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Domenica, 23 Giugno 2024
La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

La Chiesa del Carmine a Messina, una metamorfosi dal Barocco al Liberty

In questa architettura, realizzata tra il 1926 e il 1931 e intitolata nel progetto originario a San Lorenzo, l’architetto romano riesce a dare il meglio di sé. Dalla sovrapposizione dei volumi in un crescendo quasi metafisico ai finestroni circolari, tutto ha caratteri inediti. Fatto salvo il campanile

Delle architetture di Cesare Bazzani realizzate a Messina per la ricostruzione della città dopo il 1908 avevamo già riferito in questa rubrica facendo rilevare quanto il suo contributo sia stato del tutto sterile e inespressivo (LEGGI QUI).

Viceversa degna di nota è la Chiesa del Carmine, opera nella quale Bazzani interpreta la cifra modernista in modo singolare.

La chiesa nel progetto originale venne intitolata a San Lorenzo per via dell’antico toponimo dell’area in cui ricadeva un tempio dedicato al martire.

In questa architettura, realizzata tra il 1926 e il 1931, l’architetto romano invece di contaminare e diluire gli stilemi modernisti come era solito fare, svuotandoli di ogni contenuto d’avanguardia, tradusse pienamente quella famigliarità che c’è tra il Liberty ed il Barocco.

Ciò accadde probabilmente a sua insaputa. In questa circostanza egli pensò di compiacere l’ambiente ecclesiastico messinese con una cifra neo barocca inserendola in quel contesto urbano che ospitò la palingenesi del Barocco Siciliano che casualmente avvenne a Messina già nella seconda metà del XIV secolo grazie alla presenza e alle opere di Guarino Guarini.

Al verbo neo barocco Bazzani associò un lessico modernista, inconsapevole che il Liberty con la sua sinuosità rappresenta una metamorfosi del barocco in cifra vegetale e animale. L’Art Nouveau con il Barocco condividono la ridondanza e ampollosità delle linee.

Il Liberty fu una delle tante costanti storiche dell’architettura che propongono la rottura degli schemi classicisti e fanno prevalere l’istinto sulla razionalità. La concretezza del costruire si dissimula in un’espressività metafisica.

Il Liberty metamorfosi del Barocco

Il Liberty e il Barocco si caratterizzano per l’effetto illusorio articolato con molteplici sovrapposizioni, profondità ingannevoli, incastri improbabili, rimandi ampollosi e curve elicoidali. Tutti espedienti plastici con i quali entrambi i linguaggi aspirano a fornire “il senso dell’infinito” seppur declinando in maniera certamente diversa ma non dissimile taluni temi iconologici come ad esempio:

-l’oscillazione, ottenuta con la proposizione di forme ondivaghe. Onde che si agitano e sommuovono gli edifici, che generano spasmodiche ansie di novità nel tentativo di indicare un altrove dinamico e un divenire capace di risolvere le angosce esistenziali. Secondo Blaise Pascal l’onda è una sfera il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo”. L’ondulazione del Liberty come quella del Barocco tende in modo tumultuoso a coinvolgere lo spettatore risucchiarlo in un mondo vorticoso. il primo in un vortice di bellezza e sensualità, il secondo di misticismo ed estasi;

-l’infinito, le curve e le volute elicoidali sono segni rotanti che alludono all’infinito. Come per il Barocco anche per il Liberty il vuoto non esiste, tutto si replica e si contorce all’infinito. Se il Barocco rappresenta l’infinito della natura il Liberty l’infinito nella natura.

- la sensualità. Se il Barocco offriva un’ambigua mistica sensuale, la sensualità del Liberty si scioglie in un ambiguo erotismo superando persino la sensualità vitale e gioiosa del Rococò.

Grandangolo sulla chiesa del Carmine

Pertanto i segni del Liberty sono una metamorfosi del Barocco, producono nell’animo dello spettatore lo stesso sbalordimento che produce la semiotica barocca ma con contenuti espressivi diversi come: la sensualità al posto del misticismo; l’erotismo invece della magia; il fascino al posto della suggestione; la morbidezza al posto della tensione; la dolcezza invece dell’estaticità;

L’inconsapevole originalità di Bazzani e le croste dei passatisti

Cosi Bazzani contaminando la cifra barocca con alcuni stilemi modernisti, nel caso della Chiesa del Carmine ricava, in modo del tutto inconsapevole, esprime un linguaggio singolare che assume una sua peculiarità e un’involontaria originalità lessicale.

