La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Save e Green City, quando la città diventa di quindici minuti

Si stanno pianificando nuove galere dove circoscrivere intere comunità sulla scia dell’esperimento riuscito dei lockdown sanitari perché salute e sicurezza hanno assunto un valore egemone ope legis rispetto alla libertà. Con questi rischi

Era il lontanissimo 2011 quando, durante il dibattito scientifico del C.E.T.R.I. (Cercle Europèen Troisiène Rèvolution Industrielle) nell’ambito della ricerca denominata “Territorio Zero”, si teorizzò la Città Policentrica.

Una città suddivisa strategicamente in ambiti funzionali (come tante piccole città dentro la città) all’interno dei quali avrebbero dovuto essere insediate o decentrate tutte le funzioni urbane necessarie ai bisogni esistenziali di chi queste aree avrebbero abitato, ciò per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Una soluzione che avrebbe consentito il necessario passaggio dalla scala urbana alla scala umana. Qualsiasi servizio e qualsiasi opportunità sarebbero stati a portata di mano. Porzioni di territorio, rioni, quartieri, sestrieri, municipalità, etc., dotati di funzionalissimi presidi sanitari di prossimità, presidi scolastici multidisciplinari, uffici decentrati, sedi distaccate di pubbliche amministrazioni, presidi culturali, centri sociali, impianti sportivi, parchi, spazi verdi, etc. Un sistema efficiente ed efficacie di mobilità interna integrata a quella di scala urbana e territoriale. Tutto fornito di strutture ed infrastrutture capaci di rendere fiorente ogni attività umana, sviluppando equità sociale ed efficienza economica.

Città policentrica e opportunità sociali

Quest’idea era fondata sul principio che andasse eliminato il degrado civile e sociale delle periferie. Una città policentrica avrebbe aumentato gioco forza l’efficienza dei servizi e le opportunità sociali, nonché il vivere civile.

Una strategia di pianificazione urbana basata sul finalismo ecologico e civile, cui faceva riferimento Jérémy Raffin, che avrebbe dovuto sviluppare più coesione sociale e reso più liberi i cittadini, riconoscendo a tutti quel Diritto Urbano: “Il riconoscimento pubblico ad una vita decente ad una socialità condivisa”, di cui mai si parla.

Nel 2016 Sorbona Carlos Moreno teorizzò con un articolo sul Tribune la “città di un quarto d’ora”, inventandosi l’eufemismo della crono urbanistica. Teoria che comunque sostanzialmente si sovrapponeva, seppur tardivamente, ai principi declinati con l’idea strategica della “città policentrica con ambiti funzionali urbani, dalla scala urbana alla scala umana”. L’idea della scala umana riprendeva i lontanissimi dettati di Platone e Aristotele: il primo nel “La Repubblica” teorizzava che “La città non deve avere più di 5.400 abitanti”; il secondo nel “La Politica” affermava che “10 abitanti non fanno una città, ma 10.000 non sono più una città”.

Oggi la “città di 15 minuti” viene riproposta come un modello di pianificazione urbana che punta a limitare gli spostamenti affinchè il vivere impatti meno sull’ambiente. Questa teoria viene integrata con il concetto di Smart City inteso come un sistema di gestione digitale di tutta la funzionalità urbana circoscritto in un ambito delimitato. Tutto si traduce in un’idea che, giustificata dal necessario recupero degli equilibri ecologici del pianeta, pone una grave limitazione delle libertà fondamentali dell’uomo, quali quella di muoversi. Attraverso la finta emergenza climatica, fondamento per ben finanziare fittizie pratiche di transizione ecologica, taluni architetti e urbanisti si stanno prestando, solo per inconfessabili motivi prosaici, a legittimare queste nuove idee liberticide che con la scienza dell’urbanistica non hanno nulla a che vedere. Così come hanno fatto nel post Covid, quando hanno teorizzato la realizzazione di nuovi spazi urbani che garantissero “il distanziamento dei corpi” e il “distanziamento sociale” (LEGGI QUI).

Oggi sotto la spinta emotivamente costruita dell’emergenza climatica e delle “ecoansie” che pare colpiscano le nuove generazioni, stiamo andando verso l’accettazione dei “lockdown climatici”.

