rotate-mobile
I retroscena

Dalla "neve" ai "viaggi", il linguaggio in codice di Miccichè per ordinare cocaina allo chef Di Ferro

Dalle intercettazioni emerge che l'ex presidente dell'Ars, non indagato, in almeno quindici occasioni tra novembre scorso e aprile, avrebbe acquistato una quarantina di dosi

Era una sorta di "triangolo", un meccanismo ben rodato stando a quanto ricostruito dagli investigatori: Mario Di Ferro prendeva le "ordinazioni" nel suo ristorante, contattava i suoi referenti che poi gli portavano la cocaina a Villa Zito dove lo chef invitava o riceveva i suoi amici e clienti sia per pranzare che per cedergli la droga. Tra questi salta all'occhio, come emerge dall'ordinanza del gip che ha portato stamattina a tre arresti, il nome dell’ex presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè il quale, in almeno quindici occasioni tra novembre scorso e aprile, avrebbe acquistato una quarantina di dosi. E in alcuni casi, nonostante le sue smentite, sarebbe arrivato a bordo dell’auto blu con il lampeggiante acceso. Oltre a Di Ferro, che vai ai domiciliari, sono finiti in carcere i fratelli Gioacchino e Salvatore Salamone. A coordinare le indagini il procuratore Maurizio De Lucia e l’aggiunto Paolo Guido.

Era il 3 marzo scorso quando Di Ferro, intercettato dagli investigatori del Sisco e della squadra mobile, si trovava in montagna e scherzava al telefono con Miccichè sull’abbondanza di “neve”, termine utilizzato cripticamente per parlare di cocaina. “Anche a casa mia? Hai notizia anche a casa mia? No?”, si ricostruisce nell’ordinanza del gip Antonella Consiglio. Il tema era spesso al centro delle conversazioni che precedevano gli incontri tra il politico di Forza Italia e lo chef. Il 30 dicembre Di Ferro organizza a pranzo con alcuni amici e invita lo stesso Miccichè. Dopo un paio di telefonate, a scanso di equivoci, il gestore di Villa Zito richiama l’ex presidente e gli chiede se deve prendere contatti con “il rappresentante”. Il suo interlocutore gli risponde: “Eh sì, mi fai queste domande? Sono veramente imbarazzanti”.

Effettivamente, come avvenuto in altre occasioni, i due cercavano di celare le reali intenzioni di alcuni dei loro incontri e per farlo parlavano di viaggi - alcuni anche reali come rilevano gli investigatori - e dei giorni in cui Miccichè si sarebbe assentato. “Ma quanti giorni sono?”, chiedeva lo chef. E il politico rispondeva: “Va be, uno poi… che cazzo ne so io”. “Eh no, perché ti devo…”. “E va be, tu esagera…”. Gli incontri, come accertato grazie ad appostamenti e intercettazioni, avvenivano sotto casa di Di Ferro o in via Libertà, nel giardino di Villa Zito. A volte però Miccichè andava di fretta. Come il 18 novembre, quando il politico chiama Di Ferro per comunicargli che sarebbe andato a Milano e sia arebbe intrattenuto cinque giorni. Lo chef chiama il suo contatto e lo prepara: “Ou, vedi che domani all’una da me. Vedi che siamo dieci a tavola, seduti”. All’orario concordato, sebbene con un po’ di ritardo, l’ex presidente arriva con l’auto blu, lascia l’autista fuori, entra e va via circa un’ora dopo, probabilmente dopo aver pranzato.

Micciche sotto casa di Di Ferro(1)-2

C’erano poi occasioni in cui gli incontri erano molto più rapidi. Come quello del 6 dicembre in cui Miccichè, fotografato poco prima del suo ingresso (si veda l'immagine sopra), raggiunge Di Ferro a casa sua dove si trattiene pochi istanti prima di andare via. Sono in tutto almeno 68 i contatti tra l’ex presidente dell’Ars e il gestore di Villa Zito nei mesi dell’indagine che ha portato all’ordinanza del gip. Prima degli arresti di oggi Di Ferro, ad aprile scorso, era stato beccato poco dopo aver ceduto tre dosi di cocaina a Giancarlo Migliorisi, capo della segreteria tecnica dell’attuale presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. L’arresto aveva destato molto scalpore negli ambienti della politica ma anche nel resto della città. Mentre Renato Schifani, presidente della Regione, all’indomani del blitz era andato proprio a Villa Zito, da sempre posto di ritrovo della “Palermo bene”, per cenare nel locale dello chef, attirandosi anche una serie di critiche.

Le dichiarazioni di Miccichè

Dopo la pubblicazione degli articoli, l'ex presidente dell'Ars ha inviato una nota: "Escludo in maniera categorica che io mi muova in macchina con lampeggiante acceso". E riferendosi al consumo personale di stupefacenti ha aggiunto: "E' un errore che ho fatto nella vita di cui sono pentito. Considero molto più importante nella mia vita di essere stato onesto, non avere mai fatto male a nessuno, non avere mai rubato un centesimo. Poi ognuno di noi qualche errore nella vita lo ha fatto. L’importante è essere a posto con la propria coscienza, e io lo sono".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Dalla "neve" ai "viaggi", il linguaggio in codice di Miccichè per ordinare cocaina allo chef Di Ferro

MessinaToday è in caricamento