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VIDEO | Da 14 anni vivono in un alloggio di transito, oggi costretti allo sgombero: "Vogliamo un contratto regolare"

Il caso dell'isolato di via Alessandria n. 25 dove il Comune, che è soltanto locatore, ha calendarizzato lo sfratto di sei delle venti famiglie che abitano in una struttura, che è pericolante e fatiscente, senza aver dato la possibilità di ottenere un altro tetto sotto cui stare

Residenti da quasi quattoridici anni in una palazzina che il Comune ha preso in locazione per destinarla all'emergenza abitativa come alloggi di transito, ma raggiunti ad agosto del 2023 da ordinanze di sgombero. Si tratta di sei delle venti famiglie di via Alessandria n.25, nel Rione ferrovieri, che hanno occupato nel 2009 gli alloggi da cui adesso il Comune vuole sfrattarli, pur non essendo proprietario dello stabile e non potendo, quindi, intervenire con poteri autoritativi. Un calendario di interventi, quelli programmati dagli uffici di Palazzo Zanca, che entro ottobre vorrebbe queste persone fuori dagli alloggi. 

La prima famiglia che avrebbe dovuto lasciare uno degli appartamenti è quella dei Cardubbo, composta da due nuclei familiari, dove ci sono due minori, di 12 anni e 12 mesi, che, in quella casa, hanno visto morire il padre dopo anni di una malattia che lo aveva costretto alla dialisi e alla sedia a rotelle, costretto a curarsi e a spostarsi con interventi privati e mai raggiunto dai servizi sociali o da altre forme di assistenza. L'intervento del legale della famiglia, Annalisa Giacobbe, ha consentito un rinvio dello sgombero. 

Ma questo non basta a dare risposte a delle persone che vorrebbero rimanere comunque nelle case e che chiedono al Comune un contratto regolare per poter ancora abitare nella struttura che, comunque, è in uno stato di degrado e abbandono. Dai balconi inagibili, alle infiltrazioni d'acqua, alla muffa nelle stesse case, fino alla spazzatura lasciata sul bordo della strada. La situazione è, quindi, emergenziale, anche perché, oltre alla presenza di minori, ci sono anche diverse persone in gravissime condizioni di salute. 

La manutenzione degli appartamenti, fino a questo momento, è stata presa in cura dalle famiglie che lì abitano e che, adesso, convivono con la paura non soltanto di dover lasciare quel tetto sotto cui stanno ma senza alcuna proposta alternativa da parte del Comune. In mattinata il legale è stata rassicurata dal sindaco Federico Basile che farà ulteriori accertamenti sul caso. Nei prossimi giorni è stata promessa anche una riunione insieme al dipartimento per poter trovare una soluzione. "Chiediamo di partecipare all'incontro perché anche i miei clienti hanno diritto a esprimere il proprio punto di vista", ha dichiarato Annalisa Giacobbe. 

La vicenda mostra in tutta la sua drammaticità come l’emergenza abitativa in città non coincida solo con le baracche. Ci sono nuclei che non insistono nelle aree di risanamento ma che vivono in emergenza abitativa. Anche in consiglio comunale si è parlato delle priorità sullo sbaraccamento mentre l’Unione inquilini da tempo sollecita la necessità di un censimento dei soggetti fragili, vale a dire nuclei con disabili gravi e minori in emergenza anche al di fuori delle aree di risanamento. Resta ancora un problema l'assenza di un reale censimento della povertà che fotografi la condizione della città. Serve insomma una mappatura della povertà per poter avviare poi azioni mirate per la loro salvaguardia nonché azioni severe con chi approfitta della loro condizione.

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