Sabato, 31 Luglio 2021
Politica

Ancora scontro sul caso Tari, De Domenico: “Ricatto occupazionale”. De Luca: “Sul ciclo dei rifiuti ha studiato poco”

Il sindaco inviata a un confronto pubblico con l'assessore Musolino il segretario del Pd intervenuto con una nota sulla bocciatura per l'aumento della tassa in consiglio comunale. “Inaccettabile che il voto del consiglio possa essere collegato, secondo un meccanismo di causa-effetto, al licenziamento di 50 lavoratori”

E’ ancora scontro sul Piano dei rifiuti e della Tari dopo la bocciatura del consiglio comunale che ha visto il Partito Democratico in prima linea contro l’aumento della tassa.

A rinfocolare le polemiche una nota del segretario di Pd, Franco De Domenico, che ha accusato di muovere le leve del ricatto occupazione innescando un botta e risposta prima con l’assessore Dafne Musolino e poi con il sindaco di Messina, Cateno De Luca che stamani in diretta facebook, dopo aver fischiettato l’inno di  Mameli dedicato alla vittoria degli azzurri a Wembley, lo ha invitato ad un confronto pubblico con l’assessore. “E’ un noto bocconiano – ha detto De Luca di De Domenico – ma sul ciclo dei rifiuti ha studiato poco o nulla. Ieri ha fatto un comunicato stampa che per capirlo abbiamo dovuto fare una seduta spiritica per giungere alla conclusione che non aveva compreso nulla. L'assessore Musolino lo aspetta per un dibattito pubblico, per spiegargli quelle che sono le questioni di nostra competenza, la funzione del piano economico finanziario, perchè non è emendabile e soprattutto perchè la mancata approvazione del piano determina il licenziamento di personale, la mancata assunzione di altro personale e il mancato potenziamento di altri servizi”.

Ma cosa ha scritto il segretario del Pd in attesa che l’amministrazione  ripresenti la delibera come annunciato dal sindaco dopo la bocciatura?

“E’ inaccettabile che il voto del consiglio possa essere collegato, secondo un meccanismo di causa-effetto, al licenziamento di 50 lavoratori e alla mancata assunzione di altri 100 – si legge nella nota di De Domenico -   Chi, come me, da anni ha fatto della tutela dei lavoratori un riferimento del proprio agire politico, sa bene quanto sia fondamentale - in primo luogo, proprio a tutela degli stessi lavoratori - distinguere tra mero assistenzialismo e efficientamento dei servizi. Se questi 150 posti sono necessari per garantire ai messinesi una città pulita, ciò significa che – ribadisce il segretario  - il problema non è la bocciatura da parte del Consiglio, ma l’incapacità dell’Amministrazione di trovare soluzioni gestionali e organizzative, che consentano un risparmio di costi nell’ordine del 30 per cento, tale comunque da permettere di non far gravare sui cittadini l’aumento dei costi per i maggiori oneri di smaltimento ovvero per la copertura dei crediti inesigibili.  Se ciò non è possibile la colpa è dell’amministrazione che non è stata in grado di trovare soluzioni efficaci per risparmiare, ostinandosi ad utilizzare tecniche di raccolta differenziata obsolete e rifiutando la strada dell’innovazione. Piuttosto che gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini, si garantiscano servizi al passo con le migliori esperienze, eliminando gli sprechi e non i posti di lavoro”.

Poi le proposte: “Perché, ad esempio, molte città invece del porta a porta hanno scelto la strada dei cassonetti da azionare con la tessera sanitaria (sistema ideale, tra l’altro, per stanare gli evasori), economicamente meno impegnativa? Perché tanti Comuni limitano le possibilità di smaltire rifiuti indifferenziati, abbattendo così i costi di smaltimento in discarica e aumentando gli introiti della differenziata? Perché non si vogliono predisporre mini isole ecologiche nel territorio cittadino e allo stesso tempo si disincentiva l’uso di quelle esistenti? Perché non si predispone un’attività seria di contrasto all’evasione senza dare numeri che poi aumentano i crediti inesigibili?”.

“Sono solo alcuni esempi – continua De Francesco - per indicare come esistano alternative alla semplificazione a cui stiamo assistendo in questo momento, basata sull’idea che a Messina, invece, o si fa pagare di più ai cittadini o si tagliano i posti di lavoro, o l’aumento delle tasse o la citta sporca. A questo punto, allora, con buona pace della filosofia che punta a una gestione dei servizi pubblici che minimizzi l’esborso degli utenti e massimizzi i ricavi, potremmo, assurdo per assurdo, pensare di inserire la Tariffa solidarietà da fare pagare a tutti i messinesi, col cui gettito garantire posti di lavoro, al di là delle effettive necessità, e magari ad accontentare le istanze populiste e ad alimentare i meccanismi clientelari. Potremmo assumere ben più di 150 persone – conclude - ma non faremmo il bene della città”.

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