Detto per inciso, non si capisce come un giovane di oggi possa avere l’ansia per la distruzione ecologica del pianeta a causa delle emissioni di agenti inquinanti e non veda che il terzo conflitto mondiale in corso potrebbe da un momento all’altro sfociare in una guerra atomica che distruggerebbe il genere umano ed il pianeta prima ancora della CO2. Queste disconnessioni cognitive sono i cortocircuiti della post verità.

Le Save e Green City, una pianificazione urbana liberticida

Si stanno pianificando nuove galere dove circoscrivere intere comunità sulla scia dell’esperimento riuscito dei lockdown sanitari chiamandoli Smart City. Da non confondere con le vere Smart Cities: città sostenibili basate sull’impiego virtuoso e illuminato delle nuove tecnologie attraverso le quali raggiungere condizioni di sovranità energetica sfruttando in modo sostenibile fonti di energie rinnovabili e raggiungendo alti livelli di funzionalità urbana grazie a virtuosi sistemi di domotica avanzata, tutto in piena compatibilità antropologica e antropometrica.

Le Smart City di nuova concezione meglio dette Save City o Green City hanno due obiettivi dichiarati:

1- abbattere il rischio di delitti (sicurezza);

2- abbattere il rischio di inquinamento ambientale (pulizia e salute ambientale).

La sicurezza verrà garantita con telecamere ovunque, “così non ci saranno più crimini”.

Ma di quali crimini parlano? Quali delitti verrebbero eliminati? Gli scippi, le rapine, i furti d’auto e quelli in appartamento? Il modello non prevede nessuna prevenzione culturale affinché si creino le virtuose condizioni in cui nessuno abbia la necessità di delinquere.

Questo sistema crea solo le condizioni affinché i crimini vengano scoperti e venga applicata la sanzione. Sarebbe come curare i sintomi senza rimuove le cause, la panacea per farmacisti e medici. Ormai siamo una società che tende più a punire che educare.

Tutto ciò ovviamente non risolve i problemi sociali, mette solo al sicuro la proprietà e la ricchezza di quei pochi che ancora ce l’hanno, creando ancora più emarginazione sociale.

I veri crimini, come quelli finanziari o amministrativi, capaci di ridurre in povertà intere popolazioni e distruggere diritti sociali e civili, non vengono certamente perseguitati, anzi, questi “crimini perfetti” stanno diventando sempre più un modello positivo.

Per la nuova visione neo liberista della società coloro che trafficano denaro virtuale danneggiando le sorti di incolpevoli e operose comunità riducendoli spesso in schiavitù vengono considerati geni della finanza.

Se si vuole davvero combattere il crimine non servono le telecamere, bisogna attivare efficaci processi culturali. Abbiamo ormai da tempo dimenticato il monito di Gesualdo Bufalino che in occasione dell’operazione antimafia denominata “Vespri Siciliani” ammonì: “Per combattere veramente la mafia serve sì un esercito, ma un esercito di maestre elementari”. Per avere città sostenibili servono strategie urbanistiche di matrice umanistica che abbiamo l’uomo come misura di tutte le cose, che progettino diritti e opportunità perequate, sviluppo culturale e democratico. L’equilibrio ecologico, la salubrità dell’ambiente, la salute e la sicurezza verranno da sè, in modo automatico.

Invece si sta avverando il vaticinio di Pier Paolo Pasolini che ci mise in guardia dal pericoloso dilagare di “Coscienze schiave della norma e del capitale”.

Save city e patente a punti

Una Save city è quel luogo dove, se consumi meno energia, se ti lavi poco, se limiti le tue attività vitali e il tuo benessere psichico, se paghi tutte le tasse, se con commetti infrazioni, se paghi le imposte, se rispetti le regole, se sei vaccinato, etc., sarai premiato e avrai la possibilità di uscire dal tuo quartiere recinto e andare oltre i 15 minuti. Ti aggiudicherai dei crediti che ti permetteranno di spostarti da un posto all’altro e di uscire di casa, diversamente sarai recluso. Con i crediti ti potrai muovere, ma sempre per una quantità di volte limitata e a condizione. Se consumi molta energia diventi un coatto e sarai giudicato come criminale ambientale. Tutto ciò, ovviamente, per salvare il pianeta. Quindi per andare a trovare la fidanzata, i figli o i nipoti rinuncerai alla doccia, la notte leggerai con le candele e magari cuocerai gli spaghetti con il gas spento, diversamente rischi di non poterti muovere. Hanno inventato la patente a punti per camminare!

