Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

L'assassino di Lorena interrogato: “Non so perchè l'ho fatto”

Rabbia e disperazione per l'omicidio della studentessa di Favara. Il fidanzato sentito per tutto il pomeriggio non ha saputo dare nessuna spiegazione al gesto, era in evidente stato confusionale. Solo l'autopsia potrà stabilire con certezza la dinamica. Intanto si invoca il lutto cittadino e i funerali

“Nessuna pietà”, “Verme bastardo”, “Stop alla violenza sulle donne”. C’è rabbia e disperazione per l'omicidio di Lorena Quaranta, la ventisettenne originaria di Favara che si sarebbe laureata nei prossimi mesi in medicina all'Università di Messina, uccisa dal fidanzato, Antonio De Pace, di Vibo Valentia, suo collega di università, che avrebbe pure confessato di averla strangolata e tentato il suicidio. 

Nel profilo facebook del ragazzo interrogato per tutto il pomeriggio di ieri al comando dei carabinieri di Santa Teresa di Riva non si contano gli insulti. Eppure, la tragedia appare inspiegabile a chi li conosceva. “Ho parlato con alcuni familiari della ragazza che mi confermano che avevano un rapporto eccellente – ha detto il sindaco di Favara Anna Alba - Sembrava una giovane coppia modello, nessuno può capire cosa sia successo". 

Il sindaco ha annunciato il lutto cittadino in occasione del rientro in città della salma così come il sindaco di Furci Siculo dove la coppia conviveva. La richiesta di lutto cittadino è stata avanzata anche al sindaco di Messina, Cateno De Luca, dal consigliere comunale Salvatore Sorbello.

Il sindaco di Favara, da dove ieri sono giunti i genitori per il riconoscimento del cadavere, ha chiesto all’arcivescovo di fare un’eccezione per i funerali garantendo la presenza in chiesa ai soli familiari per poterla salutare un’ultima volta.

Orrore a Furci, studentessa di Medicina strangolata

Sulla vicenda è intervenuto anche l’ordine degli psicologi della Regione Sicilia che parlano di “emergenza nell’emergenza” per le donne vittime di violenza.

“Il dramma del femminicidio avvenuto in provincia di Messina, che potrebbe essere scaturito anche dalla convivenza forzata in casa di questi giorni, pone l’accento sulla necessità di una attenzione maggiore alle esigenze di supporto psicologico per chi, in famiglia, non vive una condizione di vita serena”, scrivono gli psicologi.

In realtà la loro convivenza non sembrava forzata. Una storia d'amore nata appena tre anni fa, sembra che la coppia vivesse insieme, in quella casa di Furci dal mese di agosto, e ancora prima a Roccalumera dove Antonio De Pace lavorava come infermiere. L'uomo - che sarà difeso da un legale della sua città di origine, Vibo Valentia - era in stato confusionale e nell'interrogatorio di ieri non ha saputo dare nessuna spiegazione al gesto. Ha provato a spiegare la dinamica, ma solo l'autopsia potrà stabilire con certezza se si è trattato di strangolamento o soffocamento. Domani il gip dovrebbe convalidare il fermo. L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo di Messina Maurizio De Lucia e dal pm della Procura di Messina Roberto Conte.

Intanto, dopo l'appello dell'associazione Al Tuo Fianco Onlus anche l'Ordine degli psicologi richiamano "l’urgente necessità di sostenere le donne che vivono una condizione di grave difficoltà relazionale, per evitare che l’incremento delle violenze domestiche arrivi ad essere uno dei risvolti più drammatici del periodo in cui ci troviamo. A tal proposito, si ricorda che esiste un numero nazionale anti violenza e stalking 1522, attivato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità - gratuito e attivo 24 ore su 24 e un’app “1522” scaricabile sullo smartphone, con cui è possibile mettersi in contatto con personale specializzato. 

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