Venerdì, 25 Giugno 2021
#UNMINUTODILIBRI

Opinioni

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A cura di Eliana Camaioni

Agape, esordio letterario per Lelio Bonaccorso: “E' l'Amore l'unica libertà che il cuore può concederci”

Il racconto breve rimasto per anni nel cassetto diventa spunto per riflettere sulla natura dell'uomo, sul senso della sua esistenza e sull'impegno per salvare ognuno il proprio “pezzo” di mondo. A tu per tu con il fumettista messinese. Che si svela a #unminutodilibri

Conobbi il suo Agape prima di conoscere lui.

Sapevo che fosse un fumettista bravo, sapevo quanto prezioso fosse il suo Caravaggio e la ragazza, da poco in libreria con le parole di Nadia Terranova, e che fosse un fuoriclasse mi era chiaro da sempre.

Ma non ci conoscevamo di persona, ci incrociavamo solo ogni tanto sui social; lo tenevo d’occhio come artista, mi incantavano le sue matite, ma per me che mi occupo di parole il mondo delle immagini rimaneva un microcosmo inesplorato, in cui non osavo entrare.

Finché non arrivò Agape.

VIDEO | "Quando gli uomini giunsero sulla terra”... il racconto letto da Eliana Camaioni

Un albero sensuale ed elegante, con l’essenza del Tao e i colori dello Spirito campeggiava sulla sinistra, ed emanava quella forza magnetica e seducente che solo la geometria sacra e l’arte dei Maestri riescono a trasmettere. Lelio Bonaccorso, Agape, c’era scritto sulla destra, letto da Massimo Colazzo. E più in basso, Musiche di Giovanni Puliafito. Niente di più, niente di meno.

Cosa fosse non lo sapevo, ma ci cliccai su e mi si dischiuse un mondo: in dodici minuti e dieci secondi c’erano tutte le domande e tutte le risposte, chi siamo, da dove veniamo e soprattutto perché siamo qui.

Una sintesi armoniosa e serena, che emanava forza e dolcezza al contempo: lo stesso calore luminoso che l’immagine di copertina irradiava. Un metatesto che andava oltre le parole, e arrivava dritto all’anima. Quella magia che solo i veri artisti sono in grado di creare.

Avevo urgenza di conoscere Lelio Bonaccorso.

Mi diede appuntamento alle dodici di un martedì, ci incontrammo sul selciato caldo di una Piazza Duomo piena di sole.

Non sapevo da dove cominciare: ho sempre detestato chiedere agli artisti di spiegare la loro arte, quasi peggio di spiegare una barzelletta o il senso di una battuta. Glielo dissi senza giri di parole, passando sotto l’arco fra il Duomo e il Campanile, che non intendevo sciupare la bellezza di Agape con domande scontate o puntelli a un reale di cui non si sentiva il bisogno.

Lelio annuì, sorridendo. E gli fui grata per aver capito anche quello che non avrei saputo spiegare. 

Continuammo a camminare; l’ingresso alla Cripta e piazza Immacolata di Marmo appresero che da sempre Lelio scrive, oltre a disegnare, e che Agape è di fatto il suo esordio letterario, la stella che annuncia la nascita di Lelio sceneggiatore: che avverrà presto, per Tunuè, con un lavoro sui Vespri in cui per la prima volta Lelio è sceneggiatore e disegnatore.

Un giro di boa importante, nella sua carriera artistica.

Sollevai lo sguardo. I tre rosoni delle absidi del duomo sembravano benedirci dall’alto, e le rovine della chiesa di San Giacomo alle nostre spalle, in perenne abbandono, aggiungevano sacralità antica alle nostre parole che si intendevano senza paraventi, erano un grido di Bellezza dimenticata che sembrava chiamarci in causa, chiedevano aiuto: decidemmo lì che avremmo raccontato Agape lasciando che parlasse da solo. 

Che la nostra intervista sarebbe stata come un’immagine fatta di parole: e noi ci saremmo limitati a illuminarla.

