Economia

Annullamento Capo Peloro Fest, Siracusano: “Simbolo di una città senza futuro”

Il segretario provinciale di Articolo Uno interviene sullo stop alla manifestazione a Torre Faro e lancia l'allarme sulla condizione del Mezzogiorno analizzata dal rapporto Svimez

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MessinaToday

Ad una prima lettura può apparire avventato mettere in correlazione due notizie apparentemente distanti come la recente presentazione del Rapporto Svimez, che analizza il divario tra Nord e Sud del Paese, e l’annullamento della quinta edizione del Capo Peloro Fest. A guardare bene l’analisi della condizione del Mezzogiorno e il mancato svolgimento di una manifestazione, che da qualche anno aveva animato uno dei luoghi più belli del nostro territorio, sono invece fortemente connessi.

Il Rapporto dello Svimez, che ipotizza un rischio recessione per le regioni meridionali e interpella la politica rispetto ad un piano di investimenti pubblici specie in campo ambientale, individua nell’emigrazione dal mezzogiorno – verso il nord e l’estero – la vera emergenza del Sud.

Dal 2002 al 2017 sono state oltre 2 milioni le persone che hanno lasciato il meridione di cui 132.187 nel solo 2017. Del totale degli emigrati nell’ultimo anno rilevato oltre la metà sono giovani (66.557) di cui il 33,0% laureati (21.970). Sono dati inquietanti che ci consegnano un Sud privato delle sue migliori energie: ragazze e ragazzi che decidono di cercare altrove la personale realizzazione e la costruzione di una prospettiva di vita. Senza la componente più attiva, vitale e propositiva il Mezzogiorno è condannato ad una lenta agonia. Le politiche governative, il reddito di cittadinanza su tutte, non colgono la gravità del problema. Il Sud non ha bisogno di elemosina o assistenzialismo ma ha bisogno di una prospettiva di sviluppo, territorio per territorio, verso la quale indirizzare finanziamenti pubblici e privati dentro una visione strategica. Il Sud ha bisogno di liberare le energie migliori in tutti i settori, compreso quello della ricerca scientifica, anche applicata all’industria e ai settori economici, rispetto al quale tanti meridionali ottengono risultati eclatanti al nord e all’estero. Dentro questa prospettiva è decisivo il ruolo della politica e delle istituzioni pubbliche che devono recuperare una logica di intervento senza cedere a facili provvedimenti a pioggia ma quali elementi di regolazione del sistema socio-economico.

La mancata realizzazione della quinta edizione del Capo Peloro Fest è invece emblematica di come le concrete situazioni di una città grande come Messina si muovano invece nella logica opposta della chiusura, della compressione delle energie migliori, della rinuncia all’innovazione e al cambiamento. Il festival promosso, per quattro anni consecutivi, dalla Pro Loco di Capo Peloro è stato l’esito di un percorso virtuoso messo in campo da un gruppo di giovani che hanno inteso promuovere lo sviluppo di un territorio straordinario come quello tra Torre Faro e Ganzirri. Una grande manifestazione popolare al culmine di tante attività promosse nel corso dell’anno. La Pro Loco nel comunicare di “non essere nelle condizioni di organizzare la quinta edizione dell’evento” denuncia la mancanza di un sistema di viabilità che risponda alle effettive esigenze del territorio, la mancanza di sicurezza e l’assenza di un sostegno economico pubblico. Le principali istituzioni cittadine (Comune, Prefettura e Questura) dovrebbero interrogarsi rispetto a questa rinuncia.

Ancora una volta per ritardi, mancanza di programmazione, e, complessivamente, volontà politica si rallenta la crescita del territorio. Riteniamo di essere di fronte ad un fatto grave, anche per il valore simbolico che questa manifestazione aveva assunto rispetto allo sviluppo locale e più complessivamente rispetto alla promozione e al sostegno dell’iniziativa giovanile.

Al di là della retorica del “puntare sui giovani”, la politica non riesce a cogliere le sfide delle giovani generazioni. Dentro uno schema che vale per il Ministro Salvini o per il Sindaco De Luca oltre le battute, spesso sgradevoli, l’uso spasmodico dei social e la strategia dell’annuncio sistematico c’è il vuoto delle politiche a sostegno dei giovani.

Tocca ai giovani allora riprendersi la politica, liberare le energie migliori, non delegare al politico di turno, abbandonare comodi cerchi magici e pensare al presente e al futuro delle nostre città.

Per quanto ci riguarda, come Federazione Provinciale di Articolo Uno,  stiamo attivando un osservatorio sulle più interessanti esperienze di politiche giovanili, realizzate nei diversi comuni di Italia, per dare il nostro contributo ed attivare un percorso virtuoso. E farlo prima che sia troppo tardi.

* Segretario Provinciale Articolo UNO

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