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Donne contro le donne, esplode il caso delle vignette "scandalose" di Lelio Bonaccorso

Dopo le polemiche che hanno portato alle dimissioni di Letizia Battaglia dal "Centro internazionale di Fotografia", è scontro social anche sul progetto del vignettista messinese. Pro e contro su una querelle destinata a far discutere

Un abuso sociale e anche troppo social del "femminismo", svuotato completamente del suo significato storico, e diventato ormai contraltare polarizzato di un presunto "maschilismo" che accomuna sia la Rai che educa le donne alla posa sexy che devono assumere anche quando vanno a fare la spesa al supermercato, sia le illustrazioni artitstiche di una ragazza che guarda lo Stretto di Messina. L'ultima vittima della gogna mediatica è il fumettista messinese Lelio Bonaccorso, che questa mattina si è scoperto "sessista", per colpa del suo ultimo progetto artistico in cui la città di Messina è ritratta come fosse il corpo di una donna che osserva nei suoi disegni gli scorci del mare.

"Dopo anni di attivismo, spesso con collaborazioni gratuite per sostenere i diritti umani, ed in particolare delle donne, mai mi sarei aspettato di essere tacciato per delle mie illustrazioni di " sessismo " e di " essere una persona poco credibile ", come se fossi un volgare sfruttatore della figura della donna", si sfoga amareggiato Bonaccorso. "È successo infatti, che una professionista messinese, senza darmi alcun diritto di replica e nascondedomi il post in questione, mi espone a una pubblica gogna, visti i commenti sotto il suo post, senza nemmeno mostrare le illustrazioni in questione, ma semplicemente dandone una sua personale e deformata interpretazione", ha spiegato. "Peccato che si tratti di una illustrazione in cui si accosta la bellezza della figura femminile a quella della città di Messina, nella quale non c'è alcuna volgarità, a meno che non la si voglia cercare distorcendone il senso". 

Un destino, quello dell'artista messinese, che ha anche realizzato durante il suo percorso artistico progetti in difesa dei diritti delle donne, come "Violate", realizzato con Maria Andaloro, molto simile a quello della fotografa Letizia Battaglia, che, nonostante l'impegno profuso nel corso della sua vita per ritrarre la femminilità siciliana con tutto il rispetto che soltanto la sua fotocamera è riuscita a dare alla Sicilia, è stata bersagliata da critiche, offese e censure, per la campagna pubblicitaria realizzata a Palermo insieme alla Lamborghini che ha deciso anche di ritirare le foto dai social. Adesso la fotografa ha deciso di lasciare il Centro internazionale di Fotografia. E le femministe si dividono. Per la "Biblioteca delle donne e il Centro di consulenza legale Udipalermo", questa sarebbbe, infatti, una "grande perdita".  

"Cara Letizia,ci addolora e ci dispiace la tua decisione di lasciare il Centro internazionale di Fotografia, una tua creatura, un progetto che è cresciuto in questi anni grazie alla tua infaticabile dedizione e a consolidate relazioni con fotografe e fotografi che hanno generosamente consentito di sviluppare un programma espositivo arricchente e di qualità. Sarebbe un’enorme perdita per Palermo e per noi donne che seguiamo con attenzione e orgoglio l’attività di una artista coraggiosa e anticonformista.Siamo consapevoli della ferita che hai subito,ma conoscendo la tua forza e le tue risorse siamo fiduciose che saprai trasformarlein potenzialità politica e creativa. È il percorso della politica delle donne che dalle ferite e dalle mancanze apprende e sperimenta. Vogliamo pregarti, pertanto, dinon abbandonare quest’impresa chenon può andare perdutané essere cancellata, come non può essere cancellato né messo in discussione il valore del tuo impegno creativo e politico. Con l’affetto e la stima di sempre", hanno scritto, raccogliendo la dirma di tantissime donne che hanno compreso il messaggio artistico della fotografa. 

Che la tendenza ad attaccare gli artisti per i propri contenuti sia sempre più diffusa, complici anche i social network, è un fatto. Ma se Messina fosse stata rappresentata da un uomo, o le fotografie di Letizia Battaglia avessero raffigurato un ricco maschio alpha alla guida della Lamborghini, ecco che tutto l'orgoglio femminile si sarebbe riversato sui social accusando comunque gli artisti di maschilismo. Scriveva il filosofo Nietzsche che "l'oggetto dell'arte non è riprodurre la realtà, ma creare una realtà della stessa intensità". E allora, ben vengano una Messina donna che guarda la Madonnina, ricordando Dina e Clarenza, fondatrici leggendarie della città dello Stretto, o Rosa Balistreri, che ha raccontato il femminicidio della sorella Maria, o Franca Viola, la prima donna siciliana che ha rifiutato il matrimonio riparatore. Ritrovandole, perché no, anche negli occhi delle bambine in posa davanti alla Lamborghini. 

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