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Venerdì, 1 Marzo 2024
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Concerti, Sergio Caputo celebra il mito: "Felice di portare a Messina i primi 40 anni di Un Sabato italiano"

Al Giardino Corallo l'unica tappa siciliana con il cantautore romano che festeggia l'anniversario della sua canzone più nota e del suo primo album con un tour. Successi e progetti per il futuro raccontati a MessinaToday

Prendi un sabato qualunque, sere d’inverno con le stelle accese, un amico che ti citofona a casa e ti porta via. Quante storie, quante atmosfere, nelle canzoni di Sergio Caputo. Un talento allegro, un poeta ironico tra swing, jazz e pop che a Messina celebra i quarant’anni di un classico, Un Sabato Italiano, il brano che gli ha cambiato la vita. Ai Giardini Corallo, il 16 settembre, l’unica tappa siciliana del concerto da non perdere con il cantautore romano.

Sergio Caputo è un idolo dei giovani degli anni Ottanta, dunque anche mio. 

"Grazie. Per essere più precisi, ho iniziato la mia carriera negli anni '80 - come del resto la maggior parte dei cantautori "veri" che ascoltiamo oggi - da Vasco a Ligabue a Vecchioni e a molti altri.  Ci tengo a sottolinearlo perché più frequentemente di altri vengo associato agli anni '80, mentre la mia carriera è ormai quarantennale e si è sviluppata fino ad oggi senza mai smettere di fare album nuovi e senza adagiarmi sugli allori dei primi album. La maggior parte dei cosiddetti "fenomeni anni '80" italiani e stranieri sono pressoché spariti, salvo rare eccezioni".

Un alieno nel panorama della musica italiana che dopo il successo de “L’Astronave che arriva” approda a Sanremo e ci racconta di un Garibaldi innamorato.  Maestro, se l’Astronave che arriva si fermasse ora dove si farebbe portare?

"Mi farei portare in un mondo in cui la musica è ancora fatta da musicisti, e dove non sia resa accessibile a tutti più o meno gratis, perché quella del musicista è una professione importantissima per la cultura, che nelle condizioni odierne rischia di scomparire, e il mondo senza musica, o con musica prodotta artificialmente, sarebbe un mondo molto cupo".

Ricordo che ha fatto il bis a Sanremo. Ci tornerebbe ancora? 

"Per l'esattezza, un tris - l'ultima volta nel 1998.  Certo, ci tornerei, è rimasto l'unico evento musicale di rilievo in TV".

 Meglio diventare “indipendenti”, lei ha creato la sua etichetta che va avanti anche ora...

"La discografia è profondamente cambiata da quando ho iniziato la mia carriera, e personalmente non vedo un futuro molto roseo per le case discografiche - che si trovano a dover rincorrere i nuovi media invece di poter imporre prodotti culturali di spessore.  Ne deriva una musica "usa e getta" che sta abbassando drasticamente il livello qualitativo di tutto il settore e non solo.  Essere indipendenti in questo periodo storico significa poter invece produrre musica che possa essere definita tale, e che possa durare nel tempo.  Ciò comporta, ovviamente, una minore visibilità sui media, i quali sono invece unicamente attratti da personaggi immagine".

Cosa è cambiato rispetto a 40 anni fa, la tecnologia che allora mancava del tutto, quanto ci ha stravolto? Sarebbe stato meglio o peggio per la sua carriera artistica? Penso anche in termini di visibilità rispetto ai social? 

"Diciamo che 40 anni fa la tecnologia iniziava a fare capolino, anche se ciò che è successo dopo era inimmaginabile.  Già da metà anni '80 la musica faceva uso di molta tecnologia che solo anni prima non esisteva.  Per me come autore la tecnologia ha portato dei mezzi di registrazione che hanno parecchio semplificato anche il processo compositivo, rendendolo più spedito e soprattutto "salvabile". Per quanto riguarda i social, per me che li ho visti nascere in California, sembrava inizialmente che potessero sostituire i media tradizionali, ma in realtà farsi vedere sui social è ben più difficile che farsi vedere in TV". 

Torniamo a Un sabato italiano. Come è nato, ci racconta qualche retroscena inedito? 

"Staremmo qui una settimana a parlarne, però posso invitare alla lettura del mio libro "Un sabato italiano memories" che racconta la mia vita proprio di quel periodo in cui stavo maturando la decisione di fare il musicista, e nel frattempo vivevo le storie che poi sono diventate le canzoni del mio primo album".

Una curiosità: in “Metamorfosi, chi sono questi demoni-torpedine? E l’attaccano ancora?

"Nella fantasia popolare un artista è un essere tormentato, e molto spesso lo è veramente.  Saper gestire i propri demoni è un'arte che si impara col tempo, se riesci a sopravvivere a te stesso; io l'ho imparata".

Pochi sanno che Susanna, grande successo di Adriano Celentano, è anche sua. Come autore a quale canzone è più legato?

"Non sono in grado di dirlo, forse quella che ancora non ho scritto".

Concerto di Sergio Caputo ai Giardini Corallo, come fare per biglietti e prenotazioni

Sempre a proposito di Sabato italiano… in quell’album c’è “Cimini e bromuro” così dolce che è stata la ninna nanna dei miei figli e le conseguenze si vedono… Ma c’è un’altra canzone indimenticabile, “Io e Rino” che celebra una grande amicizia.

"Rino (alias per Riccardo Rinetti) purtroppo ci ha lasciati mesi fa.  Dopo alterne vicende, lontananze e riavvicinamenti, siamo rimasti in contatto fino alla fine, sarebbe dovuto venire al mio concerto di Milano al Teatro Lirico, ma il destino ha voluto diversamente".

L’effetto notte americana di “Io e Rino” lo ha poi trovato. Ha lasciato l’Italia a lungo ed è andato a vivere in America, in California, dove ha portato un pezzo d’Italia, o meglio di “Italiani Mambo”. Poi il ritorno? Cosa le mancava dell’Italia? 

"Un italiano l'Italia la porta sempre con se', ovunque vada.  In America ho frequentato pochissimi italiani, mi sono immerso completamente nella vita di laggiù, ma una volta italiani lo si resta per sempre".

A Messina invece non è la prima volta, giusto?

"No, infatti. Ci sono stato altre volte, l'ultima poco prima di partire per gli USA in un posto-anfiteatro chiamato "Il Pilone" o qualcosa del genere.  Ora sono molto contento di tornare, e spero che questo concerto mi riapra le porte di questa isola dove ho un pubblico molto caldo".

Prossimi progetti. Il famoso sogno nel cassetto, che non sia “Sogno erotico sbagliato” altro celebre album (ma sono 19 in tutto?).  

"Ormai i miei album non li conto più, oltre alle compilation fatte uscire dalle varie case discografiche e le ristampe varie.  L'ultimo è il remake di Un sabato italiano 40 anni a cura della Sony.  Il mio progetto per il futuro più pressante è finire tutti i brani incompiuti che ho nel cassetto.  Ne ho di bellissimi e voglio prima o poi renderli pubblici".

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