Così si concepisce l’idea che per vivere sicuri e in luoghi salubri bisogna sacrificare la libertà.

La libertà è divenuta ormai un valore secondario rispetto alle emergenze. La “scienza” ci dice che non c’è altro modo di risolvere l’emergenza climatica!... Non vi sembra questa un’aporia inaccettabile?

La salute e la sicurezza hanno assunto un valore egemone ope legis rispetto alla libertà.

E chi dichiara le emergenze e le pandemie è divenuto il titolare della nostra libertà. Il Padrone del Mondo, per dirla alla Robert Hugh Benson.

Le Save City non hanno nulla d’intelligente, sono l’eufemismo di gabbie digitali che sostituiscono quelle che un tempo erano le gabbie fisiche.

Sono un recinto virtuale insuperabile dal quale è difficile uscire più di quanto lo fosse dalle città baronali dove il padrone del feudo esercitava sui cittadini, suoi esclusivi sudditi, il Mero E Misto Imperio. Decideva e autorizzava i loro movimenti, e aveva su di essi diritto di vita o di morte.

Le Save City saranno un modo con il quale si ammansirà la popolazione per renderla definitivamente gregaria, inserendola, con il loro compiaciuto consenso, in nuove prigioni, stavolta senza apparenti confini ma più invalicabili di quelle finora conosciute.

Complici di un nuovo regime

E’ di tutta evidenza che si sta consolidando un pieno regime tecnocratico.

La tecnocrazia è quella organizzazione umana dove impera il primato della tecnica, anzi della tecnologia, nel nostro caso della tecnologia digitale. Quest’ultima creduta un epocale grande progresso, immemori di quanto ci ha insegnato Alessandro Manzoni esortandoci a considerare che “Non tutto ciò che viene dopo è progresso”.

In un regime tecnocratico a governare non sono i politici eletti dal popolo ma i tecnici e i produttori di tecnologia, soprattutto di quella digitale e farmaceutica.

Da oltre venti anni eleggiamo politici con specifici mandati parlamentari, ma non accade nulla di ciò che l’elettorato auspica, non si compie nessun processo di democrazia rappresentativa. Gli eletti, in buona o cattiva fede, non riescono a rispettare i programmi grazie ai quali hanno ricevuto il consenso. Raggiunto il posto di comando quasi mai riescono ad adempiere al mandato elettorale. Non riescono a fare nemmeno il minimo contrattuale per il quale sono stati eletti. Sono altri a dettare la loro agenda e a condizionare totalmente la loro azione governativa.

Un tempo il politico era un intellettuale non un esperto o sedicente tale. Un uomo che aveva una visione umanistica della società, che operava secondo un ideale, aveva un’idea precisa di come dovevano andare le cose. Stava dentro chiare categorie ideologiche, era progressista, conservatore, liberale, radicale, repubblicano, socialista, comunista, fascista, etc…. persino monarchico. Era lui che una volta al governo della comunità dettava le regole, stabiliva le strategie, conduceva le azioni.

Oggi non è più così, oggi le regole le dettano la finanza e la “scienza”.

Prima era il politico, nella qualità di eletto dal popolo, a dare gli indirizzi politici agli esecutori e ai tecnici (Burocrati, banchieri, scienziati, medici, ingegneri, etc..), oggi le parti si sono invertite. E’ il mondo della finanza che dopo aver intercettato il consenso attraverso operazioni di manipolazione delle masse (possiede ormai tutti i sistemi di comunicazione) nomina i tecnici, i quali a loro volta governano l’agenda dei politici, i quali meramente eseguono.

