Movida ieri e oggi, la notte piccola dei messinesi raccontata dal dj Alfredo Reni

Negli anni '80 era Vulcano la meta più gettonata. Oggi le discoteche sono templi ormai abbandonati ovunque. Si inizia al tramonto con cibo e buoni cocktails

Dj Manola e il romano Valerio Di Giulio

Alfredo Reni-2-3Quando arriva l’estate, il tormentone “a Messina non c’è nenti” diventa molto meno veritiero: trovatemi un’altra città dove si possono passare le vacanze comodamente “sotto” casa in luoghi celebri in tutto il mondo, come Taormina e le isole Eolie. Ma le vacanze non sono fatte da sole e spiaggia, ma anche e soprattutto da notti, quella “notte è piccola per noi”, ritornello senza tempo. E come sono le notti alle isole Eolie in questa estate 2019? Lì la movida è sempre stata vivace: lo è ancora? Facciamo un viaggio nella memoria, giochiamo al com’era e com’è. Un ringraziamento alle mie preziose fonti: Elena Andronico, Sergio Lo Re, Novella Smeriglio e Letizia Scavello: se ci sono omissioni e dimenticanze  non crocifiggetemi.

Vulcano la meta preferita degli anni '80

Per buona parte degli anni 80 Vulcano, ed in misura minore Panarea (ma anche Stromboli), fu meta prediletta per le vacanze estive da moltissimi ragazzi di quella generazione e che di conseguenza frequentavano i locali pronti ad accoglierli. Vulcano era la più vicina ed accessibile, frequentatissima non soltanto nei mesi estivi, ma anche tappa obbligata durante la Pasquetta. Aveva i suoi riti ai quali nessuno osava opporsi, anzi! al contrario. Si sbarcava dall’aliscafo, si attraversava il traballante pontile di legno e si era subito da Remigio. Remigio (dal nome dello storico titolare) non era un bar.

Era ed è ancora IL bar. Bisognava esserci, sedersi a prendere la granita subito appena arrivati, bivaccarci nei giorni seguenti per ricevere e osservare chi arrivava, e perché da li poi si partiva per le rotte del divertimento, con il pullmino Fiat 850 che trasportava il popolo della notte su, alla discoteca che a Vulcano dettava legge, il Pyro Pyro. Creata da Martino Ricciardi era una grande pista nata su una roccia. Da li, lo spettacolo della spiaggia di Ponente, grazie alla illuminazione affidata a luna e stelle, era semplicemente mozzafiato. Al banco regia si alternarono dj e semplici appassionati, da Pippo Zangari a Paolo Siracusano. E TommY. Nessuno sa il suo vero nome: nato come fantomatico regista nel programma radio di Antonio Lo Giudice, creatore instancabile delle bobine Revox per i no stop di Antenna dello Stretto, a poco a poco imparò davvero a mettere un disco dietro l’altro guadagnandosi un posto in quella consolle con quello che divenne il suo nome d’arte.

Quando il Principe portava tutti alla Baia di Ponente

La presenza di vip accresceva il fascino e la popolarità del Pyro: un romano trapiantato nell’isola, Marco Pietravita, conosciuto come Il Principe, era abilissimo nel convogliare nel locale affacciato su Baia Ponente Mike Bongiorno, Walter Chiari, Enrico Maria Salerno, Anna Kanakis, Alberto Tomba.

A far da concorrente alla discoteca di Martino c’erano le Rocce Rosse. Era a Vulcanello, anche qui raggiungibile con pullmini e motorini, la pista ed un bar al chiuso, i tavolini all’aperto nel terrazzo. Le Rocce erano di Manlio Cilona ed esplosero definitivamente nei 90: pubblico più giovanile ed ospiti in linea con il nuovo decennio, da Linus ad Albertino e Fargetta, Corona ed Alexia.

Panarea era appannaggio dei milanesi, quei milanesi descritti nel film culto degli anni 80, Yuppies. Le mete notturne preferite erano la terrazza del Raya, ed il Bridge, creato da un catanese, Marcello Santocchini.

Discoteche addio

Ed oggi? Come vuole la tendenza del momento, le notti non sono più appannaggio delle grandi discoteche, templi ormai abbandonati ovunque. Ora si inizia al tramonto con cibo e buoni cocktails, accompagnati da djset e musica dal vivo. E’ cosi a Vulcano, dove gruppi dal vivo accompagnano il vino delle Cantine Stevenson, l’immancabile pane cunzato da Malvasia, il multifunzionale Il Castello, bar, aperitivo, ristorante e discoteca, con la palermitana Dj Manola ed il romano Valerio di Giulio (ed anche con chi scrive). E Baia Negra, la pista per i giovanissimi (la cui apertura per questa estate è però ancora in forse). Stessa situazione a Salina, dove la notte è targata Portobello, locale multipiano dove è possibile cenare, bere e ballare, così come al Rapanui, dove però le serate sono eventi e non appuntamenti fissi. E soprattutto la piazza di Malfa: come negli anni 60, ci si ritrova li, un gelato, una birra e tante chiacchiere fino a notte fonda. A Panarea il cuore della movida è la zona del porto con i suoi bar affollatissimi all’aperitivo, l’ Hycesia e se volete mangiare un dolce assolutamente inaspettato dovete assolutamente fare un salto da Paolino: cercatelo e chiedete la sua torta di melanzane: vi stupirà piacevolmente. E la pista del Raya è sempre lì.

Infine, l’appuntamento che segna ancora il fine stagione: la tradizionale festa di San Bartolo il 23 agosto a Lipari. Decine e decine di imbarcazioni muovono soprattutto dalla vicina Vulcano per assistere ai fuochi, girare per le bancarelle, partecipare alla festa di piazza. Ma i ragazzi degli anni ‘80 saltavano tutto ciò per sedersi al bar Eolo ed ordinare La Bomba, un boccale da un litro colmo di Negroni. Chi sa perché questo nome: si sa solo che il ritorno da Lipari era sempre molto allegro, e L’estate sta finendo era solo una canzone dei Righeira.

Alfredo Reni

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