacrato nel 1591, autentico gioiello di architettura manierista forse il più rilevante della Sicilia, si dispose il recupero e il restauro della sola tribuna risparmiata dal sisma.

Il Governo riservò il sito occupato dalle due architetture alla realizzazione della Prefettura di Messina  affidando la progettazione a Cesare Bazzani, l’architetto filogovernativo la cui esperienza professionale è stata già illustrata in questa rubrica in due precedenti articoli (CLICCA QUI PER LEGGERE oppure LEGGI QUI).

Egli si occupò anche del progetto di restauro della parte absidale dell’antica chiesa, unica parte rimasta illesa, che l’abile allievo del genio fiorentino aveva nascosto all’esterno con un prestigioso prospetto (vedi articolo specifico) Bazzani racchiuse in un involucro regolare quel che restava, la tribuna, ricavando una chiesa dalla singolare pianta rettangolare come un transetto, elaborando un nuovo prospetto d’ingresso, nel quale si distingue un finestrone dall’atteggiamento larvatamente modernista.

La Prefettura di Messina e Il recupero del Tempio di San Giovanni di Malta

Il progetto di recupero originale è stato riscontrato presso l’Archivio di Stato di Terni, di cui alcune tavole sono allegate nel repertorio fotografico di questo studio. Si noti come nei grafici del progetto di restauro l’attuale fisionomia dell’antica chiesa manierista sia conforme a quanto da egli progettato. Quindi è di Cesare Bazzani il disegno del nuovo prospetto principale e del restauro di quanto recuperato del tempio dei Cavalieri di Malta progettato dal cefaludese che a Messina realizzò che La Loggia dei Mercanti e la Porta della Loggia, entrambe distrutte dal terremoto del 1783. In questa circostanza l’architetto romano tornò ad esercitare la sua attività professionale di partenza, quella di architetto restauratore e filologo del passato.

L'onnivoro architetto romano

Viceversa il Palazzo della Prefettura inaugura una lunga serie di Palazzi del Governo realizzati dall’onnivoro architetto romano per conto del governo sabaudo prima e di quello fascista dopo. Egli oltre che quella di Messina realizzerà le prefetture di Foggia nel 1929, di Nuoro nel 1932, di Faenza del 1933, di Taranto del 1934 e di Terni del 1935, a queste si aggiungono un novero di progetti tipo di Palazzi del Governo proposti per molte città italiane non realizzati (vedi repertorio fotografico allegato).

Sempre nell’archivio ternano si è riscontrata la versione originale del progetto della Prefettura di Messina. L’ipotesi progettuale prevedeva un linguaggio marcatamente storicista nel quale spiccava anche una cupola posta in uno degli angoli.

Questa versione non vide la luce probabilmente per incompatibilità alle norme antisismiche del tempo.  Quel che è certo e che vi fu anche un sostanziale cambio del registro formale ove il classicismo iniziale venne contaminato vistosamente da stilemi modernisti.

Bazzani nel rivedere l’articolazione volumetrica alleggerì il linguaggio classico inserendo verbi di marca progressista. Questa versione venne approvata ed accettata dall’ambiente messinese.

La Prefettura messinese fu appaltata alla Federazione delle Società Cooperative di Ravenna e ultimata nel 1920.

L’edificio presenta il prospetto principale a due elevazioni su via Garibaldi/Piazza Unità d’Italia segnato ai lati da due corpi dall’impronta ottagonale.

L’intero organismo architettonico esprime un linguaggio che d’istinto potrebbe dirsi modernista ma che modernista non è affatto. Si tratta di una timida modernizzazione di Stato contaminata da molti classicismi.

I capitelli compositi, le protomi leonine, gli scudi blasonati, i festoni di gusto classico e ancora le formelle caratterizzate da singolari bucrani rimandano chiaramente alle decorazioni tipiche del classicismo greco e di quello romano, quest’ultimi sono il significante più icastico dei riti pagani.

Una sorta di lessico che parla tutti gli idiomi per non scontentare nessuno. Degli stilemi modernisti adottati si può apprezzare solo l’espressività del balcone ad angolo.

La cifra modernista è interpretata con campi in laterizio e la tipologia delle trifore con arco a sesto ribassato. Vi sono anche taluni stilemi più propriamente Liberty come gli oblò, la modellazione dello spiccato delle paraste e qualche decorazione floreale con fiocchi e nastri come quella che si aggiunge ai capitelli delle paraste medesime.

Liberty si fa per dire

L’opera spesso viene indicata come un’architettura Liberty ma di questa nuova esperienza espressiva possiede soltanto alcuni larvati echi.

Se a primo acchito la percezione è di un’architettura modernista ciò è dovuto ad un abile espediente compositivo, tipico del Bazzani, che ha contaminato un’architettura di chiara marca neoeclettica con qualche verbo progressista svuotandone comunque la loro espressività innovatrice.

I pochi stilemi modernisti sono assorbiti da un campionario eclettico casuale ed indifferentista di significanti dal referente classicista e storicista.

L’insieme esprime un linguaggio che interpreta la volontà di uno Stato che non gradisce compromettersi molto con la modernità, atteggiamento in cui Bazzani è maestro. Egli in quest’opera svolge con esperta efficacia trasformista il compito affidatogli dal potere sabaudo che in quegli anni cominciava a vacillare: compiacere talune spinte progressiste o di gusto moderno che inconsapevolmente l’ambiente messinese cominciava ad assorbire disattivando ogni portato ideologico di una modernizzazione tardiva ormai fuoricorso, tipica degli ambienti provinciali.

Proporre in quegli anni architetture moderniste cominciava ad essere anacronistico poiché il Liberty in Italia dopo la prima guerra mondiale aveva perduto ogni sua spinta ideale e il suo significante progressista gioioso e gaudente era stato soppresso dal tragico primo disastro mondiale del novecento.

L’opera realizzata per rappresentare lo Stato Italiano in riva allo Stretto non esprime alcun valore culturale e scarseggia di buona qualità architettonica. La sua espressività formale somiglia molto ad una minestra riscaldata incapace di accendere entusiasmi. La proposta di Bazzani fu un contentino sterile e tardivo al progressismo cittadino.

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Prefettura e recupero del Tempio di San Giovanni di Malta, l'opera in chiaroscuro dell’onnipresente Bazzani
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