Questo è quanto è venuto fuori.

La lingua greca possiede, a differenza di quella italiana, più termini per indicare il concetto di amore. Agape è uno di questi: Gibran lo definì come “l’amore che basta all’amore”, Dante gli attribuì il potere di muovere il sole e le altre stelle. È la forma di amore più alta e pura, complementare a Eros, e spesso, impropriamente, a questo contrapposto.  Tu lo hai scelto come titolo del tuo racconto. E l’immagine di copertina che hai realizzato, unita a questa parola magica, basterebbe da sola a dire ogni cosa.

Cercavo un termine che potesse esprimere il senso che va oltre il senso. Qualcosa di incomprimibile e allo stesso tempo totalmente avvolgente. “Agape“  è l’unico termine che ne rasenti una vaga vicinanza.  Di più. Necessitavo di un simbolo. Il filosofo Giordano Bruno diceva che l’amore è l’Uno che si fa Due e che per amore torna a sé stesso nell’Uno. Non una Triade ma una sola cosa. Da mente visiva ciò che mi appariva chiudendo gli occhi era un albero, con le sue radici, i suoi rami e le sue foglie. Tante parti che sono uno. Da dove veniamo e dove andiamo. Tempo e spazio in un’unica immagine. La divisione la creiamo noi, con la nostra mente, con la nostra scelta.

“ Agape “ nasce da tutto ciò. Era arrivato il momento di entrare dentro il testo.

Cliccai sul video, gli evidenziai il primo passaggio per me significativo:

“Colto da una tristezza infinita l'uomo decise di chiedere a Dio, colui che tutto conosce, la soluzione per cambiare questo destino infausto. Immaginando che in cielo il Sole l'avrebbe accecato non permettendogli di vedere, l'uomo pensò che Dio si trovasse nelle profondità oscure della terra, nel suo Centro”.

Ci sono uomini e donne che si pongono continuamente domande – rispose lui - nonostante un tempo di “ distrazione di massa “, anelano, scavano, spinti come da un vento interiore. È una richiesta imponente che nasce da dentro, come un fiume sotterraneo che scorre celato, ma che a volte riemerge e si mostra evidente. È sottile e forte come un filo d’oro che lega certe anime nell’eternità; Io chiamo questa necessità  “ il richiamo arcano “. In tempi come i nostri dove il silenzio è un lusso, l’esigenza di ascoltarsi è sempre più forte. Ciò ci spinge non all’esterno, ma all’interno di noi stessi, nelle “ alte profondità “, verso il nostro Centro.

Mandai avanti, arrivai al secondo punto.

Allora dimmi, ribattè l'uomo sedendosi di fronte all'altro, come posso cambiare il Mondo affinchè non esista più la sofferenza ? . E mentre poneva questa domanda, teneva ben vicina a sé la candela che lo aveva accompagnato lungo il viaggio. “Guarda questa luce, è così flebile, ma genera tante ombre. Genera illusioni. Ma l'ombra che è l'esperienza di questo percorso vede solo sé stessa e pensa d'essere l'unica cosa sola ad esistere. Non sa cosa è in suo potere perché non sa cosa l'ha generata. L'unico modo che ha per capire, è tornare ad essere la luce che è la sua Origine"

Lelio sorride. Dice: quante volte ci siamo chiesti "ma la vita è tutta qui?". Un percorso prestabilito per tutti con alcune variabili, ma che di fondo si ripete nello schema. Avvertire un senso sottile di farsa, un ineluttabile destino che arriva al sommo momento che è la morte, con la speranza per molti di non vivere il tragitto della vita senza troppi scossoni. È a questo punto che l’esigenza di “ verità “, diventa una cura necessaria, ma da dove partire? Se le ombre della caverna platonica sono solo una parziale visione della realtà,  tornare a sé stessi, alla ricerca della fonte che è la nostra stessa origine rimane l’unica soluzione.

