Dalle mutilazioni genitali al delitto d’onore, la lotta di Costanza per i diritti umani in Giordania

Tutto è cominciato da una tesi di laurea. L'esperienza della giovane messinese oggi responsabile di monitoraggio e valutazione di progetti alla Solidarity is Global Institute/Jordan

Costanza Matafù

“Lotto per i diritti umani di tutti e non delle donne perché donne ma perché esseri umani, non solo delle giordane ma delle donne in generale”. Questa è la missione di Costanza Matafù, oggi responsabile di monitoraggio e valutazione di progetti alla  Solidarity is Global Institute/Jordan, un’organizzazione non governativa locale di Amman capitale della Giordania. Tutto è cominciato da una tesi di laurea e da quel momento la vita della giovane messinese è cambiata per sempre. 

Dopo una ricerca sulle mutilazioni genitali femminili in Egitto per la laurea triennale e una seconda per la magistrale sul delitto onore in Giordania la studente di lingue e civiltà orientali  con specializzazione in questioni di genere e politica ne ha fatta di strada, scendendo in prima linea per i diritti delle donne in Medio Oriente e di tutto il genere umano.

“Sono venuta per la prima volta in Giordania nel 2013 per la ricerca tesi magistrale sul delitto d’onore - racconta Costanza - dovevo imparare meglio l’arabo quindi ogni scusa era buona per trovare nuove cose da fare, tirocini, volontariato, corsi di giornalismo. Ho anche collaborato per un breve periodo presso l’Agenzia stampa nazionale e l’organizzazione nella quale lavoro ora il SIGI/JO (Solidarity Is Global Institute/Jordan) - come responsabile di monitoraggio e valutazione - è quella dove ho cominciato dopo un periodo di volontariato”. 

La prima ricerca che ha visto coinvolta la trentunenne, che ha poi lasciato il mondo del giornalismo, ha riguardato un tema molto scottante:  l’articolo 308 del Codice penale giordano nota anche come la legge che consente “il matrimonio con lo stupratore” , secondo il quale l’uomo che aveva commesso la violenza sessuale poteva evitare una condanna per stupro qualora avesse sposato la vittima: “Ho lavorato per loro per quattro mesi - continua Costanza-come assistente di ricerca sull’articolo 308 del Codice penale giordano cosiddetto ‘matrimonio con lo stupratore’. Feci il confronto su come lo abbiamo eliminato in Italia e prese il via una ricerca a tutto campo su come la pensavano i giordani sulla questione e mi sono stupita perché ho trovato molte persone che si rendevano conto che era un crimine contro la persona, non contro l’onore della famiglia. Il SIGI ha lavorato su questo fronte fino al 2017, quando il parlamento giordano ha finalmente abrogato la legge e di questo sono stata felice”.

 Costanza Matafù lavora in Giordania per il SIGI/JO  che si occupa di diritti delle donne con servizi di supporto e assistenza legale, psico-sociale alle vittime di violenza e di violenza di genere che siano donne, uomini  bambini, adolescenti, giordani e stranieri ovvero anche rifugiati siriani e migranti economici  e di  progetti di advocacy, campagne e ricerche sui diritti delle donne in generale, i calls di sviluppo sostenibile, gli obiettivi di sviluppo sostenibile globali, diritti della salute sessuale riproduttiva, diritti anziani, diritti bambini, matrimonio riparatore, delitto d’onore. Con le sue ricerche svolte finora, il SIGI/JO è arrivato a coinvolgere la maggior parte delle organizzazioni sul territorio nazionale per fare azioni di lobbying, petizioni al governo e grazie alle loro campagne sono state emanate molte leggi, abrogate delle altre e create di  nuove.  Costanza monitora un po' tutto e fa da mediatrice tra il SIGI/JO e tra l’organizzazione americana Women learning partnership  seguendo i progetti e la comunicazione:“Stiamo implementando progetti sulla condizione dei diritti delle donne in Giordania a livello nazionale, un progetto di diritti degli anziani, uno  per l'empowerment economico per le donne e tanti altri”.

Per quanto riguarda il delitto d’onore, ovvero quella pratica secondo la quale se il marito, il padre o il figlio ritiene che la donna (moglie, figlia e madre) con il suo comportamento abbia colpito l’onore della famiglia può avere delle attenuanti uccidendo lei e/o il compagno, l’articolo  340 del Codice penale giordano  lo “consente” - mentre quello attualmente utilizzato dalla maggior parte dei giudici è l’articolo 98 che consente una riduzione di pena se il delitto è scaturito da uno scatto d’ira: “Durante il coronavirus c’è stato un aumento dei casi rispetto all’anno precedente - precisa Costanza- però rispetto agli anni passati c’è stato un miglioramento se confrontato con il periodo in cui feci la ricerca tesi,  proprio perché i giudici, gli avvocati e le forze dell’ordine sono stati formati per essere più sensibili alle cause di genere”.    

