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Domenica, 14 Agosto 2022
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Università statali, la classifica del Censis: Messina resta la peggiore d'Italia

Il rettore Cuzzocrea: "L'Ateneo sta lavorando per migliorare proprio sul fronte del servizi ma fino a quando non riusciremo a realizzare queste opere che sono già in cantiere, non potremo influire su questi indicatori"

E anche quest’anno... miglioreremo il prossimo. L’Università di Messina resta all’ultimo posto della nuova classifica degli atenei italiani pubblicata oggi dal Censis che da oltre vent’anni stila la graduatoria per orientare i giovani diplomati e analizzare il sistema accademico. Stavolta a preoccupare maggiormente gli analisti è in generale il crollo delle immatricolazioni, in parte atteso per l’emergenza covid anche se non mancano le sorprese. Sono gli atenei del Sud a registrare la variazione negativa più marcata, Messina in particolare.

Il ranking 2022-23, consultabile al sito www.censis.it, vede primeggiare, a seconda delle dimensioni, da mega a piccoli atenei, Bologna, Pavia, Siena e Camerino. Messina è ultima fra le grandi università con un punteggio di 75,8 perdendo cinque posizioni in quattro anni.

La guida alla scelta universitaria prende in considerazione le strutture disponibili, i servizi erogati, il livello di internazionalizzazione, la capacità di comunicazione 2.0 e la occupabilità. E proprio occupabilità (66,0), servizi (70,0) e internazionalizzazione (71,0), penalizzano l’ateneo dello Stretto che quest’anno perde il 7/8% di studenti nuovi immatricolati mentre Catania (per esempio) ne guadagna l’11%.

"L'Università sta lavorando per migliorare proprio sul fronte del servizi ma fino a quando non riusciremo a realizzare queste opere che sono già in cantiere, non potremo influire su questi indicatori", spiega il rettore Salvatore Cuzzzocrea a MessinaToday. 

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La classifica delle università

La prima posizione tra i mega atenei statali (quelli con oltre 40.000 iscritti) è occupata anche quest’anno dall’Università di Bologna, con un punteggio complessivo di 89,8. Seguono l’Università di Padova e La Sapienza di Roma, rispettivamente con 88,0 e 86,5 punti. Sale in quarta posizione l’Università di Pisa (85,2), che scalza Firenze (84,3). Avanza di due posizioni la Statale di Milano (82,7), che passa dall’ottava alla sesta posizione. L’Università di Palermo si conferma settima, ex aequo con Torino (80,8). Chiudono la classifica Bari (80,2) e la Federico II di Napoli (72,3).

E l’Università di Pavia quest’anno a detenere la posizione di vertice tra i grandi atenei statali (da 20.000 a 40.000 iscritti), con 91,0 punti. Segue l’Università di Perugia, che dopo un lungo periodo di  primato retrocede in seconda posizione (90,8). Scalano la classifica di una posizione l’Università della Calabria e l’Università di Venezia Ca’ Foscari, che passano rispettivamente in terza e quarta posizione con un punteggio di 90,3 e 88,7. Salgono di due posti l’Università di Milano Bicocca (+13 punti nell’indicatore dei servizi per gli studenti) e l’Università di Cagliari (+10 punti nell’indicatore relativo a comunicazione e servizi digitali), rispettivamente in quinta e sesta posizione con i punteggi complessivi di 88,5 e 87,8. Segue in settima posizione l’Università di Parma (86,8), a cui si accoda l’Università di Genova (85,7). Stabile in decima posizione l’Università di Roma Tor Vergata (85,0), seguita in undicesima posizione dall’Università di Salerno (84,8), che perde rispetto alla scorsa annualità 9 posizioni a causa del decremento dell’indicatore relativo a borse e altri servizi in favore degli studenti gli studenti (-28 punti). Guadagna una posizione l’Università di Chieti e Pescara (80,3). Chiudono la classifica l’Università di Roma Tre (78,8), l’Università di Catania (78,3) e quella di Messina (75,8).

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Apre la classifica dei medi atenei statali (da 10.000 a 20.000 iscritti) l’Università di Siena, che con 96,7 punti si guadagna la prima posizione, detenuta lo scorso anno dall’Università di Trento, che con 94,8 punti scende in terza posizione a causa della perdita di 10 punti nell’indicatore relativo all’occupabilità. È preceduta dall’Università di Sassari (96,0), che guadagna una posizione grazie all’incremento di 15 punti nell’indicatore relativo a borse di studio e altri servizi in favore degli studenti. Stabile in quarta posizione c’è l’Università di Trieste (94,5), che precede l’Università di Udine (94,0). Scende di una posizione l’Università Politecnica delle Marche (91,2), seguita dall’Università di Brescia (88,5). L’Università del Salento (87,0) scende dalla sesta all’ottava posizione, seguita dall’Università di Urbino Carlo Bo (84,8), stabile in nona. Guadagna una posizione l’Università dell’Insubria (83,3), decima in graduatoria. L’Università di Foggia è undicesima (82,3), dodicesima l’Università del Piemonte Orientale (82,0). Chiude il ranking l’Università di Napoli Parthenope (77,3), preceduta dall’Università di Napoli l’Orientale (78,2) e dall’Università di Catanzaro (79,0).

Nella classifica dei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti) l’Università di Camerino occupa la prima posizione, con un punteggio pari a 99,5, seguita dall’Università di Macerata (87,2). Al terzo posto, avendo scalato tre posizioni, quest’anno c’è l’Università Mediterranea di Reggio Calabria (86,5). Retrocedono gli atenei laziali di Cassino (85,0) e della Tuscia (83,0). Sale di due posizioni l’Università della Basilicata (80,5), che precede l’Università di Teramo (80,2). Retrocede l’Università del Sannio (79,3). Chiude la classifica l’Università del Molise (75,7).

La classifica dei politecnici è guidata anche quest’anno dal Politecnico di Milano (97,0), seguito dal Politecnico di Torino (91,5), che ora occupa la seconda posizione, che lo scorso anno apparteneva allo Iuav di Venezia (90,5). Chiude la classifica il Politenico di Bari (87,7).

Tra i grandi atenei non statali (oltre 10.000 iscritti) in prima posizione c’è anche quest’anno l’Università Bocconi (92,6 punti) e in seconda l’Università Cattolica (76,2). Tra i medi (da 5.000 a 10.000 iscritti) è la Luiss a collocarsi in testa (93,2), seguita quest’anno dallo Iulm (80,2). Tra i piccoli (fino a 5.000 iscritti) è prima la Libera Università di Bolzano (94,6), seguita dall’Università di Roma Europea (86,8).

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