Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Giudici di pace figli di un diritto minore, l’appello degli avvocati Ocf: “Sistemi telematici carenti e uffici precari"

Il coordinatore dell'Organismo congressuale forense evidenzia la mancanza di mezzi adeguati ad affrontare la fase 2. L'Ente lancia alcune proposte al ministro Bonafede

In piena emergenza Coronavirus, mentre le altre giuristizioni pensano a processi in videoconferenza, per i giudici di pace l’unica soluzione impegata dal Ministero della Giustizia è stata quella di acquistare una licenza per sei mesi di Office 365 e del software Teams. Non ci sta l'Organismo congressuale forense che lancia un appello al ministro Bonafede per affrontare una situazione critica.

"Il sistema in uso presso i giudici di pace,  il Sigp, non è adeguato a gestire il processo a distanza  - spiega il coordinatore dell'Ocf Giovanni Malinconico  - e la licenza per sei mesi è miope e di respiro corto. Non solo. Si tratta di uffici molto precari anche dal punto di vista logistico e per i quali spesso è impossibile gestire gli accessi. Non solo non possiedono alcuna forma di informatizzazione, ma nessuno si sta preoccupando di fornirgli mezzi adeguati. Ragion per cui nella fase due rischiano di non poter svolgere attività".

Da qui le proposte Ocf per adeguarsi alla situazione:  l'impiego della pec per tutte le comunicazioni e le notificazioni di cancelleria e contemporaneamente la creazione di  una pec collegata ad ogni fascicolo cartaceo per inoltrare le comparse conclusionali e le ordinanze di nomina di ctu nonché la relativa accettazione dell’incarico. Per poi ripensare all'intero sistema del processo telematico. 

"In uno stato di diritto non dovrebbe esistere una giustizia di serie A davanti ai tribunali per gli interessi forti, e una giustizia di serie B davanti ai giudici di pace, per gli interessi comuni - conclude Malinconico - ma ora questa Cenerentola della giustizia rischia di restare completamente paralizzata a causa dell'abbandono in cui versa. Il che equivarrebbe ad una gravissima forma di denegata giustizia nei confronti del cittadino che chiede la tutela dei propri diritti davanti al Giudice di prossimità. Abbiamo già posto il problema al ministro e speriamo di avere riscontro in breve tempo".
 

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