Castell'Umberto, accusato di abusi sessuali ad una minore: assolto dopo otto anni

La denuncia e la testimonianza della ragazza risultata inattendibile. Ecco come è andata

Assolto perché il fatto non sussiste. Finisce con una assoluzione, dopo otto anni, il processo a carico di un 29enne di Castell’Umberto, accusato di abusi sessuali ai danni di una ragazza del luogo, 17enne all’epoca dei fatti che risalgono a novembre 2012.

Al giovane, difeso dall’avvocato Walter Mangano veniva contestato di aver toccato delle parti intime della ragazza in due distinti episodi nell’arco di 4 giorni, mentre si trovavano appartati in auto in prossimità del centro del comune nebroideo.

Il Tribunale di Patti (presidente Ugo Scavuzzo, a latere Vona e Torre) ha pronunciato sentenza di assoluzione accogliendo le richieste della difesa che ha puntato tutto sulla mancanza di attendibilità della presunta vittima.

L'impianto accusatorio ha cominciato a vacillare nel corso dell’istruttoria dibattimentale per la versione dei fatti di violenza fornita dalla persona offesa in aula, in contrasto con quanto dalla stessa riferito in precedenza, quando era stata sentita a sommarie informazioni dai carabinieri.

Nel primo episodio infatti il petting era consensuale, e venne interrotto dopo la telefonata della madre della ragazza che intimò alla figlia di fare subito ritorno a casa, così come confermato dalla donna in dibattimento. Per il secondo episodio, l’inverosimiglianza del racconto è apparsa evidente in quanto l’abuso sarebbe stato commesso a distanza di soli due giorni da un precedente incontro chiesto dalla persona offesa, nel corso del quale per ammissione della stessa ragazza era stato consumato un rapporto completo. E siccome la donna ha affermato nel suo esame testimoniale di essere innamorata del partner, la difesa dell’imputato ha avuto buon gioco ad evidenziare che per palpeggiare la ragazza, che aveva perso la testa per lui, non ci sarebbe stato alcun bisogno di ricorrere alla violenza perché l’evento era nell’ordine delle cose.

Sulla stessa lunghezza d’onda la deposizione del teste della difesa G.R.: ”Si tratta di una ragazza che è solita fantasticare per mettersi al centro dell’attenzione e far credere di essere la più corteggiata”. Un ritratto che ha spinto l’avvocato Mangano a parlare di soggetto affetto da sindrome di Münchhausen.

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