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Cronaca

Matrimoni finti per ottenere il permesso di soggiorno, cinque condanne

Il verdetto del giudice sul gruppo criminale sgominato ad inizio anno dalla polizia. Gli imputati hanno scelto il rito abbreviato

A marzo il blitz, adesso le condanne. Si chiude il cerchio sull'operazione "Stranamore" con cui la polizia ad inizio anno ha sgominato una banda dedita all'organizzazione di matrimoni fittizi per ottenere il permesso di soggiorno. Ieri il giudice Tiziana Leanza ha letto la sentenza per i cinque soggetti coinvolti, tutti loro hanno scelto il rito abbreviato. 

Aboufares Abelkarim, fin da subito ritenuto dagli inquirenti a capo dell'organizzazione, dovrà scontare quattro anni e quattro mesi di reclusione. Due anni e quattro mesi per Valentina Cuscinà, a Giuseppa Perrone inflitti due anni e due mesi e una multa di 6mila euro, due anni di reclusione per Hamraoui Hicham. Infine, due anni e divieto di dimora per Benloucif Abderrahamane. Il reato è di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento della permanenza clandestina in Italia di cittadini extracomunitari irregolari sul territorio nazionale. Il collegio difensivo è stato formato dagli avvocati Giovanni Caroè, Oleg Traclò, Salvatore Silvestro e Michele Coccia. 

Il giudice ha disposto la sospensione dei termini di custodia cautelare nei confronti degli imputati, sottoposti a misura cautelare, durante il termine di deposito della motivazione.

La vicenda

Cinque gli episodi ricostruiti dagli investigatori nel corso degli ultimi anni. A capo dell'organizzazione c'era Aboufares Abelkarim. Era lui, secondo gli inquirenti, a intrattenere contatti diretti con i cittadini italiani ed extracomunitari interessati a celebrare il matrimonio per regolarizzare la propria posizione, ricevendo in cambio denaro. Le spese complessive per il soggetto che voleva ottenere il titolo di soggiorno superavano, in alcuni casi, i 10mila euro. L'uomo curava poi nel dettaglio tutte le fasi organizzative e burocratiche dalla cerimonia alle eventuali azioni da intraprendere in caso di rigetto delle domande. Con Aboufares, sempre secondo quanto si legge nell'ordinanza firmata dai pm Antonella Fradà e Roberta La Speme, collaborava Valentina Cuscinà che "accettava dietro pagamento di un corrispettivo in denaro di contrarre matrimoni simulati e contribuiva al reclutamento di altri cittadini italiani da destinare alla celebrazione di matrimoni fittizi, insieme tra gli altri allo stesso Hamraoui Hicham e Benloucif Abderrahamane. Giuseppa Perrone, così come sostiene l'accusa, avrebbe rivestito il ruolo di testimone per validare le nozze per poi attivarsi "reperendo abitazioni da adibire a dimora coniugale ed istruendo i coniugi sul comportamento da tenere durante i controlli di polizia.

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