Riganò, dalle Terme di San Calogero all'incrocio con Messi: il cannoniere di strada

La maglia scambiata con Henry, gli inizi da difensore centrale, la profezia di Gaetano Auteri all'Igea, l'amore per Firenze: una carriera che ha dell'incredibile come la costruzione della Cupola di Brunelleschi. Il ricordo del bomber di Lipari che ha segnato in tutte le categorie

Christian Riganò nel Messina

La cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze è un miracolo di tecnica ingegneristica, nessuno nel 1420 sapeva come coprire con quella geometria il tetto della Cattedrale. Una sfida architettonica senza precedenti. Il genio di Filippo Brunelleschi seppe sciogliere l'enigma dei fiorentini e oltrepassare il limite artistico aprendo le porte al Rinascimento italiano. La Cupola simbolicamente innalza al cielo divino. Christian Riganò ha la possibilità di ammirare ogni giorno il punto più alto della Cattedrale e chiedersi come sia riuscito l'artista a farcela. Anche la sua carriera sportiva è qualcosa di incredibile, un pezzo unico visto che le trecento reti circa le ha segnate ovunque, dalla A alla Seconda categoria, non c'è difensore che tenga. Quarantacinque anni, 46 il 25 maggio per la precisione, iniziati col pallone tra i piedi alla Polisportiva Terme San Calogero di Lipari. Oggi è tifoso e beniamino dei gigliati, forse anche più di un fiorentino purosangue. Dal 2002 vive e ama Firenze. E'  un figlio adottivo della città che o ti adora o ti manda in esilio come Dante Alighieri.

Comincia difensore centrale, i gol non li fa segnare

Riganò, che la stampa definì il muratore goleador, (la genialità architettonica di Brunelleschi non c'entra nulla) a 16 anni era già alto un metro e ottanta quando marcava gli attaccanti con la maglia dell'ex stazione termale delle Eolie. Avete letto bene: marcava e non segnava, questo prima che la Terme San Calogero si fondesse al Lipari. Per l'altezza e la stazza il ragazzo venne schierato da difensore centrale, al massimo sulla fascia, non di più. "Giocavo in Prima categoria, di giorno lavoravo e la sera mi allenavo, siccome durante gli allenamenti mi annoiava stare in difesa andavo in attacco, e segnavo". Il volto è da film di Marco Risi o se volete da romanzo di Aurelio Grimaldi, avrebbe potuto recitare in Mary per Sempre e Gomorra ma nel 1994 è lui la prima punta del Lipari a corto di attaccanti (l'ultimo a disposizione si era infortunato) e il tecnico Natalino Barrica non ha scelta. Ci furono gli spareggi al "Giovanni Celeste" e gli eoliani della ventenne promessa vennero retrocessi in promozione. "L'anno dopo segnai 23 gol e ci giocammo tutto contro il Camaro dei miei amici Chiofalo". Nel '97 i fratelli Massimino che gestivano quello che restò dell'eredità calcistica di papà Turi, l'Acr Messina in Eccellenza, lo convinsero a lasciare le Eolie. Si giocava a Furci, ogni giorno andata e ritorno da Catania per gli allenamenti. "Fu un anno importante per la mia carriera perché a Lipari difficilmente vengono a vedere i calciatori e poi non persi un posto statale andando a Messina, o per meglio dire Catania visto che alloggiavamo lì".

L'esplosione all'Igea, la notizia di Taranto data in ascensore 

E qualcuno di Barcellona Pozzo di Gotto (un nome che tornerà sotto altre spoglie a incrociare questa storia) venne a vederlo a Furci per portarlo al D'Alcontres. "Comincio seriamente a giocare a calcio, inizio a vivere di calcio con il presidente Immacolato Bonina, il compianto Ds Nino Barone, una squadra importante con Baratto, Marchese, Montesano". Gol a palate in due anni di D e un tecnico che lo fa crescere, vede quello che altri non vedono. Con Gaetano Auteri, anche lui ex attaccante, sono "scontri" verbali ma anche consigli giusti: "E' stato lui a volermi a Barcellona, mi fece capire che dovevo allenarmi in modo diverso per diventare un professionista, credeva in me, era molto esigente e io non abituato a quelle fatiche". L'Igea stravince il campionato e va in C2. Nel ritiro di Trecastagni per cominciare la stagione tra i semiprofessionisti succede quello che non ti aspetti: "In ascensore mi dicono: c'è Ermanno Pieroni che vuole portarti a Taranto, così vado da Bonina che mi chiese se avevo voglia di far carriera, fu la svolta". A questo punto meglio fermarsi. Perché comincia a suonare a ogni inizio stagione una musica sgradevole che fa pressapoco così: "Siamo sicuri di Riganò? Segnerà in categoria superiore?". Ritornelli che invece faranno danzare di gol lo spilungone che di spalle poteva permettersi pure la A1 di basket. Un armadio capace di svuotare reti in tutti i modi: destro, sinistro, su rigore e marchio di fabbrica il colpo di testa. Così a Taranto si ricredono in fretta. "Quattordici reti il primo anno di C2 con promozione, ventisette il secondo in C1". Se non ci fosse stato lo stop ai play-off per la B contro il Catania...". A Taranto nasce il coro "Dio perdona Riga no", una curva meravigliosa, 15mila spettatori quando andava male, avevo già 28 anni ma avevo fame, voglia di fare e di arrivare, io vengo dalla strada e senza settore giovanile, quelli come me vengono su sempre bene".

