Col vulcano non si può vivere, ma neanche senza

Turisti in fuga dopo l'esplosione ma nessuno teme un calo. Troppo legati a “Iddu” e ai misteri di un'isola romantica e selvaggia che ha stregato anche tanti vip. Da Rossellini a Napolitano

Si chiamava “Ai piedi di un vulcano". Era il titolo dato ad un soggetto cinematografico commissionato dal comune di Lipari e mai pubblicizzato, tanti anni fa, negli anni ’80.

Si vedeva l’isola  che sembrava promettere a tutti quello che sarebbero andati a trovare: la pace dell’anima. Lontani dal caos cittadino, senza vacanze “preconfezionate”, senza abiti da sera, senza fronzoli.

Un jeans corto, un paio di costumi da bagno, un maglioncino per la sera e via, si può partire per l’isola dei sentieri, a bere malvasia, sonnecchiare sulla sabbia nera e mangiare fugaci seduti su un muretto con lo sguardo rivolto all’insù, in attesa che la cima venga arrossata da qualche sbuffo di lapilli.

Quante polemiche negli anni, anche per le restrizioni su falò o musica notturna, ordinanze sindacali che è sembrato potessero limitarne le prospettive turistiche.

Quanti scontri proprio su Ginostra che oggi, dopo l’esplosione – dice affranto il sindaco di Lipari Marco Giorgianni – sembra una zona di guerra. Da una parte chi sostiene che creare condizioni “normali” di vita in queste isole vuol dire omologarle e togliere fascino, dall’altra chi cerca di capire come far crescere l’accoglienza per un “mercato” più ampio.

Chi non è mai andato alle Eolie, non può capire di cosa stiamo parlando. Del cratere – per rimanere in tema - che scavano negli occhi quelle distese d’acqua puntellate di barche e le altre isole all’orizzonte. Un cratere che si può riempire solo guardandole ancora. E ancora. E ancora. Non solo a Stromboli, ma in tutte le isole più piccole e meno esposte come Filicudi o Alicudi, dove non c’è l’illuminazione pubblica e le stelle nel cielo si contano a migliaia.

Ora i turisti forse fuggono, accolti dai microfoni e dalle telecamere della Rai e di altre testate giornalistiche al porto di Milazzo. Ma torneranno. Alcuni di quelli andati via dopo l'esplosione sono già rientrati per completare la vacanza.

Non ha dubbi l’albergatore dell’hotel Villaggio. Torneranno sì. Moltiplicati. Perché anche se qui comanda Iddu, come chiamano il vulcano gli isolani, a quel fascino - e forse anche a quel pericolo -  non si sfugge.

Lo ha spiegato anche Luciano Acquaro, 54 anni,  fuori il suo ristorante 'Da Luciano',  all'Adnkronos. A Stromboli lui è nato e ci torna sempre d'estate. D'inverno vive a Napoli con la compagna. Sull'esplosione del vulcano minimizza. "Per noi è normale, ci siamo abituati, se convivi con un vulcano sai che ogni tanto sbuffa" anche se stavolta "è stato più forte delle altre". Il vulcano qui è uno di famiglia, rispettato, amato, coccolato. Il rapporto è personale. "Ci vuole bene e qui i turisti arrivano per lui. Anche se solo per un giorno, chi va alle Eolie non può non fare una tappa qui". Dopo l'eruzione e il clamore delle ultime ore non teme un calo di arrivi. "Anzi, ne arriveranno di più - dice -. Soprattutto stranieri. Loro amano le escursioni sul vulcano". 

E’ accaduto pure nel 2003 con l’onda anomala provocata dalla frana della Sciara di fuoco dello Stromboli.  C’erano già tante case dei vip.  Quella degli stilisti Dolce e Gabbana, dello scrittore Umberto Eco, l'ex presidente della camera Giorgio Napolitano, Angela Finocchiaro, Mita Medici. L’attore Silvio Orlando se ne era innamorato.

E' proprio da una vacanza insieme a Paolo Virzì e a Rocco Papaleo che nasce l'idea del film “Ferie d'agosto” con Sabrina Ferilli. Orlando non è l'unico vip stregato dalla magia misteriosa di Stromboli. Prima di lui, il grande Roberto Rosselli che nel 1950 spezzò il cuore ad Anna Magnani girando “Stromboli – Terra di Dio” con Ingrid Bergman, Nastro d’argento per quell’interpretazione.

Oggi si parla di fuga e tutti guardano con attenzione l'evolversi delle condizioni dello Stromboli che resta un 'sorvegliato speciale'. Il dipartimento della Protezione civile ha disposto il passaggio di livello di allerta da 'verde', che corrisponde all'attività ordinaria, al livello 'giallo' e la conseguente attivazione della fase operativa di 'attenzione' secondo quanto previsto dal Piano nazionale di emergenza per l'isola di Stromboli. 

Ma sono secoli che i vulcanologi scuotono la testa dicendo che lì non si può vivere. Ma anche senza Stromboli non si può vivere.

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