Nel tentativo di citare il Barocco Catanese di Giovan Battista Vaccarini ibridandolo con stilemi Liberty che a suo modo avrebbero storicamente contestualizzato l’opera egli ottiene una singolare espressività.

Spezzando il timpano della facciata con due elementi verticali conferisce al prospetto un atteggiamento modernista. La solennità ricercata con la cifra barocca contaminata da stilemi modernisti assume sfumature leziose.  Rose e fasci di fiori fermate da bottoni Secession sovrastano il portale e si offrono dinamici ai piedi della Madonna. La cornice concentrica del portale così compartimentata assume un’espressività modernista inedita. Persino i capitelli di ordine corinzio, insegna del culto mariano, sono insolitamente arricchiti da uno stilema floreale tipicamente Liberty, mentre la linearità verticale del prospetto vira quasi verso un lessico Dèco (inedito per la facciata di una chiesa).

Di grande espressività modernista sono i finestroni circolari situati all’imposta delle semi cupole che interpretano quella illusoria metamorfosi tra la ridondanza barocca e la leggerezza dei tanti oblò dall’architettura Art Nouveau proposti per primi dal belga Paul Hanker, poi ripresi dalla Secession viennese e divenuti definitivamente segno caratteristico di tutto il modernismo europeo.

La sovrapposizione dei volumi in un crescendo quasi metafisico confonde la cifra barocca con quella modernista e non consente di comprendere quale delle due prevalga.

Per certi versi l’articolazione di questa architettura sembra un’interpretazione autentica del barocco catanese per altri la sua plasticità funambolica assume un’espressività nuova e moderna.

La cupola con i costoloni baroccamente canonici e la lanterna d’ordinanza poggiano su una serie di tondi le cui cornici esprimono sfumature marcatamente moderniste, confondendo la percezione mistica della copertura in una metafisica moderna di matrice escheriana.

Il tempio dedicato alla Madonna del Carmine visto in prospettiva dal Corso Cavour preannuncia una sorpresa che con l’approssimarsi mantiene piacevolmente le aspettative, poiché giunti al suo cospetto si rivela per nulla scontato.

Tutto ha caratteri inediti o armonici fatto salvo il campanile che eccede grottescamente in forme classiche sormontato da un’improbabile ed ultronea cupoletta in stile arabo (tanto per non scontentare nessun autoctono). Le mensole manieriste, gli angoli della loggia campanaria di gusto rinascimentale sorreggenti insensate fiaccole imperiali sembrano essere il rimasuglio dei tanti pastiche storicisti che senza senso Bazzani ha disseminato in tutta la penisola.

Escludendo il deplorevole campanile, che si elude da sè, tanto è banale e improprio, l’articolazione dell’involucro della chiesa a pianta centrale risulta originale e suggestivo. Un’originalità che risolve la difficile prospettiva urbana in cui è incastonata l’opera con una semantica gradevole, creativa o quantomeno inedita.

La Chiesa è un’architettura degna di attenzione. Una Chiesa che si distingue per il suo lessico originale e si smarca con evidenza dall’altra chiesa che Bazzani progettò per Messina, la Chiesa di Santa Caterina sulla via Garibaldi.

Nella Chiesa del Carmine il poco creativo Bazzani mischiando Barocco e Liberty inconsapevolmente, per una volta, riesce ad essere originale. Così Messina si salva, almeno in questa occasione, dal piattume diffuso dai vari Luigi Peresutti, Giovan Battista Milani, Vittorio Mariani, Alessandro Giunta, Antonio Zanca, Camillo Puglisi Allegra e dello stesso Cesare Bazzani, passatisti di regime che hanno rifilato alla città le loro “croste” architettoniche.

Opere mediocri come mediocre fu la loro professionalità trasformista e cortigiana, figure “sanza ‘nfamia e senza lodo”, di cui la città non aveva certo bisogno, che le impedirono ogni contatto con la modernità.

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