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Cronaca

Al via l'anno giudiziario 2024, anche Messina sconta i vuoti d'organico e c'è allarme su minori e periferie

A Palazzo Piacentini la cerimonia d'apertura nel distretto di Corte d'Appello. Dura la relazione del presidente Luigi Lombardo sull'assenza di personale anche nei tribunali della provincia e sulla lunghezza dei processi. Cresce il disagio sociale tra ragazzini che scontano la carenza di servizi e strutture: solo due i magistrati attivi al tribunale per i Minori

Messina non sfugge ai cronici problemi della giustizia, anzi è tra le città che paga il prezzo più alto. Con questa consapevolezza si è aperto a Palazzo Piacentini l'anno giudiziario 2024, in un'affollata aula magna. Tante le criticità evidenziate: dalla grave carenza d'organico ai tempi processuali troppo lunghi, fino alle difficoltà logistiche e organizzative a cui nei prossimi mesi si darà parziale soluzione con il secondo Palagiustizia. Ricca la relazione del presidente della Corte d'Appello Luigi Lombardo che ha toccato senza giri di parole tutti i tasti dolenti di un settore che specie al Sud arranca sempre più. A ciò si aggiungono i dati allarmanti sul disagio giovanile a cui non può porvi rimedio solo la magistratura nonostante gli sforzi del tribunale dei Minori, anch'esso sottodimensionato con due soli magistrati a comporlo.

A seguire, nella nutrita scaletta, anche gli interventi del Procuratore generale Carlo Caponcello e il consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura Marco Bisogni.

Devianza e disagio sociale: a Messina è allarme per le condizioni dei minori

Dura l'analisi del presidente Lombardo sui problemi che scontano i ragazzi messinesi, acuiti dalla mancanza di strutture e servizi capillari. Nell’area metropolitana - spiega Lombardo -  si registrano situazioni di emarginazione
e di rischio di devianza, anche trasversale, ai vari livelli sociali, per mancanza di sufficienti servizi educativi, scolastici, sociali e sanitari deputati a prendersi cura della integrazione dei minorenni nel gruppo dei pari e in un sano contesto familiare e cittadino. Alcune periferie della città sono luoghi di perdurante emarginazione, ambienti inadeguati alla socialità, anche di tipo scolastico, e alla positiva aggregazione negli spazi pubblici; questi ultimi, piuttosto che essere destinati all’incontro e al gioco, sono luoghi nei quali si fa spesso uso di sostanze stupefacenti o abuso di alcol per evadere dalla difficoltà di vivere senza risorse e senza stimoli a misura delle nuove generazioni.

Nelle zone distanti dalla città metropolitana, prevalentemente nelle aree collinari e montane poco collegate ai centri più popolosi della provincia, si registrano poi situazioni di isolamento sub-culturale, nelle quali predomina una cultura dei rapporti familiari circoscritta all’appartenenza a singoli nuclei, spesso in contrasto e in competizione tra loro, impegnati nelle attività agricole di quei territori.

Sono – di norma – i giovani delle famiglie meno istruite e meno abbienti che, con maggiore frequenza, abbandonano gli studi e, vivendo in ambienti di periferia emarginata, vanno alla ricerca di modelli comportamentali deviati che offrono una illusione di “supremazia” contingente. Nei casi di “povertà intergenerazionale”, ai fattori fondamentali che determinano la povertà educativa, lavorativa ed economica si aggiungono la dimensione psicologica (bassa autostima, sfiducia, frustrazione, traumi, mancanza di speranza e di progettualità) ed una inadeguata dimensione socio-culturale (territorialità, individualismo, sfiducia nelle istituzioni e nella comunità, povertà culturale).

Genitori spesso assenti e servizi inadeguati

Il dato comune di tali comportamenti trasgressivi è la mancanza di attenzioni da parte degli adulti e, in primo luogo, dei genitori, dai quali molti ragazzini non ricevono ascolto, per incapacità o per trascuratezza nello svolgimento del loro compito di accompagnamento educativo. Su tale situazione influisce negativamente anche la insufficienza o l’inadeguatezza dei servizi sanitari fondamentali per l’osservazione dei processi di crescita dei minorenni in fase adolescenziale, come i servizi di neuropsichiatria infantile e i consultori familiari. In presenza di una carente organizzazione dei servizi pubblici, territoriali e sanitari, l’esercizio della funzione giurisdizionale minorile ha comportato, in molte situazioni, anche l’assunzione di un ruolo di supplenza dell’attività amministrativa, soprattutto nella fase di esecuzione dei provvedimenti a cura dei servizi sociali territoriali.

Troppe poltrone vuote

In tribunale sono troppe le poltrone ancora vuote. Da quella di procuratore capo, rimasta vacante dopo il trasferimento a Palermo di Maurizio De Lucia, al personale negli uffici anche amministrativi. Lombardo dà i numeri: In Corte di appello, mancano attualmente due presidenti di sezione su cinque.  Il tribunale di Messina lamenta la vacanza di due presidenti di sezione su sei e di due giudici. Un posto di giudice è vacante attualmente presso il Tribunale di Patti e un posto di giudice presso l’Ufficio di sorveglianza di Messina. Più gravi sono le carenze negli Uffici requirenti di primo grado. Presso la Procura della Repubblica di Messina sono vacanti tre posti di
sostituto; due posti sono vacanti presso la Procura della Repubblica di Patti su un organico di cinque sostituti.

