Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Dati Covid falsati, il gip: "Scenario desolante e superficialità di fronte alla grave emergenza"

Nell'ordinanza con cui sono stati sospesi dal servizio per un anno Letizia Di Liberti, dirigente del Dasoe, e Salvatore Cusimano, dipendente della Regione, il giudice ritiene "ingiustificabili gli aggiustamenti quotidiani" che avrebbero influito sulla scelta delle restrizioni. La Procura: "Scoperta forse solo la punta di un iceberg"

"Non si trattava di innocue alterazioni dei dati, effettuate al fine di rendere reali i dati comunicati, ma di falsificazioni penalmente rilevanti, in quanto finivano per incidere sulla genuinità e attendibilità del dato" e "a prescindere dalla reale finalizzazione di tali continue falsificazioni sui dati aggregati rispetto al raggiungimento di specifici obiettivi di carattere politico o economico che, allo stato, emerge in nuce e che merita senz'altro un doveroso approfondimento investigativo, gli atti di indagine svelano uno scenario desolante, in cui con assoluta superficialità e con un'approssimazione ben lontana dagli standard di professionalità richiesti per l'elabaorazione di dati corretti e 'di qualità' venivano gestiti dati tanto significativi per il monitoraggio della pandemia". Sono le parole del gip Cristina Lo Bue nell'oridnanza con cui ha deciso di sospendere per un anno dal servizio Letizia Di Liberti, dirigente del Dasoe, e il dipendente regionale, Salvatore Cusimano, finiti ai domiciliaril il 30 marzo assieme a Emilio Madonia, impiegato in una ditta privata, al quale non è stata applicata alcuna misura.

"Potrebbe essere solo la punta di iceberg"

Nel provvedimento, emanato dopo la trasmissione degli atti per competenza territoriale dalla Procura di Trapani a quella di Palermo, emerge la nuova ricostruzione dei fatti compiuta dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, che ha portato anche alla riduzione da 36 a 7 dei capi d'impuazione. In questi ultimi giorni, infatti, sono state fatte ulteriori indagini e, secondo il pubblico ministero "non si può escludere che le falsità emerse dalle telefonate ed oggetto di incolpazione provvisoria costituiscano solo la 'punta dell'iceberg' di ripetute falsità che solo una certosina e laboriosa ricostruzione permetterà di fare emergere".

"Quadro indiziario grave"

Per il gip il quadro indiziario è grave e non sarebbe giustificabile la difesa degli indagati, che hanno battuto durante gli interrogatori sul caos organizzativo che avrebbe portato ospedali e laboratori dell'Isola a trasmettere i dati su positivi, tamponi, ricoveri e decessi in maniera disordinata. "Le comprensibili e oggettive difficoltà connesse al generale funzionamento del sistema di rilevazione dei dati  -dice il giudice - certamente non potevano essere arginate nel modo in cui è stato fatto e non consentono di elidere la gravità del quadro indiziario. Le evidenziate criticità determinate dal ritardato o incompleto invio dei dati dalle fonti di provenienza, avrebbero potuto essere rappresentate nella sezione note della piattaforma in cui venivano caricati". La liberazione dei tre - richiesta dalla stessa Procura - non è dunque legata ad una presunta insussistenza delle accuse, ma ad esigenze cautelari blande, relative secondo il gip solo al pericolo di inquinamento probatorio.

"Il dato sui decessi irrilevante ai fini penali"

Dai capi d'imputazione sono stati eliminati quelli relativi alla presunta falsificazione dei dati relativi ai decessi perché, come rimarca il gip, "da un punto di vista strettamente giuridico, concretamente ininfluenti sugli indicatori" sui quali il ministero della Salute stabilisce poi i vari colori da assegnare alle Regioni. La Procura, sulla base di una consulenza, ha ritenuto sussistenti i presunti falsi che influenzano 4 indicatori sui 21 che vengono utilizzati per stabilire le misure emergenziali e le restrizioni.

L'incidenza dei falsi sulla definizione delle zone di rischio

Precisa infatti il pubblico ministero: "I dati aggregati caricati sulla piattaforma di sorveglianza, oltre ad assolvere a una funzione divulgativa e statistica sul contagio, costituiscono oggetto di analisi da parte dell'Isitituto superiore di sanità e del ministero della Salute per calcolare gli indicatori settimanali. Più recentenmente sono stati anche posti alla base del calcolo della soglia 250 nuovi vasi ogni 100 mila abitanti. Ogni mercoledì da Iss e ministero viene inviata una bozza da validare alle Regioni" e "la validazione è un passaggio rilevante in quanto consolida il quadro dei 21 indicatori che saranno poi utilizzati dalla Cabina di regia per il calcolo dell'algoritmo di valutazione delle fasce di rischio delle Regioni". Poi viene redatto un report e un verbale che sono alla base delle decisioni del governo.

I dati aggregati e le scelte regionali

Inoltre, l'accusa specifica che "i dati aggregati parrebbero non avere alcun rilievo in relazione all'istituzione (o mancata istituzione) da parte del presidente della Regione delle zone rosse comunali", invece "i dati aggregati caricati dagli indagati sulla piattaforma Iss ai fini delle valutazioni epidemiologiche effettuate in ambito regionale, valutazioni che possono incidere nella determinazione del presidente della Regione relative all'istituzione di zone rosse provinciali e/o alla chiusura delle scuole a livello provinciale".

"Gli indagati hanno ammesso la falsificazione"

E' una ricostruzione che è stata pienamente condivisa dal giudice, che sottolinea come "l'avvenuta alterazione dei dati aggregati concernenti il numero dei postivi, dei tamponi e dei ricoveri, è stata pacificamente ammessa da Di Liberti" e anche da Cusimano e Madonia durante gli interrogatori. Inoltre, "la concreta incidenza delle falsificazioni contestate agli indagati su provvedimenti adottati a livello centrale e regionale, emerge dalle dichiarazioni del dirigente del Servizio 9 del Dasoe, Scondotto".

"Le norme prevedono la trasmissione di dati attendibili e corretti"

Il giudice afferma: "Più in generale può certamente affermarsi che le ordinanze contingibili e urgenti adottate a livello regionale in seguito all'introduzione della soglia dei 250 positivi ogni 100 mila abitanti, fanno riferimento ai dati sull'andamento dei contagi riportati nella relazione settimanale del Dasoe ai fini dell'adozione di misure di contenimento del rischio". E mette in evidenza come la normativa in materia preveda "la necessità di trasmissione di dati attendibili e corretti, percisando che 'qualora le informazioni raccolte non risultassero attendibili per qualità e completezza, non si potrà procedere a una classificazione del rischio'". 

"Ingiustificabili gli aggiustamenti quotidiani dei numeri"

In conclusione "non appaiono giustificabili - scrive il gip - le scelte di quotidiani aggiustamenti dei dati aggregati da parte degli indagati, che non consentivano il rispetto del parametro della correttezza e della qualità del dato, finendo per dar luogo a dati infedeli". Alcuni di questi, peraltro, come emerge dalle intercettazioni finivano addirittura "in una zona grigia da cui attingere per effettuare scostamenti al rialzo o al ribasso, finendo per falsare il dato".

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