Avendo avuto esperienze in Italia e in Giordania Costanza Matafù ha trovato degli elementi di contatto: “Ci sono dei punti in comune, perché i temi più ricorrenti sono corruzione, nepotismo, patriarcato, mascolinità, censura, blocco del lavoro della società civile, inoltre spesso si cerca di supportare l’empowerment femminile solo per i propri scopi. In Giordania inoltre c’è un attivismo molto forte dall’interno. Ho lasciato la Giordania  nel 2016 e quando sono tornata (settembre 2019) ho trovato donne in posizioni di leadership, c’è stato un miglioramento, ma c’è ancora molta strada da fare. Certo dipende dalle zone, io mi trovo in una città urbanizzata ma ci sono anche villaggi rurali meno sviluppati, come in Sicilia abbiamo città ed entroterra siculo insomma .La sua è una scelta  avvenuta quasi per caso ai tempi dell’università: “La passione per le lingue mi ha portato a studiare arabo e la passione per l’arabo mi ha portato a studiare vari argomenti tra cui quello delle donne, soprattutto perché quando mi occupai delle mutilazioni genitali femminili in Egitto per la mia tesi triennale e poi del delitto d’onore in Giordania trovai somiglianze con parte della nostra tradizione italiana meridionale di mentalità prettamente tribale e mafiosa".

Costanza ha lavorato a Messina con i rifugiati  incontrati nei centri, negli ospedali e al tribunale, ma chi viene in Italia cosa cerca? “In Italia arrivano soprattutto africani della zona sub-sahariana - precisa Costanza - ma ci sono anche arabi siriani, tunisini  libici , egiziani sudanesi ma che scappano subito.  I migranti economici e i richiedenti asilo arrivano con l’intento di andare in Europa e non in Italia. Sono speranzosi di trovare un futuro lavoro per dare un contributo alle famiglie. Sono tanti i casi, c’è chi scappa dalla violenza ma anche da situazioni particolari ad esempio gli omosessuali vanno via perché nei loro paesi esistono leggi restrittive  o rischiano di essere aggrediti per una mentalità retrograda. C’è  chi fugge da matrimoni che non vuole o chi è costretto a subire circoncisioni oppure ad abortire”.  

Oggi assistiamo ad una normalizzazione della violenza, come combatterla? “Penso che non sia utile lavorare solo in maniera unilaterale, per proteggere le donne bisognerebbe fare un lavoro che coinvolga gli uomini per far capire loro che quello che fanno è sbagliato, spingerli verso un’autoanalisi. Bisognerebbe formare tutti gli attori sociali che possano  dare un contributo per cambiare la situazione dal magistrato al poliziotto perché siano più sensibili all’argomento e soprattutto non bisogna mai smettere di parlarne”. 

Bisogna anche cambiare la terminologia quando si parla di donne, ci tiene a chiarire la giovane messinese: “Le donne non sono vittime, le donne non sono deboli, non sono danneggiate dalla violenza in modo permanente quando sopravvivono, il punto è concentrarsi su chi commette l’azione e perché per la donna non è stato possibile difendersi.  Noi in arabo usiamo il termine sopravvissute alla violenza di genere, quando la donna non muore. Non si deve stigmatizzare la donna sempre e comunque  le impedisci di dimenticare e di imparare da quello che è successo, non può collegare di continuo la sua esistenza a ciò che  le è successo”.  

“Le donne o uomini che siano devono imparare a proteggersi- afferma la stessa- non viviamo in un mondo ideale purtroppo se vogliamo mantenere la nostra incolumità fisica e psicologica dobbiamo  evitare determinate situazioni,  quelle che possono metterci in pericolo. E’ ingiusto lo so ma molte organizzazioni mondiali compresa la mia stanno lavorando per cambiare questo mondo per consentire alle persone di  andare in qualunque luogo, scegliendo vestiti  e comportamenti e non rischiare di essere viste solo come pezzi di carne”. 

Cosa dire  a chi oggi subisce violenza? “Non sentitevi soli o in colpa. Chiedere aiuto non è una debolezza. Bisogna trovare la forza in se stessi per reagire a queste situazioni”. 

Costanza se guarda indietro non si sarebbe mai immmaginata che un giorno avrebbe ricoperto un ruolo del genere nella lotta alla violenza: “Quando sono arrivata in Giordania credevo di poter salvare tutti. Poi mettendomi nei panni di chi ho incontrato  ho iniziato a capire che posso dare solo un minimo contributo e  questo con il tempo può diventare molto più grande se sommato al contributo di altri. E’ mia responsabilità  dare un esempio e fornire un supporto  nel momento in cui la persona si sente pronta  a chiederlo, non puoi aiutare chi non vuole farsi aiutare”, conclude.

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