A parte le scoperture esistenti - si legge nella relazione del presidente di Corte d'Appello - nel complesso tutti i capi degli uffici lamentano l’inadeguatezza delle piante organiche rispetto al numero delle sopravvenienze. Clamorosa l’inadeguatezza dell’organico della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, composto dal Procuratore della Repubblica e da un solo sostituto.

Lombardo ha inoltre evidenziato come le piante organiche dei tribunali periferici siano del tutto inadeguate rispetto alla necessità di far fronte ai dibattimenti relativi ai processi di criminalità organizzata. Il presidente del Tribunale di Barcellona P.G. segnala l’eccezionale sforzo che ha dovuto sopportare quel tribunale e i giudici che lo compongono, per far fronte negli ultimi anni, alla celebrazione dei numerosi c.d. maxiprocessi ivi celebrati: tra gli altri, le c.d. operazioni: Pozzo, Vivaio, Mustra, Torrente, Gotha1, Gotha2, Gotha3, Gotha. Si tratta di procedimenti quasi sempre con numerosi imputati e numerose imputazioni, che hanno un impatto organizzativo assai maggiore di un qualunque altro procedimento penale sol che si abbia riguardo alla maggiore complessità della formazione della prova in relazione ai fatti associativi, piuttosto che ai fatti singoli.

E ancora al tribunale di Messina sono vacanti sei posti di giudice onorario su 24 (percentuale di scopertura del 25%); presso il Tribunale di Barcellona P.G. cinque posti su undici (percentuale di scopertura del 45%); presso il Tribunale di Patti tre posti su nove (percentuale di scopertura del 33,33%). Anche il Procuratore della Repubblica di Messina lamenta la scopertura di sei posti di vice procuratore onorario su ventiquattro.

In crisi il Giudice di Pace

Non migliore è la situazione degli Uffici del Giudice di pace. Basti considerare che presso l’Ufficio del Giudice di pace di Messina sono vacanti 17 posti di giudice su 30 (percentuale di scopertura 56%); presso l’Ufficio del Giudice di pace di Barcellona P.G. sono scoperti 8 posti di giudice su 11 (percentuale di scopertura del 73,00 per cento). Numerosi sono poi gli Uffici del Giudice di pace del distretto ove non presta servizio alcun giudice.

Nomine rallentate dalla burocrazia

Per il presidente Lombardo altro fattore di incertezza è dato dai tempi con i quali il Consiglio Superiore della Magistratura provvede alle nomine, le quali, in un cortocircuito burocratico di infiniti pareri, pervengono spesso
oltre un anno dopo la vacanza. Troppo tardi per un mondo che viaggia ormai con la velocità degli strumenti telematici. L’indipendenza della Magistratura dagli altri poteri dello Stato, di cui è presidio il Consiglio
Superiore della Magistratura, non può e non deve tradursi nella lungaggine nella copertura dei posti.

Da qui la condivisa considerazione, valida per tutti gli uffici giudiziari, che le scoperture d’organico e l’incertezza sulle date di effettiva copertura dei posti vacanti incidono pesantemente sull’organizzazione, sulla programmazione dell’attività e sulla produttività degli uffici stessi, costringendo a piani di gestione basati su dati incerti e rendendo più difficile l’incremento della complessiva produttività dell’ufficio e il recupero dell’arretrato.

Personale amministrativo tra precariato e posti vacanti

Gravi dappertutto, ormai da anni, sono le carenze di organico del personale amministrativo, soprattutto a causa del continuo pensionamento dei dipendenti, indotto anche da recenti provvedimenti legislativi agevolativi e non compensato da altrettante assunzioni. Il dirigente amministrativo della Corte segnala una scopertura dell’organico pari al 22%, risultando coperte solo 105 posizioni lavorative su 132. Particolarmente significativa risulta la scopertura dei posti di ausiliario, pari al 40%.

Le scoperture dell’organico della Corte vengono parzialmente alleviate ricorrendo ad applicazioni e comandi di personale temporanei, con le conseguenze negative della mancanza di continuità nel servizio e del detrimento di risorse umane negli uffici di provenienza. Ciò è tanto più grave in quanto la Corte di appello è anche costante referente del Ministero della Giustizia e sede del Consiglio Giudiziario distrettuale. Quanto al personale tecnico di edilizia, addetto all’ufficio appalti e contratti della Corte, una unità ha formalizzato le dimissioni e altre due le hanno preannunciate; anche un ingegnere informatico (Tecnico IT senior) si è dimesso dopo solo tre mesi dall’assunzione. 

Tale situazione deriva dalla scelta del legislatore di assumere tali figure professionali con un contratto a tempo determinato (tre anni): il “senso di precarietà” che ne deriva per il personale fa sì che esso preferisce optare, appena se ne presenta l’occasione, per altre opportunità di lavoro che garantiscono la stabilità del rapporto.

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