Economia

Del Luca sul trattore, la Musolino a Ragusa al fianco degli agricoltori: "La Sicilia paga un prezzo più alto"

Siccità e infrastrutture carenti si aggiungono ai disagi patiti dal settore nel resto d'Italia. La protesta del leader di Sud chiama Nord e le ragioni della senatrice di Italia Viva: "Il nostro mercato stritolato tra le regole sempre più restrittive e la concorrenza dei paesi extra europei"

“L’agricoltura muore mentre i politici dormono”. “No, non dormono, mangiano”. Rincara lo slogan di agricoltori e allevatori, il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, che stamattina a Falcone ha capitanato la protesta dei trattori in Sicilia. Il blitz era stato annunciato con un post sulla pagina social: “Perché la nostra agricoltura deve essere vittima delle lobby europee e della debolezza politica italiana?”.

Una domanda alla quale hanno provato a rispondere agricoltori e allevatori che sono scesi in strada da diverse zone della provincia denunciando difficoltà anche maggiori rispetto ai colleghi che stanno protestando nel resto d’Italia. Una discriminazione territoriale che secondo gli addetti ai lavori si consuma in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia “che hanno una legge tutta propria” che aggiunge ulteriori elementi di crisi rispetto a quelle che infiammano gli animi in tutta Europa.

Da Falcone a Milazzo dunque, a bordo di un trattore, si è provato a far luce sulle ragioni della crisi. Una crisi che fa sì che il consumatore subisca prezzi schizzati alle stelle mentre ai produttori va solo una minima parte di quello che si spende. Un esempio? Noi compriamo l’agnello al chilo 13 o 14 euro ma l’allevatore se gli va bene prende ne prende solo tre. Le briciole, insomma.

Ma se non finisce nelle tasche dei produttori, a chi va il resto dei soldi che spendiamo per mangiare? Finiscono frantumati tra tantissimi attori con una catena di produzione piena di ostacoli. Ma c’è anche un problema di contribuzioni che non bastano, come ha spiegato anche Rocco Mordaci, medico veterinario, che ha parlato di “paletti” impossibili da sostenere per la realtà siciliana perché “i nostri allevamenti sono diversi da quelli della pianura Padana e non possono rispettare quei canoni che pretende la comunità europea”. Per non parlare poi dei costi di produzione che non possono essere concorrenziali rispetto a quelli dei paesi in via di sviluppo che non devono rispettare lacci e lacciuoli imposti in Italia per garantire la sicurezza alimentare. In primo piano anche regole che cambiano da un anno all’altro senza dare il tempo di pianificare la propria strategia aziendale.

De Luca si è poi spostato da Falcone al casello autostradale di Milazzo a bordo di un trattore. Qui ha lanciato la manifestazione di San Valentino, sempre con i trattori. "Al fianco di allevatori e agricoltori ci vedremo mercoledì 14 febbraio a Palermo, in Piazza Indipendenza, davanti a Palazzo d'Orleans. Quella è la sede dove battere i pugni, dove chiedere rispetto. Dal presidente Schifani e dai suoi sodali esigiamo risposte chiare: fatti non chiacchiere. Oggi da Falcone a Milazzo, in provincia di Messina la marcia degli agricoltori e allevatori per dire basta alle politiche europee che stanno devastando la nostra agricoltura, con la complicità del governo Meloni che invece di andare incontro alle richieste di queste persone ha deciso di aumentare le tasse. Noi con loro". 

E contro le misure del governo e al fianco di chi alza la voce, si schiera anche la senatrice Dafne Musolino, ormai lontana anni luce dal leader di Sicilia Vera. Ma le motivazioni alla base della protesta sono condivide. La senatrice ha contestato la politica agricola che invece di "favorire e dare sostanza alle richieste degli agricoltori ha scelto di fare esattamente il contrario”.

“Questo governo ha nuovamente introdotto l’Irpef agricola che Renzi nel 2017 aveva eliminato, penalizzando fortemente un settore già in crisi, ma fondamentale per la nostra economia – ha spiegato - Stiamo parlando di 280 milioni di euro che il Ministro Lollobrigida vuole dagli agricoltori senza dare nulla in cambio. Così la nostra agricoltura si trova stritolata tra le regole sempre più restrittive della comunità europea e la concorrenza dei paesi extra europei che operano senza alcuna regola”.

“Sono stati promessi trecento milioni di euro in tre anni di contributi ma a fronte di cento milioni per anno c’è una imposizione già di 280 milioni di euro per l’anno in corso”, continua la senatrice di Italia Viva. Anche qui il racconto della morsa di una normativa europea che impone sempre più controlli e dall’altra i paesi extraeuropa che non sono sottoposte alle stesse rigide regole ma fanno concorrenza sul nostro mercato. Un problema che pesa in Sicilia ancora di più per la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo.

“Come possono fare gli agricoltori italiani a sostenere una competizione internazionale sui prezzi e la vendita dei prodotti se il governo italiano invece di aiutarli addirittura li tassa?”.

Dafne Musolino nei giorni scorsi è stata a Ragusa per parlare con gli agricoltori e partecipare al vertice con i rappresentanti degli operatori promosso dal sindaco Peppe Cassì dove ha assicurato tutto il proprio impegno in difesa del settore. La Musolino ha toccato anche il problema specifico per la Sicilia legato alla siccità e alla carenza delle infrastrutture.

articolo modificato alle 14.15 del 4 febbraio 2024 // aggiunta manifestazione del 14 febbraio

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