L'amore e i gol per Firenze

Lui da Taranto non sarebbe andato via ma la società aveva qualche problema dopo due anni super e Pieroni lo cede. La Fiorentina, nata dal fallimento, riparte dalla C2 sotto forma di Florentia Viola. Riganò retrocede di una categoria: "I miei amici mi davano del pazzo ad aver accettato l'offerta ma con una famiglia importante come i Della Valle non si poteva sbagliare, ero sicuro che il club sarebbe tornato presto in A e poi a Firenze non puoi dire no, non la lascerò mai". Anche a Firenze qualche mugugno appena arrivato, la città era col morale a terra, e lui vince la classifica cannonieri e stavolta va pure in B con tutti i compagni grazie al ripescaggio. Stavolta Riganò non segna più, vedrai. E invece no. "Se fatichi e ci sai fare non ci sono differenze di categoria, più mi dicevano che non ce l'avrei fatta e più mi caricavano, segnai 23 reti, quelle voci mi facevano bene, vinciamo lo spareggio contro il Perugia e andiamo in A e succede quel che non doveva succedere...". Era l'anno della riforma dei campionati di A e B, il 2004, stagione che vide pure il Messina tornare in A dopo 40 anni. "A Roma il mio esordio, ho il tempo di stringere la mano a Francesco Totti, 15minuti e infortunio, salto quasi due mesi, rientro e col Livorno su assist di Miccoli segno anche in A, ma fu un'annata travagliata, tre cambi di allenatore, non giocai tanto, segnai 4 gol nelle prime cinque partite, in quella stagione rimasi deluso dell'esonero di Emiliano Mondonico, meritava più fiducia".

Riganò lascia Firenze ma non si allontana di molto, venne ceduto in prestito a Empoli confermando la massima serie. "Prima Somma e dopo Cagni mi trasformano in assistman, dovevo andare sulle fasce (è Tavano che se ne serve) e nel 2006 la telefonata a due passi da casa, Messina, ripescato in A dopo un anno da dimenticare. "Mi chiama il Ds Marco Valentini: abbiamo scelto i numeri di maglia - mi dice - e ho lasciato la 9 libera". Quel Messina fa il bis di amarezze, retrocede in B in una stagione da non ricordare tranne per Riganò. "Non eravamo una squadraccia da buttare, dài, potevamo salvarci ma quando le cose cominciano ad andare male è difficile raddrizzare la rotta, anche lì cambi di allenatore...". Con 19 gol nell'ultimo campionato in massima serie dei giallorossi Riganò si guadagna il titolo di attaccante più profilico che abbia mai avuto il Messina nell'olimpo italiano del calcio. E mi sa che il record resisterà chissà per quanti anni ancora. "Avrei preferito segnare meno e garantire la salvezza a società e tifosi". Due gol nei derby con Reggina e Palermo e reti anche nelle due trasferte, diede gioie al San Filippo in dieci mesi da incubo. "Sarei rimasto pure in B a Messina ma non c'erano le condizioni per un grande campionato, non c'erano le intenzioni per riprovarci".

L'incrocio con Messi, la maglia di Henry

Con Marco Storari, Damiano Tommasi e Bruno Cirillo forma a Levante (la seconda squadra di Valencia), in Liga, una colonia italiana. "Siamo andati via a gennaio, troppi problemi societari". In casa contro il Barcellona l'incrocio con Leo Messi. Finisce 1-4 e il ventenne argentino di Rosario è in panchina con il numero 19. Entra e segna la quarta rete. "Non era ancora Messi ma si intuiva il campione, e poi Thierry Henry che fece tripletta, ci scambiammo la maglia con il francese che conservo, a quelli la palla non la toglievi mai". Il Barca in quel 29 settembre 2007 in trasferta vestiva la maglia azzurra e in campo Puyol, Eto'o, Xavi, e in panchina Frank Rijkard che nel 2006 alza la Coppa dei Campioni in cielo. Messi chiuse la stagione di lancio con dieci reti, il Levante in B, Riganò ne segna 4 in Liga e tre solo all'Almeria. Dall'Italia gli spagnoli prendono in prestito "Dios perdona Riga No". Va a Siena in A a 34 anni, e poi Terni e Cremona, richiesto da Mondonico in Lega Pro. Gli acciacchi si fanno sentire ma c'è ancora il tempo per tanti altri gol: un campionato di promozione alla Rondinella, la seconda squadra di Firenze, e le richieste di amici, come Tommasi, per aiutare club di Promozione, Prima e Seconda categoria e stravolgere i campionati minori.

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Chiude a 41 anni nel 2015 alla Settignanese in Prima Categoria, segnando. Oggi è istruttore di una scuola calcio e tecnico del Fiesole in Prima Categoria. Per scalare i tornei seduto in panchina serve punteggio, i gol non bastano più ma con il suo carattere non bisogna mai usare la parola impossibile. A Lipari rientra d'estate. "Conto di avere una possibilità anche da allenatore, di tecnici in Italia ce ne sono tanti, lavoro dal basso e posso ben dire che la mia carriera è tutta guadagnata e sudata con merito".  

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