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Nuovo colosso per le costruzioni, Ricciardello: “Progetto Italia? Più rischi che opportunità”

Il presidente di Ance Messina interviene sul progetto di Pietro Salini per rilevare le grandi imprese italiane ormai sull’orlo del fallimento. E avverte

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MessinaToday

“Progetto Italia non è la risposta alla crisi dell’edilizia nel nostro Paese, ed, anzi, rischia di dare il colpo di grazia alle piccole e medie imprese, vero tessuto connettivo del settore”. Non usa mezzi termini Giuseppe Ricciardello, presidente di Ance Messina, a proposito della ormai imminente nascita del nuovo colosso delle costruzioni italiane, costruito, su iniziativa di Pietro Salini, per rilevare le grandi imprese italiane ormai sull’orlo del fallimento, in primis Astaldi, e diventare un dominatore incontrastato del mercato delle grandi opere, sul territorio nazionale, con in dote il grande peso di Salini Impregilo nel resto del mondo. “Salini ha presentato qualche mese fa il progetto ai vertici ed all’assemblea dell’Ance Nazionale – sottolinea Ricciardello – cercando l’appoggio della nostra Associazione, ma mi sono sentito in dovere di intervenire, in quelle sedi ed all’interno della Commissione Referente Opere Pubbliche, di cui faccio parte da anni, per evidenziare alcune criticità piuttosto rilevanti legate a Progetto Italia, riscontrando l’interesse ed il favore dei colleghi e del Presidente Buia che ha preso una posizione abbastanza critica su questa iniziativa”. Oltre gli evidenti aspetti legati alla concorrenza sleale nei confronti di coloro i quali saranno costretti a competere, con minime possibilità di successo, con questo colosso nelle opere di maggiore importo, Ricciardello si sofferma su un altro problema: “Progetto Italia rende organico l’istituto del general contractor, che gestisce i grossi lavori lasciando l’onere della esecuzione alle imprese di dimensioni minori, e, di fatto, agisce facendo sentire tutto il proprio peso contrattuale ai danni di chi è costretto a subire condizioni capestro senza garanzia di essere pagati e, quindi, venendo ridotto sul lastrico, distruggendo tutta la filiera. L’ultimo e più vicino esempio – continua il presidente di Ance Messina – è stato quello della crisi CMC in Sicilia, con decine di imprese e fornitori stremati dalle problematiche economiche e finanziarie del general contractor, importantissime infrastrutture bloccate e un settore produttivo locale ridotto ai minimi termini”.

Progetto Italia viene presentato come la leva che può consentire di riavviare le opere pubbliche più rilevanti sul territorio nazionale, partendo da una sottoscrizione di 600 milioni di capitale a carico di Salini (50 mln), Cassa Depositi e Prestiti (250 mln), Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco Bpm (150 mln), oltre a una collocazione sul mercato finanziario da cui si pensa di ottenere i restanti 150 milioni di euro. Oltre 60 miliardi di lavori in portafoglio, un fatturato annuo previsto di 14 miliardi di euro e 18 mesi per portare a regime tutta l’operazione, con una governance in cui il ruolo maggiore sarà svolto dai membri di provenienza Salini Impregilo.

“Si tratta di una operazione senza precedenti nel nostro Paese – conclude Ricciardello – in cui, se si creeranno determinate condizioni favorevoli, possono anche nascere opportunità interessanti per tutti, ma qualcuno potrà garantire che, tra pochi anni, alla prima crisi di liquidità o economica, non ci ritroveremo costretti ad assistere al solito utilizzo di risorse pubbliche per finanziare un Salva-Progetto Italia, mentre un altro pezzo di sistema produttivo del settore costruzioni, composto da aziende sane dell’intera filiera sarà già scomparso? Questa è la mia maggiore preoccupazione, condivisa dall’Ance su tutto il territorio nazionale, che intendiamo trasmettere all’opinione pubblica.”

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