E arriviamo al momento del racconto che mi emoziona di più. Quel rimando alla Fiamma Gemella, che vive dentro e fuori di noi, Animus che incontra Anima, il Maschile che trova la metà Femminile della sua mela: “Hai generato la metà che ti appartiene, disse Dio, la tua anima riflessa. Ora ella è andata sulla terra a vivere milioni di vite. Quando troverà la sua candela, la sua luce, nel buio del tempo e dello spazio ti vedrà, ricambierà il tuo sguardo e sarete una cosa sola, ancora una volta. Saprete che voi stessi siete la vostra origine, il vostro centro, l'amore assoluto, divino perché è a prescindere dalle ombre che genera”

La candela è la luce che ci guida in quel labirinto che rimane oscuro finché non ne troviamo il senso, spiega Lelio. Ci sono molte vie, ma la metà è unica per tutti.

È una luce che porta chiarezza interiore e serenità nelle scelte che compiamo. Il cuore ha la sua mente e quando queste nostre parti interagiscono in equilibrio, le nostre azioni ci portano esattamente dove dobbiamo essere. Quando capita è possibile avvertire un senso di pace interiore perché sai che hai fatto la scelta giusta.

Penso a uomini coraggiosi come Falcone o Borsellino, che seppur consapevoli a cosa andassero incontro, hanno scelto di mettere lucidamente un passo dopo l’altro per Amore della propria terra, di ciò che ritenevano nobile è giusto. È in questo esatto istante che l’Amore diventa l’unica vera libertà che il cuore può concederci.

L’Amore è luce che è libertà.

 Non posso poi che soffermarmi su un altro passaggio, che sembra quasi una battuta: "Finché gli uomini non avranno il coraggio di trovare, cercheranno la Luna correndo di giorno e dormendo la notte".

Lelio annuisce. “Mi ha sempre incuriosito questa tendenza dell’essere umano a cercare la verità con le parole ma poco nei fatti, risponde. Forse per paura, forse per pigrizia di andare più a fondo, oltre la superficie. Ma riconosco quanto arduo sia questo compito, soprattutto nella costanza e nella severa disciplina necessaria. D’altro canto ognuno ha il suo percorso, per cui nessun giudizio ma semplice osservazione.

E arriviamo al gran finale: “Nella caverna Dio sorrise a sé stesso perché uno era, ed uno sarebbe stato”.

Lelio fa spallucce. Chi o cosa è Dio? Dice. Non ho la pretesa di sapervi rispondere, ma naturalmente per associazione di idee si accosta questa domanda a qualcosa di religioso. C’è chi ne riderà o se ne prenderà gioco. C’è chi lo maledirà e chi non importerà nulla.

Immagino però che chi sia arrivato fino in fondo a questa intervista ne avrà comunque un’idea personale. In generale è tendenza dell’uomo occidentalizzato quella di categorizzare tutto, interpretando le informazioni secondo la nostra conformazione mentale. Ognuno intende ciò che può e ciò che vuole. Io credo ad un’Essenza Creativa, Intelligente. 

Tutto ciò che vediamo è frutto di un pensiero; quello che esiste in fondo è il risultato di quello che prima non esiste. Basta guardarsi intorno: la nostra società è un insieme di convenzioni che mutano per vari fattori, una continua trasformazione. Pensieri che prendono forma e consistenza. Pura energia. Di conseguenza, anche noi in un certo senso siamo stati “ pensati “. Ritornare a questa Essenza, senza dividere ma cercando una via unificatrice. Anche Einstein cercava una teoria che spiegasse tutto. È necessario un percorso a ritroso con una consapevolezza superiore a quando siamo arrivati al mondo, verso quello stesso pensiero primo da cui discendiamo. Sono certo che inevitabilmente l’uomo arriverà a ciò; tempo e spazio sono probabilmente diversi da come li conosciamo per cui non c’è bisogno di turbarsi. 

Una cosa è certa: quando accadrà, sarà un sorriso. 

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