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Mario Biondi e il suo brano per le baraccopoli: "Quelle immagini mi hanno fatto male, dovevo fare qualcosa"

L'artista catanese al fianco di Arisme nell'opera di risanamento. I proventi del brano "Show some compassion" destinati alla riqualificazione di un'area degradata. "Con me tanti altri musicisti per aiutare la Sicilia"

La voce calda di Mario Biondi diventa un grido contro la vergogna delle baraccopoli messinesi. L'artista catanese è infatti sceso in campo in prima persona per aiutare la città nella complessa opera di risanamento. Lo ha fatto dedicando alla tematica la canzone Show some compassion, inserita nella versione digitale nuovo album Dare uscito lo scorso mese,  e assicurando parte dei proventi all'acquisto di nuovi alloggi e agli aiuti per le famiglie in difficoltà. Alla base c'è l'iniziativa #iorestoinbaracca lanciata dall'Agenzia Arisme del presidente Marcello Scurria e promossa direttamente dall'attore Nino Frassica. 

Mario Biondi svela a MessinaToday cosa si nasconde dietro al progetto, portato avanti con artisti come Chuck Rolando, Annalisa Minetti, Enzo Avitabile, Dodi Battaglia, Sarah Jane Morris, Jeff Cascaro, Alain Clarke, Paulo Gonzo, Nick the Nightfly, Luna, e Omar.
 

Da dove nasce l'idea di aiutare i messinesi in questa grave emergenza sociale?

"L'input è arrivato proprio da Nino Frassica. Ero in attesa di collegarmi con Rai Uno per un'intervista e prima di me è andato in onda un servizio sulle baraccopoli di Messina e sul progetto che stava nascendo. Mi sono sentito male a guardare quelle immagini, è stato mortificante rendermi conto di non conoscere la problematica. Così ho deciso di rimediare, proponendo di dare un contributo".

E' stato semplice convincere gli altri artisti ad aderire?

"Facilissimo, ho ricevuto subito un feedback positivo da parte di tutti. Sono tutti uomini di mondo e quando ho pronunciato la parola Sicilia si sono messi a disposizione. Tutti amano la nostra isola e la voglia di aiutarla ha reso le cose semplici e immediate".

La musica può essere fondamentale anche per portare avanti una battaglia del genere...

"Avere la possibilità di trasmettere un messaggio tramite la propria arte è un vantaggio da sfruttare. Io sono sempre al servizio dei più deboli, ho collaborato con Save the Children e ultimamente con un'associazione di volontari che aiutavano le famiglie in difficoltà durante la pandemia e il lockdown. Tante volte basta un gesto semplice per essere utili alla causa".

L'emergenza Covid ha colpito anche la cultura. Quanto è stato difficile rimanere fermo?

"Sicuramente è frustrante non poter far musica e incontrare il pubblico, non lo nego. Ma lamentarsi troppo è peccato anche perchè sappiamo bene che ci sono problematiche ben più invalidanti come l'emergenza delle baracche ad esempio. Anche noi artisti stiamo vivendo una situazione non semplice, dietro c'è una macchina organizzativa fatta di professionisti, io sono solo la punta dell'iceberg. Ma lo Stato a suo modo ha supportato il settore quindi bisogna essere rispettosi verso chi sta peggio".


 

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