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Messina, il consigliere Rizzo: "Biennio Sciotto frustrante ed umiliante"

La società, dopo aver ottenuto la salvezza in Serie D, ha portato avanti una trattativa con il signor Arena per la cessione del club. L'accordo economico tra le parti non è stato raggiunto

Il Messina non riesce a stabilizzarsi e il terremoto societario sembra continuare senza sosta a scuotere prepotentemente l'ambiente. La salvezza ottenuta a fatica e all'ultima giornata del campionato di Serie D 2018-2019 non ha soddisfatto le aspettative. In casi di fallimenti e ripartenze serve una programmazione intelligente e lungimirante, che possa riportare la squadra ai fasti di un tempo. La presidenza Sciotto ha deciso di vendere la proprietà in cerca di chi possa dare un vero futuro alla compagine siciliana.

L'unica trattativa portata avanti e vicina alla conclusione ha avuto il suo epilogo con un nulla di fatto. L'offerta del signor Arena non è stata accettata, facendo sorgere nuovi dubbi e perplessità sull'avvenire della squadra. Il rovente tema è stato ampimanete discusso dal consigliere comunale Massimo Rizzo: "Sono costretto per l’ennesima volta ad intervenire - dichiara l'esponente politico - sul caos calcio a Messina, affinché le persone di buona volontà trovino una linea comune per uscire dal guado. Ci tengo a precisare che continuo a ritenere che l’affidamento pluriennale degli stadi sia l’unica speranza per lo sviluppo di un’azienda calcistica con obiettivi ambiziosi che la città merita. E tuttavia, come ho sempre puntualizzato, tempi amministrativi e sportivi non sarebbero coincisi, anche se la pubblicazione del bando potrebbe attirare imprenditori lungimiranti. Oggi, però, il tema è un altro. La stagione agonistica è terminata ed è necessario programmare il futuro che è già il presente. Alla dichiarazione dell’attuale proprietà dell’Acr Messina di passare la mano non sono seguiti fatti concreti, al netto di una fugace trattativa aperta e chiusa in tempi rapidi. Troppo rapidi. E una rondine non fa primavera. Vero è che Acr Messina è una società di diritto privato che a quelle regole soggiace, ma probabilmente si è dimenticato che è anche lo strumento attraverso il quale una intera comunità veicola la propria passione, e soprattutto il simbolo di esportazione della messinesità. E come tale andrebbe gestita, con il rispetto dell’unica vera ricchezza che una società di calcio possiede: la sua tifoseria. Altri valori, e lo dico da avvocato che conosce anche le regole del diritto sportivo, che incidono sulla valutazione degli asset societari, dovrebbero eventualmente essere affidati alla valutazione tecnica di un advisor e non alla libera discrezionalità di chi magari, attraverso un’ipervalutazione commerciale, malcela la reale intenzione di non voler cedere la proprietà."

"Il voto negativo alla gestione Sciotto - sentenzia Rizzo - non è frutto di un pregiudizio, ma di un giudizio razionale ed obiettivo di un biennio calcistico frustrante ed umiliante che ha persino privato di appeal la società. Il merito di avere tenuto accesa la fiammella del calcio due anni fa, quando una società finanziariamente decotta per responsabilità precedenti si era salvata sul campo mantenendo il titolo sportivo ma non si era iscritta al campionato, oggi è travolto da una insipienza gestionale che ha pochi paragoni nell’intero panorama calcistico. Sinceramente spiace dirlo, ma tant’è. E’ giunto, però, il momento di rimboccarsi le maniche. E’ l’ora che la città recuperi uno spirito di appartenenza sopito, che si svegli la messinesità di una comunità sportiva, commerciale, imprenditoriale che segni una linea di discontinuità.

"Mi appello quindi - prosegue il consigliere - alle due società calcistiche (Città di Messina e Camaro) che in questi anni hanno operato con passione e managerialità, rispettando gli obiettivi sportivi e societari che si erano dati e dimostrando di saper programmare con competenza. Superate eventuali divisioni, anche i legittimi interessi di ciascuna società e posate la prima pietra del rilancio del calcio a Messina. Siete messinesi e lo avete dimostrato. Quella messinesità che non può essere un mero dato anagrafico ma un orgoglio di appartenenza che deve rappresentare un valore aggiunto per operare e bene nella propria terra. La città, però, non lasci soli chi potrebbe farsi carico di questa impresa messinese: ciascuno deve dare il proprio contributo, senza egoismi e gelosie. 
"Il mio appello è quindi esteso a tutta la comunità (sportivi, imprenditori, commercianti) che col proprio contributo, anche minimo, può dare slancio a questa idea. Persino il risultato sportivo può passare in secondo piano rispetto alla voglia di recuperare la fierezza di sventolare il vessillo della messinesità. Costruiamo qualcosa di diverso, che sia la base - conclude Rizzo - di un futuro radioso, liberiamo le energie, senza chiacchiere e proclami: qualcosa di messinese. Con orgoglio."
 

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