Un mondo totalmente capovolto dove il popolo in nome di finte emergenze e di una finta e feroce “scienza” non ha più nessuna voce in capitolo, su tutto ciò che lo riguarda. Per lui e “per il suo bene” sono altri a deciderne il destino, quasi sempre peggiorando le sue attuali condizioni e danneggiando irrimediabilmente il futuro suo e dei suoi figli.

Un esempio concreto è quello del presidente francese, figura istituzionale democraticamente eletta che rappresenta tutta la popolazione d’oltralpe. Egli recentemente nel pieno dei suoi poteri rappresentativi ha operato una riforma delle pensioni elevando l’età di uscita dal lavoro. Questo provvedimento è stato contestato per mesi in tutte le piazze e in tutte le sedi da oltre 80% della popolazione. Ma nonostante l’unanime dissenso dei suoi elettori e del popolo che rappresenta, il presidente ha proceduto con la nefasta riforma che peggiorerà la qualità della vita dei francesi. A questo punto c’è da chiedersi, Cui Prodest? Per conto di chi il presidente ha compiuto la riforma? Non certo per i francesi che rappresenta, visto che quasi l’unanimità di essi non approva il suo operato. Dunque Macron per conto di chi governa?

Tutte le azioni liberticide che stiamo vivendo sono operate non da monarchi, dittatori, despoti, etc., ma da anonimi politici, non in nome di maggioranze o di specifici gruppi sociali ma in nome della “scienza” e della finanza. Due demoni che stanno minando seriamente le condizioni di vita dell’uomo e del pianeta, loro sì, non il cambiamento climatico.

La Scienza, quella vera, con la S maiuscola, da sempre luogo del dibattito e del confronto, non esiste più, il suo posto è stato preso dalla “scienza”: un dogma indiscutibile, pena sanzioni e restrizioni della libertà. Ma ormai coloro che formulano questo dogma cominciando ad essere al disotto di ogni sospetto.

L’economia non è più un sistema di regole che perequava la ricchezza creando sviluppo civile bensì espressione di dinamiche predatorie che aggravano senza scampo la vita dell’uomo. L’economica è divenuta la misura di tutte le cose, e non più l’uomo. Questa è una fatale e paradossale eterogenesi dei fini, è come se non fosse più il gatto a muovere la coda ma la coda a muovere il gatto.

Quanto pensiamo che questo stato di cose così ferocemente antiumano possa ancora durare?...Dopo il Covid, l’Ucraina, la Palestina e tra poco la terza guerra mondiale che potrebbe essere definitivamente atomica, ancora crediamo alla salubrità della finanza e dell’economia competitiva? Ancora ci preoccupiamo solo della salute ecologica del pianeta più di quella fisica e mentale degli uomini?

E’ proprio vero! il sonno della ragione genera mostri. E il nuovo mostro non è il neoliberismo in sé ma il neoliberismo finanziario predatore che ha ormai contaminato le nostre coscienze e alberga insidioso dentro di noi alterando ogni senso di umanità, di cooperazione, di solidarietà, di giustizia e di onestà.

Pare che nessuno se ne accorga. C’è una miopia epidemica il cui orizzonte non va al di là del proprio meschino interesse personale, ormai di piccolo cabotaggio. Ognuno in questa ridda di finanziamenti europei e di economia avvelenata pasce solo i propri egoismi mascherati con meschini sofismi e trionfali finti buoni propositi.

Si sta commettendo, nessuno escluso, esperti e scienziati in primis, un grande reato collettivo, di cui dovremmo rendere conto alle generazioni future: il reato di complicità.

Il rimedio è sempre peggiore del male e coloro che fingono di non vederlo perché credono di integrarsi al sistema per avere un poco di momentaneo ossigeno o di farla franca e mettersi in salvo, commettono reato di complicità. Lo stesso che compie un testimone che nega di aver visto o di colui che agevola la commissione di un crimine.

Il reato di complicità è il reato più immorale che esista, perché, come avrebbe detto Pasolini non è criminale solo chi commette il crimine, ma anche e soprattutto colui che pur potendolo evitare o potendosi opporre non fa nulla e lascia che il crimine si compia. Questi è più colpevole!

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Save e Green City, quando la città diventa di quindici minuti
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